Sabato, 19 Giugno 2021
Il caso

Divieto di piatti, cotton fioc e posate in plastica: cosa succede dal 3 luglio

La direttiva Sup della commissione europea, approvata nel 2019, prevede lo stop al commercio di tutti quegli articoli monouso per i quali esistono alternative sostenibili. Ma dopo le proteste di alcuni Stati membri (Italia in testa) potrebbe essere introdotto un criterio basato sul peso, almeno per i prodotti misti

Foto di repertorio

Sulla riduzione della plastica monouso si va verso un compromesso. Di cosa parliamo? Stando alle linee guida della direttiva Sup (Single use plastic) approvata nel 2019 dalla Commissione europea, dal 3 luglio di quest'anno i cittadini degli Stati Ue dovranno dire addio a bastoncini cotonati, posate, piatti, cannucce, mescolatori per bevande, aste per palloncini, ma anche alcuni prodotti in polistirene espanso (tazze e contenitori per alimenti e bevande) e tutti i prodotti in plastica monouso e oxo-degradabile per i quali esistono sul mercato alternative economicamente accessibili che non sono di plastica. Questi articoli non dovranno più essere immessi sul mercato. 

Per altri articoli come attrezzi da pesca, sacchetti , bottiglie, contenitori per bevande e alimenti in polistirene, confezioni e involucri, filtri per tabacco, articoli sanitari e salviette umidificate, si applicheranno invece misure diverse, quali la riduzione del loro consumo, schemi di etichettatura e responsabilità estesa del produttore secondo il principio "chi inquina paga". Non solo. Le linee guida della direttiva Sup indicano che anche le plastiche biodegradabili o a base biologica sono considerate alla pari di quella normale. Questo perchè secondo l'esecutivo europeo "attualmente non sono disponibili standard tecnici ampiamente condivisi per certificare che uno specifico prodotto sia correttamente biodegradabile in un breve lasso di tempo e senza causare danni all'ambiente".

Insomma, l'idea è quella di ridurre al minimo l'uso della plastica. "Oltre l'80 % dei rifiuti marini è costituito da plastica" si legge infatti nelle linee guida della Commissione Ue. "La plastica si accumula nei mari, negli oceani e sulle spiagge, nell'UE e nel mondo; vengono ritrovati residui di plastica pericolosi per la vita marina e la biodiversità in specie quali tartarughe marine, foche, balene e uccelli, ma anche nei pesci e nei molluschi e quindi nella catena alimentare umana". Un fine nobile che però si scontra con gli intereressi dell'industria del packaging. 

Stop alla plastica: il nuovo criterio basato sul peso (ma solo nei prodotti misti)

Del resto, come ricorda EuropaToday, è vero che la plastica inquina ma dà anche lavoro. Solo in Italia gli addetti dell'intero settore sono oltre 160mila, sparsi soprattutto tra le aziende del Nord Italia (quasi 54mila in Lombardia e 25mila in Veneto), mentre i lavoratori della cosiddetta packaging valley italiana sono quasi 20mila. Proprio per questo, dopo che molti Stati (tra cui l'Italia) si sono fatti sentire, non è escluso un parziale dietrofront. Allo studio dell'Ue c'è infatti un criterio di calcolo basato sulla quantità reale di plastica contenuta nei prodotti misti. Cosa vuol dire? Che se ad esempio un prodotto fatto di altro materiale (ad esempio di carta) venisse rivestito di un sottile strato di plastica potrebbe essere immesso in commercio perché la parte plastificata pesa poco. 

Nelle linee guida Ue al contrario i prodotti misti venivano banditi senza se e senza ma. "La direttiva specifica esplicitamente che il suo campo di applicazione comprende i prodotti monouso fatti di plastica in tutto o in parte", si legge. Il motivo? "Quando questo tipo di prodotti - come tazze, contenitori o piatti per alimenti - vengono gettati via, la carta si degrada in maniera relativamente rapida, ma la parte di plastica può rimanere nell'ambiente per molti anni e può potenzialmente disintegrarsi ulteriormente in particelle di microplastica".

Adesso però, dopo le pressioni di alcuni governi e degli industriali, la Commissione è pronta a ripensarci. A confermarlo è stato lo stesso ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani. "La direttiva ha allargato ad alcune possibilità, per esempio di vedere qual è la percentuale in peso di polimero su altri materiali biodegradabili - ha spiegato il ministro -, e accettato il concetto che questo tipo di tecnologia cresce tanto velocemente quasi quanto il digitale. Ci siamo dati appuntamento nei prossimi mesi per aggiornarci. E in questo modo abbiamo dato respiro alle nostre aziende: la sostenibilità è un equilibrio tra istanze diverse". Intanto il 3 luglio si avvicina.

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