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Domenica, 26 Maggio 2024
Immigrazione

Per 83mila visti arrivano 240mila richieste: "Mancano 100mila lavoratori"

Il click day del decreto flussi in overbooking in appena un'ora: al termine delle verifiche, si procederà con la revoca o con il nullaosta che consentirà ai lavoratori di ottenere il visto di ingresso

Per 89mila posti disponibili sono arrivate 240mila domande per l'ingresso in Italia di lavoratori stranieri: è il risultato - parziale - del click day previsto dal decreto flussi che concede tempo fino al 31 dicembre 2023 per presentare la domanda. Come ampiamente pronosticato alla vigilia si è andati in overbooking ad appena un'ora con richieste triple rispetto alle quote concesse.

Alle 9.00 di oggi - ricorda il Viminale - è iniziato l'invio delle domande per l'ingresso di lavoratori stranieri per motivi di lavoro subordinato, anche stagionale, nell'ambito delle quote fissate in 82.705 unità: alle 19, le istanze pervenute sono già oltre 240 mila. "Le domande presentate - spiega il ministero - saranno distribuite per ambito provinciale a ciascuno Sportello unico per l'immigrazione, che procederà a istruirle, tramite un sistema informatico dedicato, nel rispetto del limite delle quote che saranno comunicate in via telematica dal ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali".

Le quote di ingresso previste dal decreto flussi riguardano in particolare i lavoratori agricoli, ma anche quelli dell'autotrasporto, dell'edilizia, del settore turistico-alberghiero, della meccanica, delle telecomunicazioni e della cantieristica navale. Le associazioni di categoria di colf e badanti denunciano l'esclusione dal provvedimento mentre a chiedere un ulteriore provvedimento per consentire nuove quote di ingresso è la Coldiretti che stima in 100 mila lavoratori la manodopera mancante nelle campagne in vista della primavera.

Al termine delle verifiche, si procederà con la revoca o con il nullaosta che consentirà ai lavoratori di ottenere il visto di ingresso.

"Oggi si è fatto il click day e quindi la prenotazione dei flussi. Ora noi dobbiamo guardare a un tema più complesso, quello dell'incrocio tra domanda e offerta di lavoro, non legato ovviamente solo al tema della migrazione, e quindi a come gestire il lavoro degli immigrati. Ma in generale a come integrare al lavoro tutti quelli che oggi sono fuori dal mercato", ha detto il ministro Calderone che apre anche alla possibilità di "altre forme di ingresso al lavoro". "Il decreto approvato recentemente - sottolinea - prevede una programmazione triennale, e anche un percorso legato alla formazione nei Paesi d'origine. Quindi un ingresso di lavoratori che hanno già una prima formazione che poi andrà consolidata nei contesti aziendali".

Inevitabile monta anche la polemica politica con il Pd che accusa il governo Meloni di navigare a vista "non avendo assoluta contezza della realtà". "Si adotti subito un decreto aggiuntivo che allarghi significativamente le maglie delle autorizzazioni per gli ingressi stagionali - afferma Stefano Vaccari, capogruppo Pd in commissione Agricoltura della Camera -. Giù la maschera, basta propaganda e più fatti concreti".

Ad alimentare la polemica è anche Assindatcolf, il sindacato dei datori di lavoro domestico. "Nessun click day oggi per le famiglie datrici di lavoro domestico, rimaste ingiustamente escluse a causa di una mancata programmazione che va avanti da oltre 12 anni e che sta rendendo figure come colf e badanti irreperibili sul mercato del lavoro", l'accusa del presidente Andrea Zini -. Al governo e al ministro Calderone chiediamo di allargare le maglie del decreto flussi, prevedendo quote anche per il settore domestico. Per soddisfare le esigenze delle famiglie servirebbero 23mila nuovi lavoratori non comunitari l'anno, 68 mila nel triennio 2023-2025". P

er la Coldiretti, invece, all'appello - in vista della primavera - mancano 100 mila lavoratori. A soffrire maggiormente sono le regioni dove è richiesto un grande impegno di manodopera come il Trentino, soprattutto per la raccolta delle mele, o il Veneto per la raccolta degli ortaggi e delle fragole, ma anche il Friuli Venezia Giulia, il Lazio o la Campania.

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