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Lunedì, 22 Aprile 2024
Deep fake / Sassari

Giorgia Meloni, il suo volto nei video porno contraffatti: la premier convocata a deporre

La testimonianza in tribunale il 2 luglio, come parte offesa, è stata richiesta in un procedimento per diffamazione a carico di due uomini, padre e figlio, accusati di aver pubblicato nel 2020, su un sito Usa, video hard manipolati con il volto della leader FdI al posto di quello delle attrici a luci rosse

Convocata a deporre a inizio luglio la premier Giorgia Meloni, vittima di un odioso episodio sul web. La testimonianza in tribunale a Sassari, come parte offesa, è stata richiesta in un procedimento per diffamazione a carico di due uomini, padre e figlio, accusati di aver pubblicato nel 2020, su un sito Usa, video hard manipolati con il volto della leader di Fratelli d'Italia al posto di quello delle attrici a luci rosse originali.

I due imputati sono padre e figlio

L'udienza davanti alla giudice Monia Adami è stata fissata per martedì 2 luglio alle 13. Meloni figura nell'elenco dei testimoni del pubblico ministero. I due imputati di Sassari, 73 anni il padre, 40 il figlio, devono rispondere di diffamazione nei confronti di Meloni, che all'epoca non era presidente del Consiglio e che aveva sporto denuncia, dopo che alcuni suoi collaboratori si erano resi conto della diffusione dei video cosiddetti 'deep fake'.

Lo scorso ottobre era stato aperto il procedimento e la premier si è costituita parte civile con l'avvocata Maria Giulia Marongiu, che ha chiesto un risarcimento danni di 100 mila euro. Somma che, se sarà riconosciuta, verrà interamente destinata al fondo per la solidarietà alle vittime di violenza, istituito presso il ministero dell'Interno. L'avvocata della presidente del Consiglio in una precedente udienza aveva spiegato che la decisione della premier "vuole essere un messaggio rivolto a tutte le donne vittime di questo genere di soprusi a non avere paura di denunciare".

I video hard falsi di Meloni diffusi nel 2020

Oggi l'avvocato dei due imputati si è opposto alla richiesta della legale di Meloni di non sentire la sua assistita in tribunale. Secondo la difesa, invece, la testimonianza della presidente del Consiglio è necessaria, e la giudice l'ha disposta, concordandone con la parte offesa la data.

Le indagini erano state svolte dalla polizia postale. Non era stato difficile per gli esperti di informatica risalire ai due uomini a partire dal nickname usato sul sito web e poi dall'utenza telefonica da cui erano stati diffusi i video falsi. La casa del quarantenne era stata perquisita. Secondo l'accusa, i filmati hard erano stati modificati attraverso software grafici. Per il padre, il difensore ha presentato istanza di messa alla prova e la giudice deciderà in un'udienza fissata per la prossima settimana. Il figlio sarà giudicato con rito ordinario.

Video hard deep fake: un terremoto che riguarda tutti

I video deepfake sono un terremoto che riguarda tutti: iperrealistici, generati dai nuovi software di intelligenza artificiale a partire dalle nostre immagini, cominciano a spopolare in rete. La stragrande maggioranza sono porno e le vittime sono soprattutto donne, vittime di revenge porn e sfruttamento della propria immagine per fini sessuali, ma presto potrebbero minare anche le nostre democrazie: lo abbiamo raccontato in questo articolo tempo fa.

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