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Lunedì, 6 Febbraio 2023
Il delitto / Iraq

Uccisa dal fratello perché trans: la vittima aveva 23 anni

Documentava sui social tutti i cambiamenti della transizione con grande orgoglio

Uccisa a 23 anni per un delitto “d’onore”. Sarebbe questa la terribile fine riservata alla 23enne Doski Azad, una donna trans del Kurdistan iracheno. A toglierle la vita sarebbe stato il fratello che non accettava il cambiamento fisico di lei. Un cambiamento di cui la 23enne era orgogliosa tanto da averne testimoniato ogni passo anche sui suoi canali social. Bella, intensi occhi verdi, labbra carnose, Doski non si nascondeva, anzi. Era fiera di com’era diventata e di come si sentiva. La sua soddisfazione però non era quella della sua famiglia evidentemente, ma queste sono solo supposizioni giornalistiche dal momento che sulle indagini c’è il più stretto riserbo sia per la delicatezza dell’argomento sia ancora perché c’è una rete di reticenza in famiglia.

La polizia ha scoperto della sua morte solo lunedì pomeriggio con una telefonata che informava sull’esatta ubicazione del cadavere di una donna trans. Doski sarebbe stata uccisa tre giorni prima dal fratello che nel frattempo, quando la polizia è stata informata, aveva già lasciato il Paese da tempo. Ad allertare le forze dell’ordine un fratello della 23enne che avrebbe anche indirizzato le indagini sull’altro fratello e fornendo precise indicazioni su dove avrebbero potuto trovare il corpo della giovane donna: nel villaggio di Mangesh, a circa 20 chilometri a nord del centro di Duhok. I problemi pare si fossero acuiti con il ritorno del fratello Chakdar Azad a casa. L’uomo era via da tempo e sarebbe tornato nella regione del Kurdistan qualche settimana prima dell’omicidio.

Anche Doski si era allontanata dalla casa paterna anni fa, probabilmente in coincidenza di un desiderio di cambiamento non accettato. "Ha lasciato la casa cinque o sei anni fa, da allora non l'avevo più vista", ha raccontato lo zio di Doski, Dlovan Sadiq, al giornale Rudaw English aggiungendo poi che “Doski ha commesso un errore”. Un amico avrebbe raccontato al giornale dei rapporti poco idilliaci della ragazza con la famiglia: “Mi ha detto che suo padre le aveva preso carta d'identità e passaporto, ma sembrava che l'avesse ricevuto indietro perché aveva trascorso il capodanno a Dubai”.

Tanti tasselli che però rendono chiaro il quadro delle difficoltà che la giovane trans affrontava in famiglia e nel Paese. Di certo c’è che la telefonata del fratello che informava dell’omicidio della ragazza è stata fatta tre giorni dopo la sua morte, si ipotizza per dare modo al presunto colpevole di allontanarsi abbastanza e far perdere le sue tracce. Pare si sia diretto verso la Turchia. Il Consolato Generale degli Stati Uniti a Erbil, la capitale curda irachena, ha preso posizione con una dichiarazione pubblica: “Condanniamo categoricamente questa violenza e la discriminazione che è senza dubbio alla radice di questo crimine. Chiediamo alle autorità di indagare a fondo su questo omicidio e perseguire l'autore nella misura massima consentita dalla legge".

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