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Martedì, 16 Aprile 2024
Il caso di Senago

L'altra Giulia uccisa a 29 anni dal fidanzato: cosa succede ora

Due femminicidi quasi fotocopia. Alessandro Impagnatiello, come Filippo Turetta, rischia l'ergastolo. Il barman del salotto di Milano ha ucciso Giulia Tramontano e ha nascosto il cadavere. Tutti i retroscena del processo che comincerà a gennaio. La sorella della vittima: "La mia famiglia da raccogliere con il cucchiaino"

Giulia Cecchettin, 22 anni, e Giulia Tramontano, 29 (nella foto sopra). La scomparsa. Le ricerche. L'attesa. La scoperta del cadavere. Due femminicidi quasi fotocopia. E la stessa figura, come colpevole: il loro fidanzato o ex fidanzato. Filippo Turetta, 22 anni, è stato arrestato per la morte della ragazza di Vigonovo, in Veneto. Alessandro Impagnatiello, 30 anni, sarà processato a gennaio a Milano per l'omicidio che risale alla scorsa primavera a Senago, in Lombardia. In gioco per tutti e due c’è l’ergastolo.

Alessandro Impagnatiello entrerà in aula da reo confesso per aver ucciso Giulia Tramontano, la sua fidanzata al settimo mese di gravidanza. Del loro figlio avevano già deciso il nome. Volevano chiamarlo Thiago. Era il 27 maggio 2023. Trentasette coltellate inferte, come dichiarato dall’imputato: “Senza un reale motivo.” Colpa dello stress che gli suscitava quella relazione.

Così Alessandro Impagnatiello ha assassinato Giulia Tramontano

L’imputato ha poi tentato due volte di dare fuoco al cadavere, senza successo, per poi abbandonarlo tra le sterpaglie, non lontano da casa. Per il trasporto del corpo ha usato un carrellino, tipo quelli che si usano nei supermercati. Le indagini sono state concluse in pochi giorni.

Giulia Tramontano, 29 anni, e Giulia Cecchettin, 22 anni-3

Giudizio immediato. È quanto ha richiesto la Procura di Milano, rappresentata dall’aggiunta Letizia Mannella e dal pubblico ministero Alessia Menegazzo. Il processo si svolgerà davanti alla Corte d’Assise. L'accusa contesta al barman anche quattro aggravanti per il delitto: la crudeltà, la premeditazione, i futili motivi e l'aver accoltellato la propria convivente incinta (nella foto sopra, Giulia Tramontano, 29 anni, a sinistra, e Giulia Cecchettin, 22 anni).

Sembra evidente che per l’avvocato dell’imputato, Samanta Barbaglia, sarà un percorso in salita. La massima pena, come ovvio, è invocata dall’avvocato Giovanni Cacciapuoti, che assiste la famiglia Tramontano, mamma Loredana, papà Franco e i fratelli Chiara e Mario. Il legale, come ha già dichiarato, spera “che sia riconosciuta l’aggravante della premeditazione”.

Impagnatiello avvelenava Giulia. Gli esperti dell’Istituto di medicina legale hanno consegnato la loro relazione alla pm Alessia Menegazzo e all’aggiunta Letizia Mannella lo scorso mese di settembre. Il risultato dell'esame tossicologico dimostra che Impagnatiello somministrava da mesi del topicida a Giulia. Tracce sono state trovate nel corpo della vittima e nel feto. Con tutta probabilità l’attività di avvelenamento si protraeva dall’inverno precedente, quando la ragazza era rimasta incinta. “Nell’ultimo mese e mezzo la dose era stata pure incrementata”, spiegano gli investigatori.

La doppia vita del barman e il salotto della Milano da bere

Sul computer del barman, la Procura ha trovato due ricerche su Google significative per le indagini: “Come avvelenare una donna incinta” e “come avvelenare un feto”. Come un puzzle che s’incastra alla perfezione, o una profezia che si autoavvera, nello zaino di Impagnatiello è stata trovata una confezione di topicida aperta.

Alessandro Impagnatiello, 30 anni, al bancone di un bar

“Sembrava così amabile e sicuro”, dicevano i suoi clienti. Così appariva, dietro al bancone dell'esclusivo locale in cui lavorava Alessandro Impagnatiello (nella foto sopra), barman al Bamboo, il bar lounge di tendenza aperto all’interno dell’Hotel Armani in via Manzoni 31, nel salotto chic di Milano. Nelle immagini in rete lo si può vedere preparare un cocktail Martini, gin extra dry con vermouth bianco, infuso in pistilli di zafferano. “Poi mi do al cinema”, afferma in un video, mentre mostra sorridente il suo capolavoro.

Giulia pensava di essere l’unica, ma... Impagnatiello intratteneva un’altra storia da un anno con una collega di 23 anni, Allegra C. La ragazza era all’oscuro della convivenza di Alessandro con un’altra donna. Pure lei pensava di essere l’unica, anche se qualche sospetto cominciava ad affiorare.

L'incontro tra Giulia e Allegra, due donne tradite dallo stesso uomo

Allegra attendeva un bambino da lui. Ma in qualche modo Impagnatiello era riuscito a convincere Allegra ad abortire, durante il mese di febbraio. Giulia, in quel frangente, era già oltre il terzo mese di gravidanza. E così ci si avvicina all'omicidio (nella foto sotto, i carabinieri nell'appartamento di Senago dove Giulia Tramontano è stata uccisa).

I rilievi dei carabinieri nella casa di Giulia Tramontano

Lo stress aumenta. Impagnatiello è investito dai sospetti di Allegra sull’esistenza di un’altra donna. Ha scoperto delle foto nel suo cellulare, sono state scattate durante una vacanza. Giulia mostra il pancione accarezzandolo. La situazione precipita.

Tra i due s’accende una discussione. Allegra attacca: “Cosa sono queste fotografie? Ancora questa qui?”. Lui si difende: “Ma no… soffre…”. La ragazza non ci sta. “Ma è incinta! E di che soffre?”. Alla fine, per chiudere la discussione Alessandro butterà lì che soffre di disturbo bipolare.

Nel panico l’uomo produce un falso test di gravidanza. Artefatto in malo modo usando il suo tablet, con cui cerca di dimostrare che il figlio nel grembo di Giulia non è suo. Il tentativo maldestro ha vita breve, anzi. Così facendo Allegra scopre il nome dell’altra, che fino a quel momento era solo una presenza effimera e si appropria del suo numero di cellulare.

Il chiarimento al Bamboo Bar quando Impagnatiello è assente

Giulia e Allegra si incontrano e le menzogne crollano. Le due donne si danno appuntamento per un chiarimento proprio il 27 maggio, alle 17, poche ore prima che Giulia venga assassinata dal suo convivente. È un chiarimento che smonta le menzogne. Giulia lì per lì non vuole vedere l’altra. Per convincerla Allegra le manda le foto della casa dove si incontrava con Alessandro (nell'immagine sotto, poche ore prima dell'arresto) e così Giulia scopre che è il loro appartamento dove convivono a Senago, paese di oltre ventimila abitanti nell'area metropolitana di Milano.

Alessandro Impagnatiello, imputato per l'omicidio di Giulia Tramontano (foto Claudio Furlan-LaPresse)

“Ma è… la mia casa…”, resta interdetta Giulia. Allegra insiste dicendole che lui giurava di viverci da solo. Le scoperte non finiscono qui. Allegra racconta a Giulia d’aver visto le sue foto incinta sul cellulare di Alessandro: “Ha detto che il figlio non è suo…”. E di fronte all’evidenza, Allegra convince Giulia a raggiungerla: “Vieni da me. Parliamo Giulia. Abbiamo bisogno di parlare. Vieni al Bamboo Bar”.

L’incontro rivela dettagli impensabili. Giulia apprende in un attimo che Alessandro, quando portava Allegra nel loro letto, nascondeva tutte le sue cose. L’accappatoio, le fotografie, lo spazzolino da denti… ogni cosa che potesse essere riconducibile alla sua persona.

La sorella Chiara Tramontano: "Siamo da raccogliere con il cucchiaino"

Alessandro non è in servizio al bar. Giulia lascia via Manzoni. È furente. Vuole affrontarlo ed è il suo errore. Le telecamere di videosorveglianza inquadrano le due donne ancora per un istante, ferme sul marciapiede, dopo l’incontro. Non c’è complicità, solo tristezza. Giulia troverà la morte, meno di due ore dopo quei fotogrammi sgranati, impressi nella memoria degli schermi a circuito chiuso dell’Hotel Armani.

In quello stesso momento Impagnatiello la sta aspettando nel loro appartamento a Senago. E sta digitando sulla barra di Google: “Ceramica bruciata vasca da bagno.” Dopo averla uccisa tenterà infatti di bruciare il corpo di Giulia. Ci prova ben due volte, senza riuscirci. Da quella sera, sabato 27 maggio, a casa Tramontano, la casa dei genitori, il tempo si ferma. A Chiara, la sorella di Giulia, servono poche parole per descrivere il loro dolore immenso e irreparabile: “La mia famiglia è a pezzi e da raccogliere con il cucchiaino”.

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