Giovedì, 4 Marzo 2021

La marcia indietro di Renzi su Conte?

Il leader di Italia Viva pensa di far astenere il suo gruppo nel voto in Senato per tenere in piedi il governo senza maggioranza. E lascia aperta una porta per la trattativa con il premier e con gli alleati. Ma dall'altra parte rispondono che è troppo tardi

"Noi siamo disponibili come sempre, leggo dell’indisponibilità degli altri. Da noi nessuna preclusione, se si parla di contenuti e non di poltrone ci siamo": l'intervista di Matteo Renzi al Messaggero arriva al termine di una lunga giornata di crisi di governo in cui Italia Viva sembra tornare ad aprire a Giuseppe Conte, mentre il MoVimento 5 Stelle e il Partito Democratico scelgono la linea dura. Sarà una lunga marcia fino a martedì, quando il presidente del Consiglio si presenterà al Senato per la conta decisiva. 

La marcia indietro di Renzi su Conte?

La (presunta) marcia indietro di Renzi su Conte è timida e costellata di sarcasmo sui Costruttori che dovrebbero salvare Palazzo Chigi: "Qui mi pare che non ci sia la maggioranza e non si capisce se stia arrivando qualcuno. Mi fa impressione vedere il Pd e Di Maio pendere dalle labbra di Clemente Mastella. Con molti complimenti a Mastella, sia chiaro, per lo straordinario tempismo". E anche piena di fiducia nei confronti di Italia Viva: "Nonostante quello che hanno detto tutti i media a reti unificate io penso che tutti e diciotto i senatori di Italia Viva - PSI voteranno allo stesso modo. Comunque basta attendere martedì e vedremo chi avrà avuto ragione". A fargli eco è il capogruppo Davide Faraone: "Se Conte scioglie alcuni nodi noi ci siamo". 

Ma il fronte renziano non sembra poi così compatto. Repubblica disegna uno scenario "Dieci piccoli renziani", dove i senatori di Italia Viva "rischiano di cadere uno ad uno per riapparire come fantasmi dall’altra parte del recinto, all’ombra di Palazzo Chigi". Il primo a prendere il largo è stato Riccardo Nencini, che oggi potrebbe salvare il governo Conte traghettando i senatori da Renzi ai Costruttori senza nemmeno costringerli a cambiare gruppo, visto che quello di Italia Viva in realtà è suo. Ma gli altri, da Silvia Vono a Donatella Conzatti passando per Vincenzo Carbone, smentiscono la tentazione dell'addio a Renzi per l'approdo a Conte. Ma un colpo di teatro potrebbe cambiare tutto in extremis. Ovvero l'intenzione di Renzi, ventilata nei retroscena, di votare a favore di Conte, per rendere il quadro ancora più caotico. Oppure di astenersi o uscire dall'Aula, ben sapendo che in Senato l'astensione vale come voto contrario. 

Ma ancora ieri sera fonti vicine al presidente del Consiglio Giuseppe Conte escludevano un'apertura del premier ad un possibile ritorno con Italia viva al governo. Ormai, spiegavano le stesse fonti, le strade tra Conte e Renzi sono definitivamente divise e non ci sarà alcun ritorno alla stessa compagine governativa. Da ambienti Iv che, ovviamente, seguono con attenzione i movimenti al Senato e attorno al loro gruppo si fa sapere che per ora l'asticella è ferma a 154-155. Conte otterrebbe la fiducia -anche grazie all'astensione di Iv- ma non avrebbe la maggioranza dei 161. I renziani a quel punto potrebbero veder riaperta la partita. Anche se dentro Iv c'è la consapevolezza che "una ricomposizione della maggioranza comunque sarebbe difficilissima" dopo quanto accaduto. "Conte non vuole più avere nulla a che fare con noi. Vediamo se ci riuscirà". E se ci riuscirà, si dice in Iv, comunque dovrà fare "i conti con noi nelle commissioni, lì i senatori a vita non votano...".

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Come Renzi pensa di tornare in partita

Il retroscena del Corriere della Sera firmato da Maria Teresa Meli è comunque intento a descrivere un Renzi che pensa di tornare in partita. Se non oggi, in futuro. Per questo per martedì valuta l'opzione dell'astensione, che consentirebbe a Conte di rimanere in piedi anche senza una maggioranza assoluta in Senato e a lui di guadagnare tempo o di mettersi alla finestra in attesa del primo provvedimento giusto da sfruttare. L'astensione avrebbe il vantaggio di ricompattare il gruppo perché rappresenterebbe una soluzione interlocutoria rispetto alla rottura definitiva. E renderebbe non più decisivi i Responsabili che Clemente Mastella sta mettendo insieme per puntellare l'esecutivo e chiedere qualcosa in cambio. Infine, c'è una terza ragione: Renzi non vuole sbattere del tutto la porta in faccia agli ex alleati: 

Non che il leader di Iv pensi che sia possibile tornare indietro, ma sa che un governo che a Palazzo Madama ha pochi voti di scarto ha per forza bisogno di allargare il proprio perimetro. E quindi se non oggi, forse un domani le strade di Italia viva e degli ex partner di governo potrebbero incrociarsi di nuovo.

Con un nuovo governo senza Conte, se si aprirà la strada per una sostituzione del presidente del Consiglio. Oppure con un improvviso ritorno di fiamma che in politica non si può mai escludere. 

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