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Venerdì, 21 Gennaio 2022
Cronaca Napoli

Camorra, "a' peccerella" Maria Licciardi al 41 bis nel carcere de L'Aquila

Chi conosce le dinamiche della camorra sa per certo quanto le donne abbiano un ruolo chiave all’interno della gerarchia criminale

È stata trasferita dal carcere di Lecce a quello di L'Aquila Maria Licciardi, ritenuta dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli a capo dell'omonimo clan fondato dal fratello Gennaro e, anche, elemento di vertice delle federazione malavitosa denominata "Alleanza di Secondigliano".

Qualche giorno fa, infatti, il Ministero della Giustizia ha risposto positivamente all'istanza con la quale la Procura ha chiesto la detenzione al 41bis per "Lady camorra". Maria Licciardi, soprannominata "a' peccerella", venne arrestata dai carabinieri del Ros all'alba dello scorso 7 agosto nell'aereoporto romano di Ciampino dove stava per imbarcarsi su un volo diretto a Malaga (Spagna) dove risiede la figlia. Le ipotesi di accusa formulate dagli inquirenti hanno passato indenni il vaglio del Gip di Roma e del gip e del Riesame di Napoli.

Infine, per chi non lo sapesse, Maria Licciardi, è anche la donna di camorra che ha ispirato il personaggio di Chanel nella serie di Gomorra; dall’omonimo romanzo di Roberto Saviano.  

Il ruolo delle donne all’interno del Sistema è fondamentale

Chi conosce le dinamiche della camorra sa per certo quanto le donne abbiano un ruolo chiave all’interno della gerarchia del comando criminale. Spesso e volentieri, infatti, è la presenza stessa di parenti all'interno della catena di comando a confermare la centralità della famiglia quale strumento di coesione; senza fare alcuna distinzione tra uomo o donna. Non di rado le alleanze sono rafforzate da matrimoni tra giovani di gruppi diversi, con le donne che assumono, sempre più spesso, ruoli di rilievo nella gerarchia dei clan, soprattutto in assenza dei mariti o dei figli detenuti. Il ruolo organizzativo all’interno della camorra, infatti, è da sempre privo di un organismo sovraordinato. Sono presenti, invece, numerosi clan dal potere consolidato e da altri gruppi, spesso tra loro in conflitto.

Questo non fa altro che rendere ancora più forte la figura femminile che partecipa attivamente alle vicende del mondo dell’illegalità e, spesso, entrando in punta di piedi come mogli e figlie di boss, finisce per assumerne completamente il comando.

Rosetta Cutolo, le Signore Giuliano, fino ad Elvira Zagaria, sono solo alcune donne che hanno scelto di essere figure apicali della camorra, spesso dimostrandosi all’altezza del compito più di molti altri uomini.  

Per quest’ultime, essere la moglie di un camorrista significa elevazione sociale, riguardo e avere un ruolo carismatico e rispettato. La storia della camorra è colma di donne che, in brevissimo tempo, hanno acquisito la medesima considerazione dei boss: Pupetta Maresca, che giustiziò a sangue freddo il mandate dell’omicidio del novello sposo; Rosetta Cutolo, una donna dall’immagine tradizionale, capace di gestire l’intero clan di camorristi mentre il fratello – Raffaele Cutolo – era detenuto in carcere; Erminia Giuliano, detta Celeste, per lungo tempo boss incontrastata di un clan composto da soli uomini. 

Nessuna differenza tra donne e uomini 

“Molte disgrazie, molte tragedie del Sud sono venute dalle donne, soprattutto quando diventano madri. Quanti delitti d’onore sono stati provocati, istigati o incoraggiati dalle donne! Dalle donne madri, dalle donne suocere.” 

(Leonardo Sciascia, La Sicilia come metafora)

Appare certamente semplice comprendere quanto il ruolo della donna all’interno di alcuni dei più feroci clan della storia di Napoli e della Campania sia quello del boss, senza alcuna distinzione tra uomo e donna. Una scalata gerarchica partita dalla procreazione, dall’educazione dei figli e arrivata fino alla vetta dei clan. Ad oggi non esiste nessuna differenza tra uomo e donna all’interno della camorra. Le donne del Sistema non sono temute e rispettate soltanto per il loro cognome o per le loro relazioni, ma anche e soprattutto per la loro forte spietatezza.

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