Giovedì, 29 Luglio 2021
Salute

Il Long Covid compare nel 14% dei positivi e dura 4 mesi: gli effetti su cuore e sonno

"I dati suggeriscono che la gravità dei sintomi iniziali possono essere usati per predire quanto impiegherà il paziente a guarire dall’infezione", dichiara uno degli autori dell'ultimo studio pubblicato sulla rivista medica Jama Network Open

(Foto d'archivio)

Sono oltre quattro milioni gli italiani che, da inizio pandemia, hanno contratto il Covid-19. Molti di loro, anche dopo l’esito negativo del tampone, hanno continuato a manifestare disturbi come tosse, mancanza di respiro, stanchezza, mal di testa, palpitazioni, dolore toracico, dolori articolari, depressione e insonnia. Sintomi che caratterizzano l’ormai nota sindrome del Long Covid (o del Covid Lungo), una patologia che può compromettere la piena ripresa delle normali attività di vita quotidiana dell’ex paziente e che può riguardare non solo chi ha contratto l’infezione in forma grave ma anche i paucisintomatici e gli asintomatici. Per indagare tale patologia e le conseguenze a lungo termine che questa può portare, sono partiti, negli ultimi mesi, diversi studi osservazionali che monitorano gruppi di pazienti Covid dall’atto del ricovero fino a sei mesi dalla dimissione. Tra questi c'è uno studio, pubblicato di recente sulla rivista medica Jama Network Open, dal quale è emerso che il Long Covid compare nel 14% delle persone che si infettano e dura in media quattro mesi.

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Lo studio 

I ricercatori hanno confrontato i dati di 641 individui con malattie respiratorie, ma negativi al Covid, con quelli di 243 volontari positivi. Attraverso strumenti come fitness tracker, smartwatch e altri dispositivi indossabili, hanno monitorato le variazioni nel battito cardiaco, nel ritmo sonno-veglia e nell'attività fisica, notando che questi parametri impiegano molto più tempo a tornare normali in chi è stato colpito dal Sars-Cov-2. In media la frequenza cardiaca a riposo nei pazienti Covid non ritorna normale prima di due mesi e mezzo, l'attività fisica prima di un mese mentre il ritmo sonno veglia si regolarizza intorno al giorno 24 dalla diagnosi. Per chi invece ha il 'Long Covid', il 14% del campione considerato, i sintomi durano molto più a lungo, con la frequenza cardiaca che rimane più alta del normale per quattro mesi. Secondo lo studio, spiegano i ricercatori, “chi ha la forma 'cronica' della malattia di solito ha sintomi più gravi all'inizio rispetto a chi non la sviluppa”. "I nostri dati - afferma Jennifer Radin dello Scripps Research Translational Institute, uno degli autori - suggeriscono che la gravità dei sintomi iniziali, a partire dall'alterazione della frequenza cardiaca, possono essere usati per predire quanto impiegherà il paziente a guarire dall’infezione. In futuro, con un campione più numeroso, sarà possibile capire perché le persone hanno sintomi diversi l'una dall’altra”.

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