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Mercoledì, 1 Febbraio 2023
I rincari

Diesel, benzina e gpl: perché i prezzi aumentano dal 1° gennaio

Il 31 dicembre 2022 scade il taglio delle accise sui carburanti, non rinnovato dal governo Meloni. E rincarano anche i pedaggi in autostrada

Rincari in vista con l'inizio del 2023, soprattutto per gli automobilisti. Il primo aumento è, infatti, quello del prezzo dei carburanti, che da nove mesi a questa parte gode della riduzione delle accise decisa prima dal governo Draghi e poi confermata, in parte, anche dall'esecutivo Meloni. L'orientamento del governo attuale è quello di non prorogare più lo sconto, portando ad un aumento automatico dei listini a partire dal 1° gennaio. Il taglio è stato applicato per la prima volta a marzo 2022, con l'approvazione del decreto Ucraina bis. Sia per la benzina che per il diesel la riduzione è stata complessivamente di 30,5 centesimi, almeno fino a dicembre, quando con il dl Aiuti quater il taglio è stato prorogato fino al 31 del mese, ma ridotto a 18,3 centesimi.

Dal 1° gennaio 2023 i prezzi dei carburanti saranno più alti

Nella legge di bilancio per il 2023 non sono previste proroghe della misura: significa che a meno di nuove decisioni in merito, dal 1° gennaio 2023 benzina, gasolio e gpl potrebbero costare 18,3 centesimi in più al litro. Nel frattempo. i prezzi sono scesi, riducendo anche l'extragettito che aveva consentito al governo di ridurre le accise (e di conseguenza l'Iva che si calcola in aggiunta). Oggi, stando alle ultime rilevazioni settimanali del ministero dell'Ambiente, il prezzo medio nazionale della verde si attesta a 1,625 euro al litro, ovvero ai minimi da giugno del 2021. Il diesel è invece arrivato a 1,689 euro, cioè al minimo da poco meno di un anno, precisamente dal 31 gennaio 2022. In entrambi i casi a livelli abbondantemente inferiori a quelli raggiunti dopo lo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina.

Non è finita. A rischio rincari ci sono anche i pedaggi autostradali. All'inizio di ogni anno le tariffe vengono tradizionalmente aggiornate, ma da quattro anni a questa parte, dopo il crollo del ponte Morandi, sono rimaste congelate. Il 2023 potrebbe registrare il ritorno agli aumenti, per la prima volta dal 2018. Le concessionarie hanno presentato le loro richieste di rimodulazione, attualmente al vaglio del ministero dei trasporti e del ministero dell'economia che dovranno tenere conto degli investimenti effettuati. Sul tavolo ci sono i piani economico-finanziari delle diverse società che, come spiegato dall'Aiscat (associazione italiana società concessionarie autostrade e trafori), sono però "attualmente a stadi di approvazione differenti".

Autostrade per l'Italia ha chiesto un aumento del 2%, le altre concessionarie percentuali anche maggiori, ma in generale, secondo l'associazione, gli incrementi tariffari medi proposti dalle concessionarie "sono assai inferiori rispetto a quelli già concessi in altri paesi europei dotati di sistemi concessori e regolatori simili", come la Francia, dove l'aumento è del 4,7%, e la Spagna, a +4%.
 

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