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Mercoledì, 21 Febbraio 2024
Salute

Cosa sono e come riconoscere i disturbi visuo-costruttivi causati dal Covid lieve

Uno studio ha rilevato che una percentuale elevata di chi non sviluppa una forma grave della malattia soffre di un deficit che non gli consente di svolgere correttamente attività quali disegnare, copiare e organizzare correttamente figure geometriche

Nell'ultima settimana si è verificato un nuovo rialzo dei contagi da Covid-19 nel nostro Paese, dove è stato superato il milione di casi. A trainare la nuova ondata, anomala per il periodo estivo, è Omicron BA.5, “uno dei virus più contagiosi mai visti” secondo epidemiologo Carlo La Vecchia, docente di Statistica medica dell’Università di Milano. Gli occhi sono tutti puntati su Omicron 5, più contagiosa delle sottovarianti precedenti ma dai sintomi meno gravi rispetto alla Delta. Sino ad ora la ricerca ha indagato soprattutto le conseguenze del Covid grave, tuttavia la gran parte dei pazienti sviluppa una forma lieve o moderata, come ha anche riportato l’OMS: al 10 febbraio 2022 sono stati stimati oltre 402 milioni di casi confermati, di cui più di 320 milioni (80%) hanno avuto una forma da lieve a moderata. Una preoccupazione crescente degli esperti è il Long Covid - l’insieme dei disturbi e delle manifestazioni cliniche, come affaticamento, mal di testa, compromissione cognitiva, dispnea e anosmia, che persistono dopo l’infezione - identificato in circa il 5% dei pazienti un mese dopo l'infezione e fino al 2% dopo quattro mesi. Dati recenti hanno mostrato che anche il Covid lieve è correlato a sintomi di lunga durata, comprese manifestazioni neurologiche e psichiatriche, e sintomi persistenti, in circa il 30% di quei pazienti, con una prevalenza crescente negli individui anziani. 

Diversi studi avevano già rilevato la cosiddetta “nebbia cognitiva” da Long Covid, una sorta di rallentamento e stanchezza mentale che colpisce le persone guarite ma che hanno difficoltà di concentrazione e provano fatica nello svolgere attività quotidiane come lavorare, guidare la macchina o fare la spesa. Ora, un gruppo di ricerca guidato dagli scienziati dell'Università Federale del Minas Gerais (in Brasile) ha riscontrato nei pazienti che avevano avuto una forma lieve di Covid anche disturbi visuo-costruttivi, legati, secondo i ricercatori, alla neuroinfiammazione (una complessa cascata di eventi biologici attraverso la quale si produce uno stato infiammatorio che persiste oltre la normale durata fisiologica, provocando uno condizione patologica progressiva che si innesca durante l’infezione). I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature Molecular Psychiatry.

Cosa sono i disturbi visuo-costruttivi

Le abilità di visuo-costruzione implicano il coordinamento delle abilità fino motorie” (costituite dai movimenti dei piccoli muscoli delle mani e delle dita, polsi, braccia, in stretta connessione con la capacità di coordinare lo sguardo per “condurre” l'azione alla sua corretta realizzazione) con le abilità visuo-spaziali (che consentono la corretta interazione dell'individuo con il mondo circostante), solitamente nella riproduzione di figure geometriche. Questa capacità riguarda non solo l'attitudine dell'individuo a copiare una figura, ma anche a pianificarla e organizzarla. Chi ha un deficit visuo-costruttivo non riesce a manipolare mentalmente oggetti bidimensionali e tridimensionali, né a disegnare, copiare, pianificare e organizzare correttamente figure geometriche. Gli individui che hanno difficoltà deficit visuo-costruttivi spesso hanno difficoltà a svolgere compiti quotidiani come l'aritmetica, la guida e la scrittura, e, inoltre, possono apparire impacciati e poco inclini all'attività sportiva. È questa condizione può avere un forte impatto sulla qualità della vita.

Lo studio

I ricercatori hanno reclutato 192 pazienti, prevalentemente donne (71%), con sintomi da Long Covid che avevano avuto forme gravi o lievi di Covid-19. Il campione aveva un’età media di 38 anni, era altamente istruito (66% con una laurea o post laurea) e con una condizione socioeconomica media secondo gli standard brasiliani (62%). Per quanto riguarda l'infezione da Covid-19, solo il 6% era stato ricoverato durante la fase acuta della malattia. I sintomi più riportati sono stati mal di testa (77%), mialgia (68%) e anosmia (64%).

Gli scienziati hanno prima valutato la salute fisica e mentale e la storia dei sintomi neurologici con questionari, poi effettuato una valutazione neuropsicologica con l’esame neurologico e la risonanza magnetica strutturale cerebrale (MRI), e, infine eseguito esame chiamato Neuroimaging FDG-PET (che rileva la mappatura della struttura e funzione del sistema nervoso) per fare luce su presunti cambiamenti cerebrali e meccanismi alla base dei sintomi di lunga durata.

Quasi il 50% dei pazienti con Long Covid ha sintomi psichiatrici

Per quanto riguarda la salute mentale, 91 partecipanti (il 48%) hanno mostrato sintomi psichiatrici non psicotici, quali segni di depressione (49%), ansia (53%), rabbia (47%) e disturbi del sonno (50%). Per quanto riguarda, invece, i cambiamenti cognitivi, il 51% ha segnalato problemi quotidiani soggettivi con il pensiero/o la memoria, il 39% problemi con il giudizio e il 34% nel ricordare gli appuntamenti.

“La morte e l'insicurezza riguardo il futuro - hanno spiegato i ricercatori - sono potenti fattori di stress psicologico, e l'isolamento sociale provoca la perdita di attività educative, lavoro strutturato e problemi di salute mentale. Documenti storici suggeriscono che anche le precedenti pandemie influenzali del XVIII e XIX secolo sono state contrassegnate da una maggiore incidenza di sindromi neuropsichiatriche, come insonnia, ansia, depressione, mania, psicosi, suicidio, delirio, e processi neuromuscolari o demielinizzanti. Questi sintomi di solito compaiono durante la fase virale acuta o in periodi successivi dopo l'infezione, nei pazienti guariti. Pertanto, c'erano tutti i presupposti per pensare anche che i sintomi neuropsichiatrici di lunga durata potessero essere associati al Covid-19”.

Covid, quante volte possiamo reinfettarci (e dopo quanto tempo)

1 paziente su 4 con Long Covid ha disturbi da visuo-costruzione

Per quanto riguardo la valutazione neuropsicologica, i ricercatori non hanno trovato differenze significative nella maggior parte dei test neuropsicologici cui hanno sottoposto i pazienti, tuttavia hanno riscontrato un tasso di compromissione atipicamente alto (26%) con il test per valutare le abilità visuocostruttive, il Rey-Osterrieth Complex Figure Test (ROCF), un test in cui agli esaminandi viene chiesto di riprodurre un disegno a linee complicato, prima copiandolo a mano libera (riconoscimento) e poi attingendo dalla memoria (richiamo).  In circa un quarto dei soggetti che avevano avuto il Covid lieve, i ricercatori hanno rilevato “uno specifico deficit visuo-costruttivo, che era associato a cambiamenti nell'imaging cerebrale molecolare e strutturale, e correlato con la sovraregolazione dei marcatori immunitari periferici”, come si legge nell'abstract dello studio.

“I risultati - hanno dichiarato i ricercatori - forniscono prove del carico neuroinfiammatorio che causa il deficit cognitivo, in una frazione già ampia e in crescita della popolazione mondiale. E’ necessaria una comprensione e un follow-up più completi del deterioramento cognitivo, conseguenza del Covid lieve".

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