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Martedì, 28 Maggio 2024
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"Metà degli inglesi portati a votare contro se stessi", i grandi speculatori ringraziano

Un gioco speculativo dietro l'incubo dell'Europa a pezzi: l'ex agente Cia Edward Snowden, protagonista di uno dei più grandi scandali rivelati da Wikileaks, alza il polverone sulla Brexit

Un mero abbaglio statistico o un calcolato gioco speculativo, il risveglio con un’Europa a pezzi, per la prima volta della sua storia, vede un rally borsistico come reazione all'esito del referendum sulla permanenza del Regno Unito in Europa e ora l'ottimismo eccessivo delle settimane passate viene guardato con sospetto.
"La realtà è sempre più ricca della nostra capacità di comprenderla". Sorride da Budapest George Soros, il miliardario e finanziare americano di origine ungheresi, che martedì scorso aveva previsto il Black Friday, il tonfo della sterlina in caso di vittoria del Leave.

Sul tema "Brexit" l’escalation di tensione iniziata mesi prima del referendum ha portato i mercati a tenere il timone dei sentiment del popolo britannico. Caso da studio la decisone del governo d'Oltremanica di non diffondere exit poll ufficiale ma di permettere a banche e hedge fund di condurre i propri: chi ha tanti soldi sui mercati preferisce coprirsi da eventuali rischi ponendosi con un vantaggio di molte ore sullo speculatore medio di mercato.
Nel fiume in piena di commenti e critiche che hai invaso il web, scalpore ha suscitato la presa di posizione di Edward Snowed, ex tecnico della CIA noto per aver rivelato pubblicamente dettagli di diversi programmi di sorveglianza di massa del governo statunitense e britannico, fino ad allora tenuti segreti. 

Così suscita scalpore come i sondaggi, che nel Regno Unito hanno un margine di errore di un punto percentuale, siano stati completamente stravolti dall'esito delle urne. Se l'unico opinion poll diffuso alla chiusura dei seggi assegnava alla mobilitazione per il remain il favore del 52% dei britannici, i sostenitori del "leave" hanno votato in massa superando tutti i modelli statistici, ma non per tutti la notizia era inattesa.  

EXIT POLL GATE - Il costo di un exit poll può costare anche non più di  500.000 sterline, di gran lunga inferiore rispetto ai potenziali profitti derivanti dal gioco sui mercati. E come si è visto non è sul mercato dei titoli di stato che si è giocata la partita.
Le vendite vanno a concentrarsi soprattutto nel Sud Europa, Italia inclusa, con i rendimenti dei Bund tedeschi ai minimi storici e il cappello offerto dalla Bce ai titoli di Stato europei. L'appetito degli speculatori si sposta sulle azioni delle banche. A fine seduta l'indice FTSE dedicato alla banche quotate a Milano arriva a perdere il 20% con San Paolo, Popolare di Milano, Banca Intesa e Unicredit al centro del ciclone ribassista. E qui la Bce non può intervenire.

LONDRA, IL MERCATO MENO COLPITO - Una dinamica che coinvolge tutte le borse europee dopo che nei giorni scorsi gli investitori avevano puntato in maniera pesante su una vittoria dei 'Remain' spinti proprio da quei sondaggi ora finiti in fondo al secchio. Ribassi a doppia cifra per Barclays -19,74%, Rbs -16,89%, Lloyds -20,41%, Commerzbank -12,81%, Deutsche Bank -14,68%, Credit Agricole (-15,33%) a Bnp Paribas (-18,03%) SocGen -20,81, Santander -22,37%. 
A ridurre le perdite proprio la piazza di Londra, con le grandi multinazionali in controtendenza:  British American Tobacco (+2,42%), Imperial Brans (+3%), Compass (+2,62%) e Unilever (+1,52%), aziende che non possono che essere favorite dal crollo della sterlina. 
 

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