Paura dei luoghi chiusi, quando è patologica diventa claustrofobia

Senso di soffocamento e paura di rimanere schiacciati sono un disturbo patologico che si può curare, ecco come

Sentirsi soffocare in ascensore, o in attesa tra la gente, in una stanza chiusa o in un luogo senza finestre. La claustrofobia è un disturbo molto diffuso e chi ne soffre riporta appunto la paura eccessiva e irrazionale di trovarsi in spazi stretti e chiusi come tunnel o ascensori. Quando si verificano simili situazioni, il soggetto cercherà in ogni modo di uscire all’aperto per ritrovare il senso di libertà e la possibilità di tornare a respirare l’aria. Come riporta il dottor Giuseppe Iannone, nel 75% dei casi i sintomi di claustrofobia non sono gravi e solamente una piccola percentuale di soggetti richiede un trattamento; i casi molto gravi interessano infatti solamente il 2-5% della popolazione. L’esordio della claustrofobia tende a essere precoce spesso infatti si manifesta in età preadolescenziale, prima dei 14 anni.

Chi soffre di questo disturbo ha molte paure correlate ad esso: il timore che il soffitto e il pavimento si chiudano, schiacciando le persone che si trovano nella stanza, il timore che il rifornimento d’aria si esaurisca e si muoia per soffocamento, la paura di svenire per via della mancanza di aria e luce. Trovarsi in ambienti come teatri e cinema, senza finestre, con le uscite lontane e senza la possibilità di muoversi agilmente per una eventuale fuga, risolta un vero incubo per il claustrofobico, che rinuncerà a frequentare questo genere di luoghi. Tra gli eventi più indesiderabili per questi soggetti c’è il doversi sottoporre ad una risonanza magnetica, esame che prevede di trovarsi all’interno di un tubo molto stretto e totalmente chiuso. Tra le difficoltà più frequenti per i claustrofobici c’è quella di entrare in ascensore, mezzo che viene costantemente evitato. Per non parlare della metropolitana: un luogo oscuro, sotterraneo, affollato e pieno di odori sgradevoli: assolutamente da evitare per chi soffre questo di disturbo patologico. Il claustrofobico cerca di controllare l’ansia trovando delle giustificazioni apparentemente logiche che spieghino il motivo di una scelta che altri considerano un po’ strana o inusuale, oltre ad attuare le tipiche strategie di evitamento o fuga, come nel caso di chi soffre di vertigini o di agorafobia.

I sintomi della claustrofobia

Ecco secondo la classificazione di State of Mind quali sono i sintomi per diagnosticare un disturbo claustrofobico:

  • Sudorazione
  • Respirazione rapida o iperventilazione
  • Nausea e vomito
  • Battito cardiaco accelerato, tachicardia
  • Svenimento
  • Tremore e brividi
  • Vertigini
  • Intorpidimento e formicolio.

La claustrofobia va distinta dall’agorafobia, tipica di chi soffre o ha sofferto di attacchi di panico, che non si limita alla paura degli spazi chiusi, ma riguarda tutte le situazioni, anche all’aperto, da cui non vi sia una via di fuga facilmente accessibile (es. un ponte, una lunga coda o l’autostrada). Il disagio provato da claustrofobico è limitato al senso di costrizione, mentre quello dell’agorafobico è legato alla lontananza da una via di fuga e di un punto di sicurezza.

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Curare la claustrofobia è abbastanza semplice, come tutte le fobie, e prevede un percorso di terapia cognitivo comportamentale, incentrato a intervenire sui sintomi per produrre un cambiamento e una soluzione dei problemi, piuttosto che ad analizzarne le presunte cause remote.

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