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Lunedì, 15 Aprile 2024
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"I videogiochi stanno distruggendo i ragazzi"

Polemiche dopo l'uscita del libro dello psicologo americano Zimbardo "L’uomo (dis)connesso: come la tecnologia ha sabotato il significato della parola maschio". Le sue teorie sono state molto contestate, ma i ricercatori ammettono: troppi videogame fanno male ai sistemi relazionali

È una piaga moderna, al pari della droga, e come tale crea dipendenza. I videogiochi sono “distruggendo” i giovani, imprigionati in una “cultura digitale tossica” che li spinge a chiudersi al mondo reale. A lanciare l’allarme, dalle colonne del tabloid britannico Mirror, è l’esperto Jasper Hamill, rifacendosi alle teorie dello psicologo americano Phillip Zimbardo contenute nel suo recente libro “L’uomo (dis)connesso: come la tecnologia ha sabotato il significato della parola maschio”.

Zimbardo considera i videogame come uno dei “pesi” che impediscono ai giovani di svilupparsi “accademicamente, socialmente e sessualmente”. Lo psicologo evidenzia una relazione tra l’eccessivo uso di videogiochi e un abbassamento delle prestazioni scolastiche, chiamando in ballo anche una “desensibilizzazione” nei confronti della violenza. Il rischio è quello di rifugiarsi nella realtà virtuale, perdendo il contatto con quella reale. Come gli “hikkomori” giapponesi, i giovani rinchiusi perennemente nelle loro camere, connessi digitalmente con il mondo esterno ma di fatto prigionieri e alienati. I più a rischio sono i maschi, sostiene Zimbardo, perché spesso privati di una efficace figura paterna e quindi più esposti.

Le teorie e i dati su cui Zimbardo ha costruito il suo libro sono stati molto contestati, ma Hamill ricorda studi internazionali che mettono in guardia dalla dipendenza da videogiochi e dal rischio di alienazione. Alcuni ricercatori di Taiwan, sostiene Hamill, hanno scoperto che “il calo delle relazioni interpersonali e l’aumento di episodi di ansia sono collegati al maggiore tempo passato giocando online”. Un allarme condiviso anche da uno studio olandese, secondo il quale “i videogame rischiano di deteriorare le relazioni”, facendo sentire i giocatori sempre più isolati. “Si dice spesso che là fuori c’è una community mondiale di giocatori. Ma quale genere di comunità può formare un gruppo di persone sedute da sole nelle loro camere, parlando tra loro soltanto attraverso un microfono e una cuffia? Queste community online sono caratterizzate da solitudine e isolamento, interrotte ogni tanto da occasionali ‘meet up’ con il mondo esterno”, conclude Hamill. 

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