Lunedì, 21 Giugno 2021
Città Reggio Calabria

"Ho gettato una busta con dentro 100 miliardi di euro"

L'imprenditore calabrese Roberto Recordare è indagato dalla Dda perché sospettato di essere la mente economica-finanziaria dei clan. In un'intercettazione racconta di un "bustone di bond e procure" buttato prima di essere perquisito

Foto di repertorio

“Ho gettato in un cestino una busta con 100 miliardi in bond”. È quanto avrebbe detto in una intercettazione riportata dall’Ansa, l’imprenditore Roberto Recordare, indagato dalla di Dda di Reggio Calabria perché sospettato di essere a capo della gestione dei soldi della criminalità organizzata. Secondo la Dda reggina, il compito dell’imprenditore di Palmi, attivo nel settore dell’informatica, era quello di riciclare i proventi di camorra, 'ndrangheta e mafia.Si parla di una cifra enorme: 136 miliardi di euro. Parte della somma, 36 miliardi, "era già pronta in contanti", secondo quanto emerge dalle indagini.

Gli uomini della Dda hanno raccolto una serie di intercettazioni telefoniche dove, riferisce il TgLa7, Recordare “parla con altri soggetti, di movimenti bancari imponenti, viaggi per depositare somme su conti bancari criptati di cui solo lui conosce le chiavi e con l'aiuto di governi ed alti funzionari bancari.Tutto è contenuto in un'informativa confluita nell'ichiesta Eyphemos, sulla potente 'ndrangheta dell'Aspromonte”.

Quella busta da 100 miliardi in bond gettata nella spazzatura

Nell’intercettazione riportata dall’Ansa, l’imprenditore fa riferimento ad una perquizisione da lui subita dalla Guardia di finanza all'aeroporto di Fiumicino. Prima di essere controllato sarebbe riuscito a disfarsi di un "bustone di bond e procure". "Più o meno erano cento miliardi - avrebbe detto Recordare -, qualcosa del genere. Ho preso quella busta e l'ho buttata nella spazzatura. Avevo il bond da 36 miliardi".

Secondo la Dda l’uomo "stava cercando di spostare in paesi extraeuropei e che non subissero l'influenza degli americani, un'ingentissima somma di denaro che era depositata in diversi istituti bancari di vari paesi, anche europei, ma soprattutto in paesi da 'black list' che, comunque, non potevano risultare, ad eventuali controlli, giacché 'nascosti' su conti speciali. Per quanto emerso in numerose conversazioni intercettate gli indagati hanno parlato di una somma che superava i 136 miliardi di euro".

Ma non è tutto: sì perché secondo gli inquirenti, l’imprenditore - ritenuto la mente economica-finanziaria dei clan - potrebbe aver gestito un tesoro ancora più grande: si parla addirittura di 500 miliardi di euro. Di questi 36 erano pronti cash. Gli inquirenti sostengono inoltre che Recordare “aveva la necessità di renderli disponibili ai suoi sodali con operazioni bancarie che dovevano sparire una volta effettuato il trasferimento del denaro”. Il denaro sarebbe poi confluito in carte di credito e di debito, intestate a soggetti arabi o dell’Est Europa, e poi  scaricato con la procedura “off line”. In un computer gli inquirenti avrebbero infatti trovato la foto con tanto di estremi di una carta di credito, intestata a un lituano, con un saldo di 2 miliardi di euro.

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