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Giovedì, 9 Dicembre 2021
Grandi registi

Quentin Tarantino show a Roma: "Sogno di girare un film a Cinecittà, Morricone un gigante"

Premio alla Carriera per il regista di Pulp Fiction, accolto nella Capitale come un divo d'altri tempi

L’Auditorium Parco della Musica di Roma si è ieri vestito a festa per celebrare Quentin Tarantino, primo premio alla carriera di questa sedicesima edizione, in attesa che Tim Burton arrivi a fare il bis nella giornata di sabato. Accompagnato dalla bellissima moglie Daniela Pick, Tarantino è stato accolto come un divo d’altri tempi, idolatrato dopo quasi 30 anni di carriera e 9 film girati, due premi Oscar vinti come sceneggiatore e una carrellata di titoli entrati nell’immaginario collettivo. 

Come nascono i suoi film

Accompagnato da alcune celebri scene dei suoi film e intervistato da Antonio Monda, direttore della Festa del Cinema, Quentin ha confessato di avere “un’opinione molto alta” di sé stesso, “soprattutto quando scrivo dei dialoghi. Inizialmente mi consideravo più uno sceneggiatore, poi con il passare del tempo sono arrivato alla conclusione che sono uno sceneggiatore e un regista che sa catturare le sfumature della sceneggiatura”.  Script iconici resi impeccabilmente da attori spesso premiati proprio grazie a Quentin. Ma il regista ha precisato di scrivere il più delle volte senza pensare ad un volto specifico.

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“A volte può capitare di scrivere pensando ad un particolare attore e a volte no. Dipende dal rapporto che si sviluppa tra me e il foglio di carta. È un meccanismo interessante”, ha precisato Tarantino. “Di solito funziona meglio se penso ad un attore che già conosco, scrivendo la sceneggiatura. Ma potrebbe essere un limite”. Ed è qui che il regista ha fatto l’esempio di Christoph Waltz, che ha vinto due Oscar grazie a due film di Quentin. “Se nello scrivere Bastardi senza Gloria avessi pensato ad un particolare attore il risultato non sarebbe stato lo stesso. Se avessi pensato a qualcuno di preciso il personaggio sarebbe stato limitato.  Il contrario è capitato con Django. Volevo tornare a lavorare con Waltz e ho scritto il suo personaggio pensando chiaramente a lui. Sapevo cosa sapesse fare, la sua voce, il suo timbro. Qualcosa di simile è capitato con Samuel L. Jackson, perché dopo Pulp Fiction avevo già nella mia testa la sua voce, il suo ritmo”.

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Processi di scrittura che variano da film a film, ovviamente, con Warren Beatty che avrebbe dovuto interpretare Bill in Kill Bill. Quentin l’aveva immaginato come un villain di 007. Poi Beatty non ha più potuto fare il film, Tarantino si è ritrovato casualmente a leggere un libro su David Carradine e tutto è cambiato, grazie anche alla sua storia e alla sua fisicità.

W il cinema italiano

Il padre di Pulp Fiction ha poi ribadito l’amore incontrastato per  Sergio Leone, autore della sua pellicola preferita di tutti i tempi (“Il Buono, il Brutto e il Cattivo”), ed Ennio Morricone, definito un "gigante tra i giganti". Bellissimo l'aneddoto legato al compositore italiano, premio Oscar per la colonna sonora di The Hateful Eight. "Ho sempre usato le sue musiche e lui mi fece sapere, quando fosse capitata l'occasione, di chiedergli una colonna sonora originale. Se lui mi avesse detto di no avrei fatto come al solito, usando appunto sue musiche. Gli mandai la sceneggiatura tradotta, poi venni a Roma per il David di Donatello e arrivai apposta il giorno prima, per incontrarlo: mi chiese quando avrei iniziato a girare e gli spiegai che era già girato e in post produzione, lui fu sorpreso, mi disse che era impegnato, così ero deluso ma dissi: 'pazienza'. Poi di aver in testa un tema, che il tempo per un'intera colonna non l'aveva ma il tema in versioni diverse sì, che sarebbe potuto arrivare ad una decina di minuti. La sera del David di Donatello mi disse che arrangiando un po' qua e là si poteva arrivare anche a 25 minuti, la colonna era fatta". E il resto è storia. 

Prima di diventare regista Quentin ha studiato da attore e mentito sul proprio curriculum, scrivendo di aver recitato in Zombie di George A. Romero e nel Re Lear di Jean-Luc Godard, “film orrendo che nessuno ha mai visto”. D'altronde anche se non è mai stato su quei set, qualcosa doveva pur mettere . Poi, dopo non poco tempo, la folgorazione per la regia. "8 anni ci sono voluti per convincere gli altri a farmi fare il regista. Da ragazzino ero legato al mondo del cinema, volevo farne parte.   Mia madre e mio patrigno, ancor prima che io me ne rendessi conto, dicevano che sarei diventato regista. Perché a me interessava il film. Per me gli eroi erano i registi, non gli attori.  A me interessava il cinema, e non me stesso come a tanti altri giovani attori. Già all’epoca amavo troppo il cinema per limitarmi a fare solo l’attore. Quel film doveva essere il mio”.

Cinecittà nel futuro?
 

Follemente innamorato del cinema italiano, Quentin ha confessato che amerebbe girare un film in Italia, magari proprio a Cinecittà, se non fosse che ci vorrebbe una storia adatta, per quanto la trama di uno spaghetti western gli ronzi in testa da tempo. Ma non è detto che possa essere questa la sua prossima fatica, la decima e teoricamente ultima di una carriera straordinaria, ieri degnamente celebrata a Roma con Dario Argento sul palco a premiare Tarantino, festeggiato a distanza anche dagli amici Samuel L. Jackson, John Travolta e Christoph Waltz. Tutti in piedi ad applaudire Quentin, da tempo non solo più regista, sceneggiatore, attore, produttore e recentemente persino romanziere, ma molto più semplicemente un nome, un marchio inconfondibile, che ha pesantemente contribuito a scrivere la recente storia del cinema americano.

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