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Lunedì, 4 Luglio 2022
L'intervista

L'Euro costerà di più, e non è una bella notizia

La Bce alza i tassi: cosa vuol dire? Meno bonus e forse più tasse, costeranno di più prestiti e mutui e per il nostro debito pubblico sarà un problema. L'intervista di Today.it a Mauro Antonelli, responsabile Unc

Il Covid, la guerra in Ucraina e l’inflazione rischiano di creare una tempesta perfetta pronta a travolgere l’economia mondiale. Le scelte che si faranno in questi mesi saranno di vitale importanza per molte imprese e famiglie, perché se mal ponderate potrebbero portare ad un periodo di stagflazione, ossia di recessione economica accompagnata da una corsa al rialzo dei prezzi e da elevati tassi di disoccupazione. Vista la delicata situazione economica che stiamo attraversando i riflettori si accendono sulla Banca centrale europea (Bce) e sulle sue prossime mosse sui tassi d’interesse. “La Bce dovrà conciliare la necessità di mettere sotto controllo l’inflazione con la necessità di evitare un’altra recessione in Europa. È un bilanciamento difficile”, ha dichiarato il ministro dell’economia Daniele Franco riassumendo il problema. “Sappiamo tutti che i tassi saliranno, il punto è la velocità a cui salgono”, ha aggiunto.

La presidente della Bce, Christine Lagarde, ha scritto nero su bianco di voler mettere fine ai tassi negativi entro settembre, ma di volerlo fare con una certa gradualità, senza avere fretta. Proprio per questo gli analisti si aspettano un duplice rialzo dei tassi di 25 punti base, uno a luglio e a uno settembre, per riportarli a zero. Cosa vuol dire che i tassi d’interesse saliranno? Cosa cambierà per le famiglie e le imprese? Lo abbiamo chiesto a Mauro Antonelli, responsabile dell’Ufficio Studi dell’Unione Nazionale Consumatori (Unc).

Quali saranno gli effetti di un rialzo dei tassi della Bce su consumatori e imprese?

“Ci sono effetti sui consumatori, sulle imprese e sul Paese. Sui consumatori ci sarà un aumento sui mutui a tasso fisso - si sta già verificando - e su quelli a tasso variabile, in un momento in cui le famiglie fanno già difficoltà a pagare le bollette di luce e gas. Per quanto riguarda le imprese ci sarà una riduzione degli investimenti con un effetto negativo sul Prodotto interno lordo (Pil). Poi ci sarà un altro aspetto legato a quello del Paese perché aumenteranno i tassi anche sul debito pubblico, con gli interessi che come sappiamo sono pagati dagli italiani con le loro tasse. Per far quadrare i conti lo Stato sarà costretto a ridurre i trasferimenti alle famiglie, come il bonus 200 euro sulle bollette di luce e gas. Se la cosa dovesse proseguire potrebbe aumentare le tasse. Per il momento non sono previsti aumenti delle tasse nell’immediato, ma questa resta una possibile eventualità. In sostanza il cambio di politica monetaria della Bce, invitabile a fronte di un’inflazione di questa natura e di questa portata, purtroppo non risolve le cause dell’inflazione che sono di natura fiscale diciamo, sono legate principalmente agli aumenti di luce, gas e carburanti che andrebbero affrontati sul piano della politica fiscale non della politica monetaria. Un intervento della Bce è inevitabile perché o si risolve e si affronta il problema dell’inflazione in modo più serio e coordinato a livello europeo e mondiale o è chiaro che la politica monetaria non può che trarre questa conclusione, con contraccolpi negativi sul costo dei prestiti, dei mutui e sull’onere del debito pubblico. D'altronde anche l’inflazione è una tassa che pagano gli italiani”.  

Con il rialzo dei tassi i prezzi inizieranno a scendere?

“L’intervento della Bce per avere un effetto reale sui prezzi richiederà un intervento drastico proprio perché non rimuove le cause. In ogni caso non sarà risolutivo, perché fino a che il gas e la benzina hanno questi prezzi sarà difficile ottenere nel breve periodo un’inflazione bassa, attorno al 2%. La verità è che questi aumenti dipendono da delle dinamiche del tutto fuori controllo, come il blocco dell’import di petrolio e di gas dalla Russia. Ci sono troppe variabili in questo momento in campo. Non si è fatto abbastanza, anzi quasi nulla a livello mondiale, basti pensare che sui carburanti non sarebbe difficile ottenere con buone pressioni politiche un aumento della produzione da parte dei paesi Opec+. L’unico a livello mondiale che ha protestato è stato Biden, non ho sentito una voce né da parte di Gentiloni, né da parte di Draghi, né da parte del nostro ministro degli esteri quando andava a visitare questi paesi. Non è stato fatto nulla sul fronte delle aste di CO2, che sono diventate ormai un mercato finanziario, nulla a livello internazionale per evitare di speculare sul costo delle materie prime, nulla attualmente per consentire ad Acquirente Unico di acquistare il gas non solo sul mercato spot ma a seconda della convenienza del momento. Quello che è stato fatto è che si è messo qualche miliardo, del tutto insufficiente visto che le bollette della luce e del gas sono esattamente il doppio rispetto allo scorso anno, quindi non si è fatto un grande passo avanti. Se non rimuovi le cause, non si va molto in là, ivi compresa la speculazione. Il ddl concorrenza poteva essere un’occasione per affrontare il caro vita e invece contiene il nulla cosmico, è un vuoto pneumatico rispetto alle famiglie”.

C’è chi teme che un rialzo dei tassi possa portare a una recessione e quindi a dei licenziamenti. Lei cosa ne pensa?

“L’aumento dei tassi è solo uno dei tanti fattori che si aggiunge alla possibile riduzione dei consumi, che possono portare eventualmente ad una recessione. Il costo della vita è talmente elevato che le famiglie ridurranno i consumi e gli investimenti. Il problema dell’inflazione elevata è in questo momento più preoccupante rispetto al Pil, perché significa riduzione dei consumi che influiscono per il 60% sul Pil. Il vero problema è che l’inflazione diminuisce il potere d’acquisto delle famiglie e questo può portare a più rischi di recessione rispetto a un intervento della Bce”.

Il rialzo dei tassi da parte della Bce è "inevitabile" perché come ci ha spiegato Antonelli "l'inflazione è una tassa che pagano gli italiani", ma è anche vero che questa mossa porterà contraccolpi negativi sul costo dei prestiti, dei mutui e sull’onere del debito pubblico, uno dei più grandi problemi dell'Italia. Bruxelles ha nuovamente messo in guardia l'Italia sul suo livello di debito, invitando il governo Draghi alla prudenza e a limitare "la crescita della spesa corrente finanziata a livello nazionale al di sotto della crescita del prodotto potenziale a medio termine, tenendo conto del continuo sostegno temporaneo e mirato alle famiglie e alle imprese più vulnerabili, agli aumenti dei prezzi dell'energia e alle persone in fuga dall'Ucraina". Peccato però che con un rialzo dei tassi lo Stato troverà maggiori difficoltà nel far quadrare i conti. Se la situazione dovesse sfuggire di mano, il governo potrebbe trovarsi costretto a ridurre i trasferimenti alle famiglie (meno bonus per tutti)  arrivando per giunta ad aumentare le tasse. Per il momento rassicurazioni in tal senso arrivano sia dal premier Draghi che dal commissario Ue agli Affari Economici, Paolo Gentiloni, con quest'ultimo che ha dichiarato: "La Commissione non ha nessuna intenzione di massacrare nessuno di tasse".

Il peggio dell’inflazione potrebbe ancora non essere arrivato

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