Sabato, 6 Marzo 2021
Napoli

La ribellione del caffè a Napoli contro la Campania zona arancione

"No, non ce lo potete togliere. E che facciamo, gli acquafrescai?", dicono i baristi che disobbediscono a De Luca. Che nell'ultima ordinanza ha deciso che dopo le 11 negli esercizi pubblici si può servire solo acqua minerale

A Napoli va in scena la ribellione del caffè contro l'ordinanza del presidente della Regione Vincenzo De Luca che ha portato la Campania in zona arancione da domenica 20 dicembre con l'annesso divieto di servire qualcosa di diverso dall'acqua dopo le 11 di mattina.

La ribellione del caffè a Napoli contro la Campania zona arancione

I baristi napoletani infatti hanno deciso di "disobbedire" a De Luca: "No, il caffè non ce lo potete togliere. E che facciamo, gli acquafrescai?", dicono oggi al Mattino che riporta le confidenze dei gestori: "Paura della multa? Vabbè, mi guardo intorno. Ci manca solo la multa, già stiamo messi bene. Ma lo voglio vedere un vigile che viene qui a farmi il verbale perché ho servito un caffè dopo le 11. Jamme, è una barzelletta questa legge". L’ultima ordinanza del governatore sancisce non solo la zona arancione al posto di quella gialla "concessa" dal ministero della Salute dopo il calo dei numeri dell'epidemia, ma "per i bar e gli altri esercizi di ristorazione, dalle ore 11, divieto di vendita con asporto di bevande alcoliche e non alcoliche, con esclusione dell’acqua".

Con questa decisione la Regione vuole evitare gli aperitivi all’aperto, ovvero impedire quei tradizionali gruppetti di amici che nelle feste si vedono all’esterno dei bar, a ora di pranzo o nel pomeriggio, per bere e farsi gli auguri. "Siamo d’accordo ma che c’entra il caffè? - si domanda il titolare di un Bar Tabacchi di Chiaiano a colloquio con il Mattino  - Come ha indicato l’esclusione dell’acqua non poteva escludere anche il caffè? Un bar mica vive di acqua minerale". Nell'ordinanza sono previste le seguenti misure di prevenzione e contenimento del contagio da Covid-19. Con efficacia dal 20 dicembre 2020 e fino al 23 dicembre 2020:

  • 1. Confermate tutte le misure vigenti alla data odierna per effetto di disposizioni statali - ivi comprese quelle di cui all'art.2 del DPCM 3 dicembre 2020 (cd. "zona arancione") - nonché regionali (Ordinanza n. 96 del 10 dicembre 2020 su controlli degli arrivi e limitazioni alla mobilità sul territorio regionale).
  • 2. Divieto per i bar e gli altri esercizi di ristorazione, dalle ore 11,00 del mattino, di vendita con asporto di bevande alcoliche e non alcoliche.
  • 3. Per tutto l'arco della giornata, divieto di consumo di cibi e bibite, anche non alcoliche, nelle aree pubbliche ed aperte al pubblico, ivi comprese le ville e i parchi comunali;
  • 4. Per tutti gli esercizi commerciali, obbligo di misurazione della temperatura corporea agli avventori all'ingresso dei propri locali e di inibire l'ingresso laddove la temperatura risulti superiore a 37,5 ° C.
  • 5. Raccomandazione ai Comuni e alle altre Autorita' competenti di intensificare la vigilanza e i controlli sul rispetto delle disposizioni vigenti, in particolare nelle zone della cd. "movida"
  • 6. Raccomandazione ai Comuni ai fini dell'adozione, laddove necessario, di provvedimenti di chiusura temporanea di specifiche aree pubbliche o aperte al pubblico in cui sia impossibile assicurare adeguatamente il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro, ai sensi delle disposizioni vigenti, nonche' delle disposizioni di cui al precedente punto 3. 

Autocertificazione, spostamenti e zona rossa: cosa succede dal 24 dicembre

Lo stop alle proteste dei ristoratori

Intanto si sono fermate le proteste dei ristoratori a cui l'ordinanza ha tolto gli ultimi quattro giorni di lavoro prima della zona rossa a partire dal 24 dicembre proclamata dal governo.  "Questi giorni - spiega all'Ansa Massimo Di Porzio, presidente del settore ristorazione nell'ambito di Confcommercio - sono ormai andati e le proteste si fermano, ma spero sia arrivato il segnale alla Regione della necessità di avere un dialogo con le parti sociali, almeno per avvisarle di decisioni che stanno per essere prese e che hanno effetto sulle imprese. Non possiamo permettere che accada mai più di vedere ristoratori fare la spesa, investire migliaia di euro sapendo che per qualche giorno si può aprire e poi trovarsi spiazzati. Intanto vorremmo dei chiarimenti sull'ipotesi di risarcimenti regionali che sono stati promessi agli esercizi di ristorazione".

E intanto c'è il problema della variante inglese del coronavirus: da domani tutti coloro che sono arrivati a Napoli dalla Gran Bretagna e dall'Irlanda del Nord negli ultimi 14 giorni dovranno andare sul sito web dell'Asl Napoli 1 e comunicarlo. Saranno poi convocati dall'Asl Napoli 1 al 'Frullone' dove saranno sottoposti al tampone. I voli sono sospesi, ma l'Asl è al lavoro già da ieri per valutare tutti coloro che sono già a Napoli "grazie anche alla grandissima reazione immediata - spiega Verdoliva - dell'unità di crisi regionale, che ha organizzato la stazione tamponi in poche ore con l'Istituto Zooprofilattico". Una reazione che ha permesso che i tamponi siano stati effettuati ai passeggeri dei due voli che erano partiti prima dell'ordinanza di chiusura alla GB e che quindi in volo si sono ritrovati con l'obbligo di fare controlli. 

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