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Venerdì, 1 Luglio 2022
Seregno / Monza e della Brianza

Il ragazzo che organizza una grigliata con 17 persone senza dire a nessuno che è positivo al virus

Succede a Seregno, in provincia di Monza, dove i carabinieri hanno interrotto il party abusivo multando gli ospiti e denunciando il padrone di casa

Era positivo al coronavirus e, ovviamente, sottoposto alla misura della quarantena, ma non ha voluto rinunciare a trascorrere una giornata di festa con gli amici. 

Così il lunedì di Pasquetta, un 25enne di Seregno - in provincia di Monza e Brianza - ha acceso il barbecue, preparato da bere e messo la musica accogliendo i suoi ospiti: una quindicina di persone in tutto. E a loro pare non abbia detto di essersi sottoposto a tampone, tacendone anche l'esito. A interrompere il party abusivo all'interno di una villa del centro città sono stati i carabinieri della compagnia di Seregno che in seguito a una segnalazione si sono presentati ai cancelli dell'abitazione.

Al momento del controllo carabinieri hanno identificato nove giovani - ragazzi e ragazze della zona tra i 20 e i 25 anni provenienti da Seregno, Meda, Giussano e Lissone - contestando loro le previste violazioni in materia anti-contagio. I conti però non tornavano e all'appello sembrava mancare qualcuno e infatti, dopo diverse ore, forse stremati dal "nascondino" forzato, da alcuni angoli dell'abitazione sono venuti fuori altri otto giovani. Anche per loro è scattata una multa da 400 euro.

La festa organizzata da proprietario positivo al coronavirus

La situazione si è invece complicata per il proprietario di casa che, in seguito a ulteriori accertamenti, i carabinieri hanno scoperto essere positivo al Sars-Cov-2 e quindi sottoposto ancora al regime della sorveglianza attiva. Per il 25enne è così scattata una denuncia e tra le pene che si rischiano per la violazione figurano "l'arresto da 3 mesi a 18 mesi" e "una ammenda da 500 a 5.000 euro". Nel caso in cui si fossero verificati eventuali ulteriori contagi in seguito all'apisodio si potrebbe invece profilare il reato più grave di epidemia colposa. 

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