Martedì, 20 Aprile 2021

Coronavirus, riaperture al buio: "Così si rischia un nuovo picco all'inizio dell'estate"

L'analisi e l'allarme della Fondazione Gimbe: "La vertiginosa rincorsa alle riaperture ha preso il sopravvento rispetto ad una scrupolosa programmazione sanitaria della fase 2 su cui non mancano criticità". I dati sull'andamento dei contagi fotografano ancora il periodo del lockdown: ecco perché aumenta il rischio di una seconda ondata

Militari dell'Esercito italiano durante un'operazione di sanificazione della Basilica Don Bosco, Roma 13 maggio 2020. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Coronavirus e fase 2: ci siamo. Per decidere sulle riaperture differenziate delle attività annunciate per lunedì 18 maggio, sono attesi per oggi i dati del monitoraggio del ministero della Salute. Questi dati riguardano il tasso dei nuovi contagi, il tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva e in area medica, la stima aggiornata del valore di Rt (erre con t), un parametro - quest'ultimo - che rappresenta il numero medio di infezioni prodotte da ciascun individuo infetto dopo l'applicazione delle misure di contenimento dell'epidemia. L'indice di contagiosità Rt in Italia oscilla molto nelle varie regioni.

Ma l'Italia è pronta a riaprire in sicurezza? La Fondazione Gimbe - che dal 2010 si batte per aumentare la qualità dell'assistenza sanitaria con attività indipendenti di ricerca, formazione e informazione scientifica - ha effettuato un monitoraggio indipendente nella settimana 7-13 maggio: i dati confermano sia il costante alleggerimento di ospedali e terapie intensive, sia il rallentamento di contagi e decessi. Nel dettaglio, nel periodo preso in considerazione abbiamo avuto:

  • Casi totali: +7.647 (+3,6%)
  • Decessi: +1.422 (+4,8%)
  • Ricoverati con sintomi: -3.597 (-22,8%)
  • Terapia intensiva: -440 (-33,0%)

Numeri che alimentano l'ottimismo e invitano ad anticipare riaperture di attività e servizi. "Dall'altro lato, però, bisogna essere consapevoli che l'epidemia è ancora attiva e che in Italia si stimano 3-4 milioni di persone contagiate e che i soggetti asintomatici rappresentano una fonte certa di contagio", commenta Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe. "Tuttavia, nel dibattito pubblico delle ultime settimane la vertiginosa rincorsa alle riaperture ha preso il sopravvento rispetto ad una scrupolosa programmazione sanitaria della fase 2 su cui non mancano criticità - continua Cartabellotta -. Dall’assenza di una strategia di sistema ai problemi di approvvigionamento di mascherine e reagenti per i tamponi; dalla mancata applicazione di misure per spezzare la catena dei contagi alle autonome interpretazioni regionali delle evidenze scientifiche su test diagnostici e trattamenti".

Ecco perché la Fondazione Gimbe pone l'accento sulla gestione sanitaria della fase 2 ed esorta alla massima prudenza nelle riaperture. Da un'analisi indipendente di Gimbe sulla relazione tra tempi di contagio, insorgenza dei sintomi e diagnosi risulta che:

  • Il tempo medio tra il contagio e la comparsa dei sintomi è di 5 giorni, con un range da 2 a 14 giorni.
  • I tempi per la conferma della diagnosi dipendono da: richiesta del test, esecuzione del tampone, analisi di laboratorio e refertazione. Secondo i dati forniti dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss), il tempo mediano tra insorgenza dei sintomi e conferma diagnostica è stato di 10 giorni nel periodo 21-30 aprile e di 9 giorni nel periodo 1-6 maggio.
  • La comunicazione dei nuovi casi dalle Regioni alla Protezione Civile non è immediata: i frequenti ricalcoli testimoniano ritardi non quantificabili in assenza di maggiori dettagli.

In base a queste tempistiche, l’impatto dell’allentamento del lockdown avvenuto lo scorso 4 maggio potrà essere valutato solo tra il 18 maggio e la fine del mese, peraltro presupponendo - sottolinea la Fondazione - che la comunicazione dalle Regioni alla Protezione Civile avvenga in tempo reale. In sostanza, i dati sull’andamento dei contagi che informeranno le eventuali riaperture del 18 maggio fotografano ancora la fase di lockdown e anche il valore di Rt viene calcolato sui dati delle due settimane precedenti come precisato dall’Iss: "Poiché la diagnosi di infezione da coronavirus SARS-CoV-2 può avvenire anche due o tre settimane dopo l’infezione per via del tempo di incubazione (fino a 14 giorni) e dei tempi intercorsi tra l’inizio dei sintomi, la ricerca di assistenza medica e il completamento dei test di laboratorio, il valore di Rt può essere stimato solo fino a circa 15 giorni nel passato".

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"Se lo scorso 8 maggio l’Istituto Superiore di Sanità ha reso noti i valori di Rt riferiti al 20 aprile - precisa Nino Cartabellotta - domani potrà comunicare quelli riferiti al 27 aprile e solo tra due settimane conosceremo gli Rt conseguenti all’allentamento del 4 maggio". Dunque, è la conclusione di Gimbe, se le riaperture annunciate per il 18 maggio si basano esclusivamente sul tasso di occupazione di posti letto in terapia intensiva e in area medica, tutte le Regioni sono pronte perché il dato è molto affidabile e soprattutto disponibile in tempo reale. Ma se, al contrario, entrano in gioco i casi notificati alla Protezione Civile e il valore di Rt, "bisogna essere consapevoli che le decisioni in questo momento non possono per definizione essere informate dai dati perché l’impatto dell’allentamento del lockdown sarà misurabile solo a partire dalla prossima settimana".

Riaprire su dati parziali aumenta il rischio di un nuovo picco all'inizio dell'estate. E' questa la conclusione di Gimbe: "Il “contagioso” entusiasmo per la fase 2 - conclude Cartabellotta - sta generando un pericoloso effetto domino sulle riaperture rischiando di vanificare i sacrifici degli italiani. Infatti, decidere la ripresa di attività e servizi sulla base di dati che, occupazione di posti letto a parte, riflettono ancora il periodo del lockdown, aumenta il rischio di una seconda ondata all’inizio dell’estate".

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