Giovedì, 15 Aprile 2021

Pensioni, dall'età all'uscita “flessibile”: le strade dopo Quota 100

La misura non ha ottenuto i risultati sperati e andrà in scadenza. Cosa succederà dopo? Tutte le ipotesi spiegate dal presidente dell'Inps Pasquale Tridico

Foto di repertorio

Futuro incerto per il sistema pensionistico italiano. L'esperimento con Quota 100, che permette l'uscita dal lavoro con almeno 62 anni e 38 di contributi, non ha riscosso i risultati sperati. In effetti, secondo i dati dell'Inps, meno lavoratori del previsto hanno scelto di usufruire di questo “scivolo” pensionistico, senza dimenticare le difficoltà con il turn over, tra pensionamenti e nuove assunzioni.  Per questo motivo Quota 100 non dovrebbe avere una lunga vita, a meno di modifiche radicali o colpi di scena, la misura resterà in vigore fino alla sua scadenza, fissata per la fine del 2021

Pensioni, le strade dopo Quota 100

Ma cosa succederà dopo Quota 100? Che novità ci saranno? L'ultima idea è quella di un sistema pensionistico che venga basato sulla gravosità del lavoro superando il limite dell'età uguale per tutti. A spiegare questa nuova ipotesi in una intervista al Messaggero è stato Pasquale Tridico, presidente dell'Inps: "Si potrebbe pensare ad un sistema di coefficienti che tengano conto appunto della gravosità del lavoro. Sarebbe un modo per prevedere un'età di uscita dal lavoro per ogni categoria, in maniera flessibile. Il minatore avrà un indice di gravosità più alto e quindi potrà uscire prima. Certo ci dovrà essere un'età minima, la stabilirà il legislatore". 

Pensioni, promesse vs realtà: un bilancio di Quota 100

Il presidente dell'Istituto di Previdenza ha anche sottolineato come Quota 100 sia stata una misura sperimentale che non poteva essere abolita dopo un solo anno, ma quando andrà in scadenza sarà inevitabile un cambiamento: "Allo scadere naturale si può pensare a una revisione complessiva del sistema che abbia l'ambizione di essere strutturale, fermo restando che Quota 100 in sé costituisce già uno scivolo temporaneo per ammorbidire lo scalone per molti che non sono coinvolti dalle altre forme di anticipazione, dopo la riforma del 2011".

Pensioni, la questione dell'aspettativa di vita

Nell'intervista Tridico solleva anche un'altra questione interessante, quella legata all'importo dell'assegno e all'aspettativa di vita: "Si potrebbe pensare ad una correzione di una norma che reputo ingiusta, cioè l'incremento dell'aspettativa di vita con effetti sui requisiti di pensionamento per tutti, anche su chi è già vicino alla pensione. Si dovrebbero neutralizzare gli effetti degli incrementi sull'età di pensionamento, da una determinata età in poi, ad esempio da 60 anni: in modo che l'aumento dell'aspettativa di vita sia bloccato per le singole coorti di lavoratori. Per ogni anno di nascita una certa aspettativa, che poi non cresce più. Così si dà certezza".

Sicuramente, come ammette lo stesso presidente Inps, attuare una simile rivoluzione sul sistema pensionistico non sarebbe certo una mossa a costo zero. Ma tra le risorse non spese per Quota 100, sottolinea Tridico, ci potrebbe già essere buon “gruzzoletto”:  "Secondo nostre stime, comunque prudenti, nel 2019 avanzano circa 1,6 miliardi di cui solo 1,1 sono stati conteggiati nel decreto ''salva conti'' di luglio. Nel 2020 potremo avere 2,5 miliardi".

Pensioni e reddito di cittadinanza, Bellanova: ''Non sono totem indiscutibili''

Se Quota 100 non ha riscosso un grande successo, neanche il Reddito di cittadinanza ha “scaldato” molti cuori. L'ennesima critica alle due misure attuate dal precedente governo arriva da Teresa Bellanova, ministro delle Politiche agricole: "Di certo, ancora una volta si dimostra che aver considerato Reddito di Cittadinanza e Quota 100 totem indiscutibili, ingessando risorse preziosissime che invece potevano essere indirizzate più proficuamente su precise priorità del Paese, dal lavoro all'innovazione alla ricerca ai lavori usuranti, non è stato un bene. Noi lo abbiamo detto in tempi non sospetti. Fioramonti se ne è accorto adesso".

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