Domenica, 28 Febbraio 2021
Udine

Mara Leone non ce l'ha fatta: era stata investita in bici

La 33enne originaria di Lamezia Terme si è spenta tre giorni dopo essere stata travolta da un mezzo pesante a Pozzuolo del Friuli, dove la giovane si trovava per studiare

Mara Leone (Foto da UdineToday)

Non ce l'ha fatta Mara Leone, la studentessa di 33 anni che venerdì 6 novembre era stata investita mentre con la sua bicicletta percorreva la provinciale 94, a Pozzuolo del Friuli, in provincia di Udine. Un mezzo pesante, guidato da un uomo di 54 anni, l'ha travolta, lasciandola in gravissime condizioni che, a tre giorni dall'incidente, non le hanno lasciato scampo. Dopo l'incidente la ragazza era stata trasportata al Santa Maria della Misericordia, dove le sue condizioni erano parse da subite disperate. Poi il coma irreversibile per tre giorni, fino alla serata di ieri, quando è arrivata la notizia del decesso.

Mara era originaria di Lamezia Terme, in Calabria, città dove era conosciuta anche per le sue battaglie politiche legate a temi sociali: laureata in giurisprudenza, era venuta a completare gli studi specialistici a Udine. La famiglia, come da sua volontà esplicita, ha già disposto l'espianto degli organi.

Il sindaco di Lamezia Terme, Paolo Mascaro, ha espresso il suo cordoglio per la prematura scomparsa di Mara: ''A nome dell’Amministrazione Comunale, esprimo profondo cordoglio per la scomparsa di Mara Leone, giovanissima studentessa lametina tragicamente scomparsa in Friuli. È estremamente doloroso apprendere che i sogni di Mara si siano infranti proprio mentre lei, in sella ad una bicicletta, guardava al futuro con speranza, pronta a tracciare il suo cammino umano e professionale''.

''Di Mara – prosegue il sindaco - ammiriamo e ricordiamo la dedizione allo studio che l’aveva portata via dalla sua amata città per crescere professionalmente ed oggi sottolineiamo il grandioso gesto d’amore e insegnamento per noi tutti: la donazione degli organi. Apprendiamo infatti che era stata proprio Mara a lasciare per iscritto questa volontà, sottolineando che, in caso di morte cerebrale, i suoi organi avrebbero dovuto accendere altre vite. In questo particolare momento di fragilità umana, l’esempio di Mara giunge come monito al rispetto della vita e della sua bellezza, portando ognuno di noi a riflettere sulle priorità verso le quali dirigere i propri passi. L’amore della giovane lametina per la vita si è concretizzato in un segno di comunione e fratellanza, legami immortali che devono sempre avvicinarci l’uno all’altro, nella buona e nella cattiva sorte''.
 

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