Giovedì, 15 Aprile 2021

Coronavirus, trattamento precoce e unità speciali: la lettera dei medici al Governo

"Occorre mappare gli asintomatici per evitare ondate di ritorno di contagi e nuovi focolai al termine del lockdown". Lo scrivono in una lettera aperta circa 100 mila medici riuniti da fine febbraio "in trincea" nella lotta contro il coronavirus

"Confidiamo che il trattamento precoce, durante la prima fase della malattia, possa fermare il decorso dell'infezione verso la malattia conclamata che porta ad ospedalizzazione e decesso. Ciò avrebbe molteplici vantaggi, tra cui quello di evitare il sovraccarico delle strutture ospedaliere". È uno dei passaggi chiave della lettera inviata al ministro della Salute Roberto Speranza e ai presidenti delle Regioni da circa 100 mila medici di tutte le specialità, e di tutti i servizi territoriali e ospedalieri sparsi in tutta Italia, che hanno costituito un gruppo social e avanzato le loro proposte "per non vanificare l'abnegazione del personale sanitario".

Il gruppo era nato a fine febbraio 2020 per favorire il confronto di esperienze dirette ed evidenze scientifiche tra i medici "in trincea" nella lotta contro il coronavirus. "Siamo arrivati alla conclusione che i pazienti vadano trattati al più presto possibile sul territorio", dicono i medici.

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"La maggior parte dei pazienti ha sintomi pressoché aspecifici e di lieve o moderata intensità che possono durare diversi giorni fino a diverse settimane, in cui il paziente viene lasciato nel proprio domicilio senza nessuna cura o con cure sintomatiche e limitate". Inoltre, "circa il 15% di questi pazienti progredisce in tempi rapidi verso polmonite interstiziale bilaterale severa e circa il 5% verso una Acute Respiratory Distress Syndrome, shock settico ed insufficienza multiorgano associati in maniera significativa a decesso".

Per questo i medici oltre a chiedere dispositivi di protezione e tamponi per tutto il personale sanitario, avanzano alcune proposte concrete al ministro della Salute:

  • il Rafforzamento della medicina territoriale, vero punto debole del Servizio Sanitario Nazionale, con la possibilità di attivare squadre speciali;
  • l'attivazione delle Unità Speciali Di Continuità Assistenziale che - spiegano i medici - nonostante sia passato un mese dal decreto soprattutto al Sud, non sono ancora partite;

I medici chiedono anche una riduzione della burocrazia nella prescrizione di farmaci ed esami tra cui elencano oltre ai tamponi anche radiografie, tomografie e ecografie. "Il riconoscimento dei primi sintomi - scrivono i medici - anche in presenza di tampone faringeo negativo (tampone che avrebbe una sensibilità intorno al 70%) è di pura pertinenza clinica, e pertanto chiediamo di poter mettere a frutto le nostre esperienze cliniche senza ostacoli".

I medici, riprendendo la tesi di una probabile seconda ondata dell'epidemia già paventata dall'Oms, pongono particolare attenzione al ruolo della sorveglianza attiva di quanti ancora non stati valutati clinicamente e che ancora sono in attesa di tamponi.

"La mappatura di questi pazienti, asintomatici o paucisintomatici, e di tutti i familiari dei casi conclamati è indispensabile per non incorrere in un circolo vizioso, con ondate di ritorno di contagi e riaccensione di nuovi focolai al termine del distanziamento sociale".

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