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Mercoledì, 21 Febbraio 2024
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Social per i minorenni solo con il consenso dei genitori

La stretta approvata nello Utah "per proteggere la salute mentale dei giovani". Disposto anche un coprifuoco al loro utilizzo dalle 10 di sera alle 6 di mattina

Social network consentiti ai minorenni solo se c'è il consenso esplicito dei loro genitori. E' la stretta imposta nello Utah per proteggere i giovani dello Stato, il primo negli Usa a prendere una decisione simile.  Secondo il provvedimento, voluto dal governatore Spencer Cox, applicazioni come Instagram, Facebook e TikTok dovranno verificare che tutti i loro utenti abbiano almeno 18 anni, e in assenza di questa verifica servirà un benestare dei tutori legali. "Non siamo più disposti a lasciare che le aziende di social media continuino a danneggiare la salute mentale dei nostri giovani. Come leader e genitori, abbiamo la responsabilità di proteggerli", ha dichiarato Cox.

Il provvedimento, che sarà in vigore dal primo marzo 2024, arriva in un momento di crescente preoccupazione per l'impatto dei social media sulla salute mentale dei più giovani. In base alle misure adottate ieri, oltre a dover dare il consenso prima della creazione di un qualsiasi account dei figli, i genitori avranno anche pieno accesso ai profili online degli stessi, compresi i post e i messaggi privati. Allo stesso tempo, sarà imposto a questi account un coprifuoco che bloccherà l'accesso ai social dalle 22:30 alle 6:30, a meno che questa impostazione non venga modificata dai genitori stessi. In base alla legge, le società di social media non potranno più raccogliere i dati di un bambino o essere indirizzate alla pubblicità, spiega la Bbc.

Il gruppo di difesa dei bambini Commons Sense Media ha accolto positivamente la mossa del governatore, definendola una "grande vittoria per i bambini e le famiglie dello Utah". Nella speranza che questo possa essere uno stimolo anche per gli altri governi, il fondatore e amministratore del gruppo ha poi sostenuto che "questo aggiunge slancio ad altri Stati per responsabilizzare le aziende di social media". Anche altri quattro Stati a guida repubblicana (Arkansas, Texas, Ohio e Louisiana) e il New Jersey (a guida democratica), stanno studiando dei regolamenti simili.

Ci sono però anche delle ombre dietro al progetto, soprattutto per quello che riguarda "problemi significativi di libertà di espressione" che la legge potrebbe porre, ha affermato Ari Cohn, avvocato di TechFreedom. Vari gruppi per le libertà civili hanno espresso il timore che un simile provvedimento potrebbe isolare ancora di più giovani emarginati, compresi gli adolescenti Lgbt+, che rimarrebbero fuori dalle reti di supporto e di informazione online. Lo stesso, secondo i critici, potrebbe avvenire per i bambini vittime di violenze in famiglia, che avrebbero così meno strumenti per chiedere aiuto.

Dal canto suo Meta, la società madre di Facebook, ha assicurato di disporre di solidi mezzi per garantire il rispetto delle regole sull'età minima dei suoi utenti, che sono presenti anche in altre nazioni. "Abbiamo sviluppato più di 30 strumenti per supportare gli adolescenti e le famiglie, e una tecnologia di verifica dell'età che aiuta gli adolescenti ad avere esperienze adatte a loro", ha detto un portavoce dell'azienda.

Resta poco chiaro come potranno le imprese assicurare il rispetto delle nuove norme. Di fatto la legge federale Children's Online Privacy Protection Act, vieta già alle aziende di raccogliere dati su minori di 13 anni senza il consenso dei genitori, ma in realtà i bambini riescono facilmente ad avere accesso alle varie app anche senza autorizzazione, compromettendo così l'attuazione efficace della norma.

In Europa, pure la Francia ha avanzato una proposta simile, prevedendo un divieto all'utilizzo dei social per i minori di 15 anni. Il provvedimento, suggerito dal deputato centrista Laurent Marcangeli, si propone di "proteggere i ragazzi da tutti quegli effetti collaterali negativi, fisici e psicologici che derivano dall’uso di applicazioni come Instagram, Whatsapp e TikTok (ma anche Twitter e Facebook)", hanno precisato i deputati del gruppo Horizons a cui appartiene Marcangeli. Anche in questo caso, come nello Utah, non si tratterà però di un divieto in senso assoluto, perché basterà avere un'autorizzazione di entrambi i genitori per poter accedere ai social. Quella francese è un'iniziativa che è piaciuta anche a Carla Garlatti, titolare dell’Autorità garante per l’infanzia e adolescenza in Italia che però, oltre a ritenere più corretto alzare la soglia ai 16 anni, ha precisato che la soluzione migliore sarebbe quella di creare prima una sorta di Spid, un sistema di riconoscimento online, per i minorenni. In questo modo, "la aziende non avranno alcun dubbio circa la veridicità dei dati forniti dai singoli utenti", ha detto Garlatti.

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