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Venerdì, 3 Febbraio 2023
Problema lavoro

Portovesme, a rischio 400 lavoratori diretti e quelli dell'indotto

"La vertenza Portovesme è quello che per il Paese è la vertenza Ilva, oggetto di appositi emendamenti in finanziaria, o Priolo: chiediamo lo stesso livello di attenzione", denunciano i sindacati

A causa del caro energia gli impianti di Portovesme sono ad un passo dalla chiusura: a rischio 400 lavoratori diretti, 1250 con l’indotto. Sindacati e lavoratori si stanno battendo per trovare una soluzione entro il 31 gennaio 2023, data prevista per lo stop della produzione e l’avvio della cassa integrazione per i dipendenti. Andiamo per ordine.

Portovesme srl: "Costi dell’energia sette volte più alti di prima"

"I costi attuali sono sette volte più alti rispetto a quelli che avevamo prima. Per mantenere attive le linee di produzione dobbiamo trovare delle condizioni del prezzo dell'energia che ci permettano di sostenerli. Non possiamo pensare di produrre andando in perdita". Così l'amministratore delegato della Portovesme, Davide Garofalo, ha sintetizzato le problematiche che la società sta affrontando in questo momento e che la stanno portando dritta verso uno stop della produzione.

Lo stabilimento di Portovesme è situato nel Sud della Sardegna ed è considerato un sito d'importanza strategica nazionale in quanto è l'unico produttore italiano di zinco e piombo. Produce 150 mila tonnellate di zinco e di 70 mila tonnellate di piombo. Inoltre, dà lavoro a circa 1.250 persone, fra le quali circa 400 lavoratori diretti.

Con lo stop alla produzione scatterà la cassa integrazione

Portovesme srl, controllata del gruppo Glencore International plc, leader mondiale nel commercio di materie prime, ha incontrato oggi i sindacati in un tavolo convocato a Cagliari dal presidente della Regione, Christian Solinas. In assenza di soluzioni la società interromperà la produzione a fine mese, facendo scattare la cassa integrazione per quasi il 90% dei dipendenti. Nel frattempo i sindacati (Filctem Cgil, Uiltec Uil e Femca Cisl) annunciano che se la regione non dovesse riuscire a trovare una soluzione in tempi rapidi, scenderanno in piazza a Roma per protestare.

Sul piede di guerra anche i lavoratori degli appalti, che avevano annunciato una protesta per giovedì 12 a Cagliari, poi annullata. "Ricordiamo che i lavoratori degli appalti rappresentano la parte più fragile dello stabilimento, perché mentre per quelli diretti c'è il paracadute della cig, per gli operai delle ditte esterne c'è il licenziamento e quindi c'è una preoccupazione maggiore", ha dichiarato Renato Tocco della Uilm.

Sindacati chiedono la stessa attenzione data a lva e Priolo

Nessuna novità è arrivata dalla politica nazionale: "La finanziaria non ha tenuto conto di nessun emendamento che potesse riguardare le isole sul tema energivoro e il tema insularità; così pure i buoni propositi emersi nella riunione svoltasi a Portovesme dell'intergruppo sardo si sono sciolti come neve al sole. La vertenza Portovesme è quello che per il Paese è la vertenza Ilva, oggetto di appositi emendamenti in finanziaria, o Priolo - dichiarano le organizzazioni sindacali -. Chiediamo lo stesso livello di attenzione. Nonostante l'impegno e le promesse ancora non ci sono soluzioni per il futuro della Portovesme srl, o meglio soluzioni alle problematiche relative alla questione energetica e il 31 gennaio si avvicina sempre più".

Il presidente della regione Solinas ribadisce che "la regione Sardegna ha un interesse diretto a mantenere nel Sulcis Iglesiente la filiera della metallurgia non ferrosa e siamo disponibili a fare qualsiasi intervento di nostra competenza per il mantenimento del sito. Prendendo atto della decisione dell’azienda di riqualificare la produzione con un ambizioso progetto di riconversione degli impianti, ribadiamo il nostro impegno ad accompagnare l’azienda e i suoi lavoratori nella fase di transizione. A tal fine è necessario valutare insieme all’azienda la soglia di costo energetico che consentirebbe all’azienda un percorso che preveda una soluzione di continuità fino al momento della riconversione e porti alla definizione di un accordo bilaterale con il governo per l’abbattimento dei costi energetici. Sulla base di questa indicazione - ha aggiunto Solinas - avvierò immediatamente una trattativa con il governo".

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