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Domenica, 21 Aprile 2024
Facciamo i conti

Ho provato a mangiare bio per un mese: ecco quanto ho speso (e cosa ho imparato)

Rispetto a una spesa "convenzionale" la scelta di prodotti biologici è di certo più costosa, ma quanto? Sopratutto carne e prodotti derivati da animali rendono proibitiva una spesa bio, ma ci sono alcune possibilità per fare una spesa più naturale

Da prodotto di nicchia a business. Il mercato del cibo biologico cresce esponenzialmente dagli anni '90 e l'Italia è tra i primi in Europa. Il nostro Paese conta circa 82mila produttori agricoli impegnati in questa filiera, mentre circa un quinto dei terreni sono utilizzati per coltivazioni "bio".

In colture di questo tipo ci si impegna a non utilizzare fertilizzanti di origine chimica, prodotti geneticamente modificati e, nel caso dell'allevamento animale, a non fare ricorso al massiccio uso di antibiotici a scopo preventivo. Non solo: si punta a un'adeguata rotazione delle colture per non impoverire i terreni, a rispettare la biodiversità e, a differenza di ciò che avviene negli allevamenti intensivi, a tenere conto del benessere animale.

Il cibo biologico è davvero più salutare di quello convenzionale?

E, se ancora non ci sono studi univoci sui verosimili benefici che questo tipo di dieta può apportare alla nostra salute, una cosa è certa: mangiare biologico ha un costo, specie se si vive in città. Quanto? Ho provato a capirlo facendo la spesa. 

Biologico e consumo di carne: un connubio dispendioso

Per farlo ho preso in considerazione varie opzioni. Abito in un quartiere periferico di Roma e ho cercato le migliori offerte presenti nel mercato rionale, in un supermercato convenzionale, in un negozio bio e in un gruppo di acquisto solidale (o gas, ci torneremo dopo). Vivo con la mia compagna e, la dieta presa in considerazione, facendo una media dei nostri fabbisogni nutrizionali, è di 2mila calorie al giorno (4mila per entrambi quindi) che implicano l'acquisto di vari alimenti. Le differenze di prezzo potete vederle qui sotto. 

SPESA CONVENZIONALE_BIO (13)

Ho ovviamente puntato su tutti prodotti di stagione e su quelli più convenienti. Il risparmio maggiore l'ho sperimentato acquistando nel mercato rionale. Qui, con l'aggiunta di qualche prodotto proveniente dal supermercato (perché indisponibile tra i banchi che ho visionato), ho speso complessivamente 100 euro. Nel supermarket convenzionale la spesa sale invece a 112 euro.

La vera differenza si nota nel campo del biologico. Facendo la spesa nel negozio di alimenti bio più vicino a casa, il costo degli stessi alimenti sale a 234 euro. Su base mensile quindi, in due persone, spenderemmo quasi 500 euro in più rispetto a una spesa "convenzionale". 

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Le ragioni per cui il cibo bio costa di più sono variegate, come ci racconta la presidente di Federbio Maria Grazia Mammuccini: "Produrre bio costa di più per diverse ragioni, una è data dai costi di certificazione e dai controlli rigorosi che si fanno, un'altra è legata ai costi aggiuntivi della produzione. Non usando prodotti di sintesi chimica c'è bisogno di lavoro aggiuntivo, il che però è anche un vantaggio: si inquina meno e si crea occupazione".

Perché il biologico non basterà a sfamarci (ancora per un po')

Ma la grande differenza è legata all'abbattimento dei costi che i giganti della distribuzione ottengono facendo leva sui produttori: "È l'elemento che ha creato il grande disagio degli agricoltori. Si è puntato il dito contro il Green Deal europeo, ma il punto è garantire il giusto prezzo - osserva Maria Grazia Mammuccini - Si arriva ad acquistare prodotti a dei prezzi che sono inferiori ai costi di produzione. Il risultato? Molti inquinano di più, sfruttano intensivamente il terreno e i lavoratori, come avviene nel caso del caporalato".

Sono posizioni molto condivisibili, ma rimane il problema degli alti costi che, con il mio stipendio non posso permettermi. Provo quindi a fare una seconda prova.

Perché mangiare più vegetali fa bene all'ambiente e alle tasche 

Questa volta punto su un'alimentazione prevalentemente vegana, ovvero senza carne, latte, formaggi e uova. Anche in questo caso la dieta che scelgo è da 4mila calorie al giorno (in due). La differenza di prezzo tra cibi bio e quelli della grande distribuzione rimane, soprattutto se si guarda ai prezzi del mercato rionale, ma non è più così rilevante. E, se si integra la spesa con prodotti provenienti da un gas, il tutto comincia a diventare decisamente meno proibitivo. 

SPESA BIO_VEGANA (8)-2

Nel caso di una spesa vegana in un market bio spendo 154 euro alla settimana, circa 80 in meno rispetto a quanto avrei sborsato, nello stesso negozio, per una dieta di tipo onnivoro. E anche le differenze con il mondo dei prodotti più "convenzionali" si assottigliano. Nel dettaglio: acquistando gli stessi prodotti "vegan" arrivo a spendere 99 euro nel supermercato e 78 nel mercato rionale (anche in questo caso integrando i prodotti mancanti con quelli del supermercato).

Scegliendo questa opzione alimentare, una famiglia composta da due persone, deve quindi mettere in conto di spendere poco più di 200 euro al mese in più rispetto agli stessi prodotti acquistati in un supermercato convenzionale. Nel caso in cui la spesa sia invece composta anche da carne e prodotti derivati da animali la differenza sale a più di 500 euro. 

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Uno scarto rilevante per cui esistono anche delle ragioni non scontate, come ci spiega Maria Grazia Mammuccini: "A causa della guerra in Ucraina c'è stato un aumento sensibile dei costi dell'alimentazione animale soprattutto per chi non usa mangimi ogm - sottolinea la presidente di FederBio, che aggiunge - Sottolineo però che gli allevamenti intensivi animali sono anche un problema etico e di salute pubblica. Dovremmo tutti limitare il consumo di carne, sia per la nostra salute, che per l'ambiente". 

E l'evidenza è che, limitando il consumo di carne e rivolgendosi a gruppi di acquisto solidali, si può anche mangiare sano limitando i costi. 

La chiave: cambiare l'approccio con il cibo (e non solo)

Ad attenderci, in un ex teatro del quartiere romano di Torpignattara, ci sono i membri di un gas attivo a Roma da quasi venti anni. È il giorno settimanale di consegna e vediamo presentarsi ragazzi, anziani e famiglie per poi tornare a casa con buste piene di verdure e ortaggi. I gruppi di acquisto solidali sono composti da cittadini che si riuniscono liberamente per intrattenere dei rapporti con dei produttori locali. Il fine è di saltare la filiera della grande produzione e di rifornirsi, quando possibile, di prodotti a chilometri zero. 

"Un gas è una comunità. È una sorta di alleanza tra cittadini e piccoli produttori. Ce ne sono di vario tipo: il nostro non è un gruppo gerarchico, ognuno di noi gestisce gli acquisti e ciascuno di noi ha contatti con i produttori- ci racconta Sara, una dei componenti del gas romano a cui ci siamo rivolti - a noi non interessa la certificazione, ma il rapporto di fiducia che si sviluppa. Siamo tutti noi i garanti della qualità".

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Sì, perché i parametri ci sono e sono stringenti. La produzione deve essere di basso impatto ambientale, il trattamento dei lavoratori dignitoso e la produzione locale, cosa che non sempre avviene nel mercato del bio. Il costo è ovviamente più alto di quello dei supermercati tradizionali, ma non sempre: "Tutto ha un prezzo, se il prezzo è troppo basso qualcuno ci perde. Nel nostro caso non è così alto perché non c'è il rapporto con gli intermediari" sottolinea Sara. 

Quello che colpisce è che, in questo caso, più che di consumatori si parla di cittadini e la lente è orientata sul concetto di comunità: "Ognuno lavora per migliorare la vita di tutti. Mettiamo in condivisione di tutto: dalle ricette ai saperi più complessi" ci spiegano.  

E forse a cambiare deve essere il nostro rapporto con l'alimentazione. Si continua a consumare troppa carne e buttare troppo cibo. Ogni giorno 81 grammi di alimenti finiscono nella spazzatura: ci costano in un anno più di 300 euro a testa. Il 77 per cento dei terreni agricoli nel mondo è invece destinato a pascoli o mangimi animali.

Al di là della dicotomia bio / non bio, puntare su un'alimentazione più consapevole quindi, che sia più sostenibile per ambiente e lavoratori alla lunga potrebbe trasformarsi in un vantaggio per tutti. Forse anche per le nostre tasche. 

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