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Giovedì, 11 Agosto 2022
Il caso / Arezzo

Processo Banca Etruria, tutti assolti: anche papà Boschi

Il padre dell'ex ministro era tra i 14 imputati nell'ambito del filone di indagine sulle cosiddette consulenze d'oro dell'istituto di credito. La difesa: "Portare quel cognome ha avuto conseguenze". La figlia: "Ho pianto di gioia, si chiude calvario"

Il tribunale di Arezzo ha assolto con formula piena perché "il fatto non sussiste" i 14 imputati a processo per il crac di Banca Etruria, l'istituto di credito aretino fallito dopo la messa in risoluzione con il decreto "salvabanche" del 22 novembre 2015, nell'ambito del filone di indagine sulle cosiddette consulenze d'oro. Tra gli assolti c'è Pier Luigi Boschi, papà dell'ex ministro Maria Elena Boschi.

La sentenza è stata emessa oggi, 15 giugno, dal giudice Ada Grignani dopo una camera di consiglio durata poco più di un'ora. L'udienza di questa mattina si è aperta con le uniche repliche dell'avvocato di parte civile, Lorenza Calvanese. Presenti in aula anche due ex risparmiatori, Angelo Caramazza e Paola Cerini, e un solo imputato, Luciano Nataloni. La Procura aveva chiesto per il reato di bancarotta semplice condanne dagli otto mesi a un anno nei confronti degli ex consiglieri del cda ed ex dirigenti dell'istituto di credito aretino. "Le sentenze si rispettano e non si commentano. Aspettiamo di leggere le motivazioni e poi valuteremo il da farsi", ha detto il procuratore capo Roberto Rossi non escludendo così l'intenzione di ricorrere in appello.

Pier Luigi Boschi all'epoca dei fatti era vicepresidente di Banca Etruria, per lui il sostituto procuratore Angela Masiello durante la requisitoria aveva chiesto la condanna a 12 mesi, così come per Luciano Nataloni, Claudia Bugno e Luigi Nannipieri. Per le altre posizioni erano stati chiesti otto mesi per Daniele Cabiati, Carlo Catanossi, Emanuele Cuccaro; nove mesi per Alessandro Benocci, Claudia Bonollo, Anna Nocentini Lapini, Giovanni Grazzini, Alessandro Liberatori e Ilaria Tosti; dieci mesi per Claudio Salini.  

Le consulenze d'oro

Le consulenze finite nel mirino del pool di pm istituito dalla procura diretta dal procuratore Rossi erano quelle che vennero affidate per valutare, analizzare e poi avviare il processo di fusione di Banca Etruria con un istituto di elevato standing. Le autorità bancarie, infatti, avevano richiesto di approfondire la possibilità di una fusione con la Banca Popolare di Vicenza, operazione che poi non si concretizzò. Per sondare la prospettiva di tale fusione, però, stando agli elementi raccolti durante le indagini, furono affidati incarichi per circa 4 milioni e mezzo di euro, in un arco temporale compreso tra il giugno e l'ottobre 2014, a grandi società, come Mediobanca , o conosciuti studi legali di Roma, Milano e Torino. Secondo l'accusa definita dal pool di pm istituito dal procuratore Rossi, fu tenuta una condotta imprudente, con i vertici della banca che non avrebbero vigilato sulla redazione di quelle consulenze, ritenute dagli inquirenti in gran parte "inutili" e "ripetitive".  

"Abbiamo sempre avuto massima fiducia nella magistratura: questa assoluzione è l'ultima per chi ha dovuto subire per tanti anni accuse per le quali è stato sempre dichiarato non colpevole", commenta l'avvocato Gildo Ursini, difensore di Pierluigi Boschi. "Penso che portare quel nome - aggiunge l'avvocato riferendosi al fatto che Boschi all'epoca dei fatti la figlia Maria Elena era ministro - abbia avuto delle conseguenze".

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Maria Elena Boschi: "Ho pianto di gioia"

"Oggi ho pianto. Avevo giurato a me stessa che non avrei mai pianto per Banca Etruria. Oggi l'ho fatto. E non ho paura di ammetterlo in pubblico. Ho pianto come una bambina, in ufficio, alla Camera. Ho pianto perché mio padre è stato assolto dall'ultima accusa che gli veniva mossa su Banca Etruria. Con oggi si chiude un calvario lungo sette anni. E si chiude nell'unico modo possibile: con la certezza che mio padre era innocente". Lo scrive su Facebook Maria Elena Boschi, capogruppo di Iv alla Camera. L'ex ministro prosegue: "La verità giudiziaria non cambia niente per me: ho sempre saputo che mio padre è stato attaccato sui media e non solo per colpire altri. Ma oggi la verità giudiziaria stabilisce ciò che io ho sempre saputo nel mio cuore: mio padre è innocente. E ora lo sanno tutti, non solo la sua famiglia. Lo sa il popolo italiano, nel cui nome la sentenza è stata pronunciata. Lo sanno le istituzioni di questo Paese che io ho servito con dignità e onore. Lo sanno gli avversari politici che mi hanno chiesto le dimissioni per reati che mio padre non aveva fatto. Lo sanno i talk che hanno fatto intere trasmissioni contro di me e di noi e che non dedicheranno spazio a questa vicenda. Lo sanno gli odiatori che mi hanno insultato spesso con violenza verbale e frasi sessiste nel silenzio complice e imbarazzato di tanti".

Boschi conclude: "Questa vicenda ha segnato la mia vita e la mia carriera molto più di quanto uno possa pensare: ma le lacrime di oggi sono lacrime di gioia e di speranza. Perché nessuno debba subire quello che ha subito la mia famiglia. Combatterò per una giustizia giusta. E ringrazio quei tanti magistrati che in ogni angolo del Paese fanno prevalere il diritto sull'ingiustizia. Grazie a chi mi è stato vicino. Ti voglio bene babbo".

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