Domenica, 7 Marzo 2021

Una telefonata di Roberto Bolle nel caso di stupro a Milano (avvertì la polizia inutilmente)

Il ballerino chiamò per lamentarsi della musica ad alto volume in casa di Alberto Genovese. Quando la polizia è arrivata la festa era già finita. E la ragazza stava per essere violentata

Nel caso di Alberto Genovese, accusato di stupro nei confronti di una ragazza di 18 anni nel suo superattico in piazza Santa Maria Beltrade con vista Duomo a Milano, spuntano anche le chiamate dei vicini, che proprio la sera del 18 ottobre avevano telefonato ripetutamente alla polizia per segnalare la musica ad alto volume all'1 e 30 di notte. Tra questi anche l'étoile della Scala Roberto Bolle. 

Una telefonata di Roberto Bolle avvertì la polizia nel caso di stupro a Milano (inutilmente)

La prima volta, riferisce oggi il Corriere della Sera, a chiamare è un altro inquilino: gli agenti arrivano e non entrano in casa come è consuetudine negli interventi per schiamazzi: Genovese abbassa la musica e tutto si risolve così. La seconda volta, quando chiama Bolle, i poliziotti vanno via perché la festa nel frattempo è finita e la musica ormai è stata spenta, ma proprio in quei momenti la ragazza, drogata e semi incosciente, viene torturata ed è "nelle mani del suo aguzzino". Genovese verrà arrestato quasi un mese dopo nell’inchiesta del pm Rosaria Stagnaro coordinata dall’aggiunto Letizia Mannella. Bolle, 45 anni, abita al piano di sotto della "Terrazza Sentimento" (il fondatore di Facile.it, che ha lasciato l'azienda nel 2014, chiamava così il suo superattico). 

Secondo il verbale citato dal quotidiano ad aprire la porta in occasione del primo intervento è Genovese stesso che, "invitato formalmente ad abbassare il volume della musica, acconsentiva e irritato — sottolineano i poliziotti — rientrava all’interno". È evidente che lo stupro non fosse cominciato. La seconda volta tocca a Bolle, e c'è anche un precedente:

A luglio del 2019, infatti, si era presentato al commissariato Centro per rendere «sommarie informazioni» e spiegare che quando si trova a Milano, tra una tournée e l’altra, sente spesso «in ore notturne musica talmente ad alto volume da non riuscireadormine». Per Bolle il riposo è fondamentale, ma lui è quasi dispiaciuto di denunciare: «Il mio carattere è molto mite, quindi non me la sono sentita di andare a lamentarmi, e alla fine sul tardi riuscivo a prendere sonno». Non è il solo ad essere esasperato.

Anche altri hanno denunciato Genovese dopo anni di notti insonni, già dal 2017. Il milionario fondatore di Prima.it aveva addirittura installato un impianto che verificava il livello dei decibel che spesso, come nelle settimane della moda o del Salone del mobile, raggiugnevano livelli altissimi. Ma l’imprenditore mandava un suo legale alle riunioni di condominio conitracciati del suo impianto di misurazione e sosteneva che tutto fosse regolare. 

La ragazza torturata per 24 ore nel superattico con vista Duomo

Le indagini sui complici di Genovese

Intanto le indagini si concentrano sugli eventuali complici di Genovese. "Ho saputo - ha messo a verbale una ragazza secondo quanto riporta l'agenzia di stampa Agi - che girano delle voci su Genovese, nello specifico si dice che lui e la sua ex fidanzata, di cui non so il nome, erano soliti drogare le ragazze alle loro feste private per poi violentarle". Gli stessi occhi elettronici potrebbero aver ripreso altri momenti e altre feste, che avvalorerebbero le dichiarazioni di alcune testimoni: "Ci avevano messo in guardia sul comportamento di Alberto, dicendo che faceva cose strane, mentre un altro nostro amico aveva saputo a sua volta da un'altra ragazza che girava voce che lo stesso mettesse 'roba nei bicchieri. Posso aggiungere inoltre, che sulle voci strane che circolano tra i conoscenti è che metta droga, come cocaina o chetamina, alle ragazze, in modo da stordirle immediatamente".

La ragazza ha raccontato della festa a Villa Lolita a Ibiza: ha detto che il biglietto era stato regalato da lui e che a un certo punto della serata è stata invitata ad assumere cocaina, ovvero una sostanza stupefacente di colore rosa che poteva essere 2cb. Poi dice di non ricordare più nulla "Quando ero in bagno mi sono accorta che il mio top era strappato, ma non avevo più né il reggiseno, né le scarpe. Avevo un sacco di lividi sulle gambe e un forte dolore ai polsi, non riuscivo neanche a ruotarli. Avevo la sensazione di aver subito un rapporto sessuale". 

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