Né Conte né Fico, il nuovo governo Pd-M5s è in cerca di un premier

Arrocco M5s su Conte, no da Zingaretti: "Italia non capirebbe rimpastone". Ora da più parti, sui social e con petizioni online, si registrano le richieste di tornare al voto, nella politica sono tante le posizioni che vedono un pericolo nelle elezioni a Novembre. L'ultimo ad aggiungersi è l'ex pm Ingroia

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il presidente della Camera Roberto Fico in una foto di archivio Ansa

Roberto Fico si sfila dalla corsa per Palazzo Chigi mentre la delicata trattativa tra Movimento 5 Stelle e Partito democratico per la formazione del nuovo governo entra nel vivo.

Nuovo governo, le ultime notizie

"Non vorremmo che il no al nome di Giuseppe Conte come premier fosse una scusa per tornare al voto. In tal caso Zingaretti e i suoi devono essere chiari" affermano fonti del M5S dopo che ieri il Pd aveva bocciato l'idea di un Conte bis per il nuovo governo.

"Nessun confronto è possibile davanti ai veti. Se non si sciolgono i veti e non otteniamo le garanzie adeguate per il Paese diventa tutto molto difficile".

Governo, Zingaretti: "No a Conte, Italia non capirebbe rimpastone"

Eppure la bocciatura del nome di Conte per palazzo Chigi è stata ribadita anche domenica sera dal segretario del Partito Democratico che in una conferenza stampa ha spiegato: "Ora non c'è soluzione". Zingaretti ha rimarcato il mandato ricevuto dalla direzione del Pd che ha ritenuto necessario un cambio di nomi al governo.

"L'Italia non capirebbe un rimpastone. Lavoriamo per un patto di governo, non per ultimatum o contrapposizioni"

L'arrocco del Movimento 5 stelle su Conte pare insormontabile dopo la indisponibilità del presidente della Camera Roberto Fico. "Dire di no a Conte per trovare altri nomi figli di strategie politiche, significa indebolire il Paese" spiegano i pentastellati. 

"La soluzione è Conte, il taglio dei parlamentari e la convergenza sugli altri 9 punti posti dal vicepresidente Di Maio - spiegano dal M5s - Non si può aspettare altro tempo su delle cose semplicemente di buon senso. È assurdo. L'Italia non può aspettare il Pd. Il Paese ha bisogno di correre, non possiamo restare fermi per i dubbi o le strategie di qualcuno".

Proprio oggi gli ultimi sondaggi avevano mostrato come la base pentastellata sia tutt'altro che favorevole ad un accordo. Salvare Conte a palazzo Chigi resta l'unica carta in mano a Di Maio per non perdere i suoi.

Tuttavia nel corso di una telefonata Nicola Zingaretti ha ribadito a Di Maio il "no a Conte", in coerenza con quella "discontinuità invocata dal segretario del Pd anche subito dopo le consultazioni al Quirinale con il capo dello Stato. Lo riferiscono fonti del Pd che riferiscono di un "malessere" del Nazareno di fronte ai "continui ultimatum" lanciati dal M5s.

"Sono tre giorni che aspettiamo di parlare dei problemi del Paese mentre i 5 Stelle parlano solo di poltrone" spiega il vicesegretario vicario del Pd Andrea Orlando che oggi ha partecipato al Nazareno alla riunione dei tavoli di programma del Pd.

Nuovo governo, Fico indisponibile

Fonti di Montecitorio ricordano che Fico "ricopre l'incarico di presidente della Camera dei deputati" e fanno sapere che la terza carica dello Stato "intende responsabilmente dare continuità al suo ruolo". La precisazione arriva dopo le ultime indiscrezioni giornalistiche, che indicano l'ipotesi Fico come una delle soluzioni più plausibili per uscire dall'impasse anche alla luce di una certa disponibilità che in queste ore sarebbe arrivata dal Nazareno.

A quanto apprende l'Adnkronos, però, nelle interlocuzioni avute in questi giorni, il presidente della Camera avrebbe sottolineato il suo ruolo istituzionale in questa fase della crisi. Il presidente - seppure nel rispetto della terzietà del suo ruolo - appoggerebbe comunque la linea dei vertici del Movimento 5 Stelle, i quali stanno lavorando per un Conte bis. E c'è chi non manca di evidenziare come il rapporto tra Fico e il premier uscente sia sempre stato all'insegna della massima cordialità.

Governo, cresce il partito del "voto, ma non subito"

Se da più parti, sui social e con petizioni online, si registrano le richieste di tanti italiani per tornare al voto, nella politica sono tante le posizioni che vedono un pericolo nelle elezioni a Novembre. L'ultimo ad aggiungersi all'elenco è Antonio Ingroia, ex magistrato palermitano, oggi avvocato, e fondatore del movimento 'Azione civile'.

L'ex Pm propone un "un governo del presidente che duri due o tre mesi" il tempo necessario ad affrontare le 'scadenze' nazionali e internazionali per poi tornare al voto. Per Ingroia ogni ipotesi di alleanza Pd-M5s è un "accordo contro natura" e "sconcertante" sarebbe l'altra alternativa, ossia "una piroetta del M5s" che torni a un'intesa con la Lega.

Nei giorni caldi della crisi di governo Ingroia aveva lanciato un appello ai pentastellati e messo in campo la sua idea: "una grande lista civica con un coordinamento nazionale". Un 'cartello' di movimenti, associazioni ambientaliste, antimafia e anticorruzione che si allei con il M5s alle prossime elezioni politiche. Magari con Conte come candidato premier.

Un progetto che, giura l'ex pm del processo trattativa Stato-mafia, ha raccolto il sostegno di attivisti e militanti pentastellati. "Ho ricevuto tante adesioni da parte della base , di qualche consigliere comunale e regionale e l'attenzione di alcuni parlamentari" racconta all'Adnkronos.

Secondo Ingroia al M5s non resta che un'unica strada.

"L'M5s faccia un'inversione a U dicendo che non ci sono le condizioni per fare un governo duraturo perché mancano gli alleati. Si apra a un governo del presidente che duri due o tre mesi, il tempo necessario per superare le emergenze e si vada al voto". Un arco temporale utile al M5s per "tornare alla propria essenza identitaria, aprendo un dialogo non con il vecchio sistema politico contro cui è nato, ma con le realtà che sono fuori dal Parlamento". Il riferimento è al partito dell'astensione. "Oggi il 60 per cento degli italiani non va a votare, è un potenziale enorme in termini numerici, al momento disperso, a cui il M5s potrebbe tornare a dare voce". Un'alleanza civica che, secondo il fondatore di Azione civile potrebbe riportare il Movimento a vincere e a conquistare una maggioranza nel Paese e in Parlamento per "tornare al governo a testa alta e senza subire i prevedibili ricatti e condizionamenti che dopo Salvini anche il Pd imporrebbe".

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