Giovedì, 18 Luglio 2024
La sentenza / Padova

Uccisa a coltellate nel sonno: ergastolo per il marito "geloso"

I giudici del tribunale di Padova hanno emesso la condanna nei confronti di Abdelfettah Jennati, accusato di aver ucciso nel 2020 la moglie di 31 anni, Aycha El Abioui

Abdelfettah Jennati, 41enne marocchino, è stato condannato all'ergastolo per l'omicidio della moglie Aycha El Abioui di 31 anni che gli aveva donato tre figli. La sentenza è stata emessa nella giornata di ieri, mercoledì 5 ottobre, dal tribunale di Padova: i giudici della Corte d'Assise presieduta da Mariella Fino, hanno accolto la tesi accusatorio del pubblico ministero Marco Brusegan che ha coordinato le indagini. L'indagato dovrà anche versare un risarcimento ai familiari della vittima per oltre un milione di euro. L'indagato ha perso la responsabilità genitoriale e non potrà più fare il padre dei suoi tre figli e dovrà risarcirli con 300mila euro ad ognuno di loro. Poi dovrà versare 50mila euro a testa ai genitori di sua moglie e 10mila euro ad ogni fratello della vittima. 

Uccisa a coltellate nel sonno

L'omicidio è avvenuto il 24 novembre 2020 a Cadoneghe. Due coltellate inferte da Abdelfettah Jennati alla moglie che di fatto non le hanno dato scampo. Tutto è nato da una gelosia morbosa che l'uomo provava per la consorte. Dalla denuncia presentata da Aycha El Abioui nel 2020 al maresciallo dei carabinieri della stazione di Cadoneghe sono emersi molti terribili dettagli del rapporto con il marito, che poi l'ha uccisa nel sonno con due coltellate: Grazie a quella denuncia i carabinieri avevano fatto una segnalazione in Procura, monitorando costantemente la situazione: Aycha poi aveva deciso di tornare a casa dopo un periodo di 20 giorni da un'amica.

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(Aycha El Abioui e Abdelfettah Jennati)

La denuncia della donna

Tra i passaggi della denuncia c'è un inquietante: "Ti avrei voluto infilare un coltello nella schiena mentre dormivi ma ho pensato ai nostri figli e mi è passata la voglia". La donna, si legge sulla querela, veniva seguita, pedinata, controllata: il marito aveva installato anche una telecamera nascosta nel soggiorno per cercare di spiarla: "Mio marito mi ha accusato di averlo tradito con un altro uomo chiedendomi chi fosse il soggetto con cui ho avuto una relazione". Sempre nel verbale si legge come l'interruzione di gravidanza, che la donna ha fatto per evitare problemi ulteriori di salute dopo le gravi difficoltà avute con l'ultimo dei 3 parti, avrebbe scatenato ulteriormente le gelosie del consorte: "Lui non ha preso bene la decisione. È convinto che volessi abortire perché il figlio non è suo». Nella denuncia si parla anche dei comportamenti di Jennati: "Un pomeriggio mio marito è tornato a casa dal lavoro convinto che il giorno precedente qualcuno fosse entrato in casa, facendomi ascoltare la registrazione in cui si sente il mio sfogo. Suppongo abbia messo un registratore all'interno della nostra abitazione. Questa registrazione l'ha fatta sentire anche a nostro figlio maggiore (9 anni, ndr)". Particolari terribili che dovevano suonare come un campanello d'allarme. Adesso, a due anni dal delitto, è arrivato l'ergastolo per il marito geloso.

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