Martedì, 2 Marzo 2021
Carbonia-Iglesias

Ucciso in bici a fucilate, c'è la svolta: l'uomo incappucciato ha confessato

Francesco Fenu ha confessato di aver ucciso a fucilate Roberto Vinci a Genoni, nel cuore della Sardegna, il 19 agosto 2019. Il 24enne era stato arrestato un anno fa. Ha indicato il luogo dove gettò l'arma. Il movente resta un punto di domanda

Il luogo dell'omicidio

Ora c'è la svolta, a un anno e mezzo dal tragico fatto di sangue: l'omicida ha confessato. Aveva 48 anni Roberto Vinci quando venne ucciso a fucilate nelle campagne di Genoni, nel cuore della Sardegna, due estati fa, il 19 agosto 2019.

Roberto Vinci: ucciso a Genoni nell'agosto 2019

I carabinieri avevano preso individuato la pista giusta, ma le indagini erano state lunghe e molto complesse. A ucciderlo furono ferite causate da un fucile. Vinci stava pedalando in bicicletta in un terreno di sua proprietà fuori dal paese. Dopo essere stato colpito aveva proseguito la sua pedalata per qualche centinaio di metri prima di accasciarsi al suolo. Il corpo poco dopo fu notato riverso sul ciglio della strada da un automobilista di passaggio e compaesano. A sparare era stato "un uomo incappucciato e vestito di nero". Con un filo di voce, in un sussurro, Roberto Vinci avrebbe raccontato questo al compaesano. Facendo un nome. I carabinieri del Nucleo Investigativo di Nuoro e della compagnia di Isili si erano messi immdiatamente al lavoro ascoltando alcune persone.

"Francesco Fenu ha confessato"

Un anno fa era stato tratto in arresto un giovane del posto. Francesco Fenu, 24 anni, di Genoni, pochi giorni or sono ha ammesso davanti agli inquirenti: "Sono stato io a ucciderlo". E' l'Unione Sarda oggi a dare la notizia che segna la definitiva svolta nelle indagini. Il killer frequentava quelle campagne, lavorava nella zona, conosceva Vinci: lo centrò con due colpi a una gamba e a un braccio. La vittima aveva pedalato per centinaia di metri lungo quella stradina secondaria prima di cadere a terra. Fenu, come già avevano appurato i Carabinieri di Isili, era il principale sospettato.

Il movente dell'omicidio di Roberto Vinci è un punto di domanda

La vittima aveva saldato tutti i suoi conti con la giustizia. Vent'anni fa aveva rapinato, con un parente e complice, un distributore ad Ales, in provincia di Oristano. La rapina si concluse tragicamente. Per coprirsi la fuga i due caricarono in auto il benzinaio. Antonio Tuveri, gestore dell'area Q8, rimase ucciso da una pallottola sparata dalle armi dei carabinieri durante l'inseguimento e il conseguente conflitto a fuoco. Vinci e il complice vennero condannati in primo grado a 30 e 19 anni di reclusione per un reato che raramente viene contestato in un processo per rapina e tentato omicidio: il sequestro di persona a scopo di estorsione. Le pene vennero poi ridotte in appello. Dopo una serie di benefici negli anni seguenti, Vinci era uscito dal carcere, avendo espiato totalmente la pena.

Il movente dell'omicidio di Roberto Vinci al momento è un punto di domanda. Fenu ha infine riferito anche dove aveva nascosto l'arma del delitto: il lago Is Barrocus. Sulla vicenda c'è ancora grande riserbo, ma la verità su quanto successo in quel caldo giorno d'estate adesso è a un passo.

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