Domenica, 11 Aprile 2021
LAVORO

Lavoro, l'Italia va a passo di gambero: persi 60mila posti in tre mesi

Dopo la buona performance del primo semestre, a settembre l'ISTAT registra una nuova flessione dell'occupazione. Salgono i disoccupati e diminuiscono gli inattivi: primi effetti del reddito di cittadinanza?

Foto di repertorio

In flessione a settembre il numero degli occupati. Nell’ultimo mese l’ISTAT stima un calo dello 0,1% rispetto ad agosto (pari a -32 mila unità), "sintesi dell’aumento dei lavoratori a termine e di una flessione di permanenti e più marcatamente degli indipendenti, contestualmente ad una crescita della disoccupazione e una diminuzione dell’inattività".

Analizzando i dati dell’istituto di statistica si scopre che diminuiscono di 18mila gli occupati con un contratto stabile, mentre aumentano i lavoratori che hanno un contratto a tempo determinato o comunque a termine (+30mila). In netto calo anche il numero dei lavoratori autonomi (-44mila).

Il decreto dignità sta iniziando a mostrare la corda? Di certo i dati ISTAT rappresentano un campanello d’allarme: "Dopo la crescita dell’occupazione registrata nel primo semestre dell’anno e il picco raggiunto a giugno - spiega in una nota l’istituto di statistica -, a partire da luglio i livelli occupazionali risultano in lieve ma costante calo, con la perdita di 60 mila occupati tra luglio e settembre".

Sale la disoccupazione, in calo gli inattivi

A crescere è invece il tasso di disoccupazione che sale al 9,9% (+ 0,3 punti percentuali). Le persone in cerca di occupazione sono in aumento 73 mila unità nell’ultimo mese). La crescita della disoccupazione riguarda entrambe le componenti di genere e coinvolge tutte le classi d’età tranne i 25-34enni. 

La stima complessiva degli inattivi tra i 15 e i 64 anni, cioè di coloro che e che non fanno parte delle forze di lavoro e di persone classificate come occupate o disoccupate, è invece in calo di 77 mila unità (-0,6%).

Primi effetti del reddito di cittadinanza? 

In poche parole: diminiscono gli occupati e sale il numero dei disoccupati, ovvero delle persone tra i 15 e i 74 anni che hanno "effettuato almeno un’azione attiva di ricerca di lavoro nelle quattro settimane che precedono la settimana di riferimento" o "inizieranno un lavoro entro tre mesi dalla settimana di riferimento". Scende invece il numero degli inattivi. Come leggere questi dati? E quale valore attribuirgli? La prudenza è d’obbligo, ma forse qualche indicazione di massima si può già trarre. 

Secondo Francesco Seghezzi, giornalista e presidente della fonazione Adapt, la crescita della disoccupazione e il calo degli inattivi, potrebbe essere in parte "il primo effetto del reddito di cittadinanza che fa crescere le persone che cercano lavoro" e in parte conseguenza "del calo degli occupati". In ogni caso "c’è più di una cosa che non va". 

Su base annua l’occupazione risulta comunque in crescita (+0,5%, pari a +111 mila unità). L’espansione riguarda sia donne sia uomini e tutte le classi d’età fatta eccezione per i 35-49enni. La crescita nell’anno è trainata dai dipendenti (+226 mila unità nel complesso) e in particolare da quelli a tempo indeterminato (+214 mila), mentre calano gli indipendenti (-115 mila). Come abbiamo visto però nell’ultimo mese il trend sembra essersi invertito: a crescere sono solo i contratti a termine, mentre il tasso di occupazione resta stabile al 59,1%.

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