Lunedì, 12 Aprile 2021

Coronavirus, così cambiano le distanze di sicurezza dal 18 maggio

Il metro di distanza è un metro superato. Nei ristoranti il distanziamento minimo dovrà essere di almeno due metri e così pure in molti altri locali commerciali

Foto di repertorio

Il metro di distanza è un metro ormai superato. Nei protocolli che guideranno la riapertura delle attività a partire dal 18 maggio, si parla di una distanza di sicurezza di almeno due metri. Fanno eccezione le Chiese dove, durante gli spostamenti, si potrà stare anche ad 1,5 metri dagli altri fedeli. L'ingresso in chiesa dovrà naturalmente essere contingentato (ad ogni celebrazione non potranno assistere più di 200 persone) e sarà obbligatorio mettere la mascherina.

Anche sui mezzi pubblici, vista l’impossibilità di fare altrimenti, si continuerà ad osservare il metro di distanza. La distanza di sicurezza di un metro continua inoltre ad essere raccomandata per le passeggiate, ma non per l’attività sportiva: in questo caso, si legge sul sito di Palazzo Chigi, è bene stare a due metri di distanza dagli altri.

Bar, ristoranti e parrucchieri: distanza minima di almeno due metri

Anche nei bar e nei ristoranti bisognerà rispettare la distanza di sicurezza di due metri: nelle linee guida Inail-Iss viene raccomandato ai titolari di rimodulare la disposizione dei tavoli e dei posti a sedere, definendo un limite massimo di capienza predeterminato che preveda uno spazio di norma non inferiore a quattro metri quadrati per ciascun cliente, fatta salva la possibilità di adottare altre misure organizzative, come per esempio le barriere divisorie. Il distanziamento tra i tavoli non potrà essere inferiore ai due metri in modo di garantire tra i clienti una distanza in grado di evitare la trasmissione di droplets.

E così funzionerà pure dal parrucchiere dove, tra le altre misure di sicurezza raccomandate da Inail e Iss, si parla anche di una distanza minima di almeno due metri tra le postazioni.

Ombrelloni a 5 metri di distanza, ma le Regioni vanno in ordine sparso

Nelle spiagge la distanza minima consigliata da Iss e Inail tra le file degli ombrelloni è pari a cinque metri e quella tra gli ombrelloni della stessa fila a quattro metri e mezzo. In realtà però ogni regione si sta muovendo a modo suo. Il governatore della Puglia Michele Emiliano ha ad esempio spiegato che "le linee guida Inail sui lidi sono adattabili" e che "quei cinque metri sono la distanza prevista quando c'è la totale pianura e dove obiettivamente è più difficile controllare i movimenti delle persone. Se adottiamo altro genere di sistema per evitare di violare il distanziamento è chiaro che questa distanza si può anche accorciare". Insomma, i distinguo sono già iniziati.

Una tra le prime regioni a contravvenire alle linee guida Inail è stata la Liguria che nel suo protocollo, presentato ieri, ha previsto una distanza di tre metri tra un ombrellone e l’altro e tra una fila e l’altra. Le stesse linee guida per i ristoranti hanno suscitato più di qualche perplessità. Secondo l'Ufficio studi del Fipe (Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi), con quattro metri per cliente i ristoranti italiani perderebbero 4 milioni di posti a sedere, il 60% del totale. 

"Troppi 4 metri quadri per bar e ristoranti, la misura va rivista"

Sul punto anche i governatori vanno all'attacco. Lo spazio di quattro metri quadrati per i clienti di bar e ristoranti, previsto dal protocollo Inail, "è troppo... inapplicabile, porterebbe alla chiusura del 70% delle attività". Questa una delle riflessioni, spiegano all'Adnkronos fonti di governo, emersa durante il confronto con le regioni di questa mattina, e sulla quale avrebbe convenuto anche l'esecutivo. I 4 metri quadri sono previsti nelle linee guida stilate da Inail e Istituto superiore di sanità per il settore della ristorazione. "E' una misura che va rivista, per trovare una soluzione condivisa", spiegano le stesse fonti, affinché eventuali deroghe non ricadano sulle regioni.

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