Martedì, 27 Luglio 2021
Cronaca

Autovelox, ricorsi e rompicapi: "Togliamo tutti gli avvisi degli apparecchi"

Dopo la direttiva Minniti che punta a favorire l'impiego diffuso della tecnologia per ridurre drasticamente gli incidenti stradali, arriva la proposta "provocatoria e culturale" dell'Aduc: "Lasciare solo i cartelli con i limiti di velocità"

Autovelox? "Un rompicapo continuo. Per non parlare della certezza del diritto a go-go...". Vincenzo Donvito, presidente dell'Aduc - Associazione per i diritti degli utenti e consumatori - ha le idee chiare su come porre un freno alle distorsioni pratiche e normative generate da una delle maggiori dannazioni degli automobilisti: "Non sarebbe più semplice, visto che i limiti di velocità sono cartelli che comunque ci sono, non mettere nessun avviso della presenza di un autovelox?" - dice - convinto che "secondo noi la soluzione è qui. Ci rendiamo conto che è essenzialmente culturale, ma da qualche parte occorrerà pur partire".

Autovelox, confusione normativa e ricorsi continui

"Abbiamo amministrazioni che vogliono fare cassa in qualunque modo anche violando la legge e giocando di arroganza, auto e moto la cui velocità minima è di difficile controllo, limiti di velocità spesso assurdi e tendenziosi, automobilisti indisciplinati, normativa farraginosa e spesso interpretabile", afferma l'Aduc. "Risultato, la voglia del ricorso assale chiunque sia stato beccato e le amministrazioni ci marciano: è bassissima la percentuale di chi, informato sulla possibile illiceità della postazione autovelox e le buone possibilità di accoglimento del ricorso, procede impugnando la contravvenzione. E mentre i prefetti in genere non accolgono i ricorsi (che spesso sono contro i loro strampalati provvedimenti), raddoppiando l’importo da pagare, molti giudici li accolgono e, o finiscono lì o le amministrazioni fanno ricorso in appello (raramente), più che altro per fare clamore mediatico e scoraggiare chi vorrebbe fare ricorso (difendersi in appello costa talmente tanto che anche se si crede di aver ragione conviene pagare la multa)".

Aumento degli incidenti stradali: la direttiva Minniti

Andiamo con ordine. Pochi giorni fa, il ministro dell'Interno Marco Minniti è corso ai ripari contro quello che lo stesso Dipartimento di Pubblica Sicurezza definisce un "segnale allarmante", l'aumento delle vittime sulle strade italiane, con una direttiva emanata il 21 luglio dall'obiettivo chiaro: prevenire e contrastare i comportamenti che rappresentano le principali cause degli incidenti stradali e sono alla base della crescita esponenziale di quelli mortali, dal mancato uso dell'auricolare a quello delle cinture e del casco alla guida in stato d'ebbrezza o sotto l'effetto di droghe. Come? Con l'uso diffuso della tecnologia.

La direttiva di Minniti è stata emanata il 21 luglio e punta a favorire l'impiego diffuso della tecnologia non solo a fini sanzionatori ma, appunto, con l'obiettivo di ridurre drasticamente gli incidenti stradali. Spetterà ai prefetti dare attuazione alla direttiva. Allegata al documento c'è poi una serie di interventi per migliorare collocazione e utilizzo degli strumenti per il controllo degli eccessi di velocità, alla luce delle novità tecniche e normative. Si va dal costante monitoraggio da parte dei prefetti sulla collocazione dei sistemi di rivelazione della velocità, affinché servano esclusivamente ad esigenze di sicurezza stradale, alla verifica annuale delle apparecchiature. Si prevede inoltre la possibilità di effettuare riprese frontali da remoto, purché si proceda all'oscuramento automatico del veicolo e quindi al non riconoscimento delle persone a bordo, e regole più puntuali per segnalare e rendere visibili le postazioni di controllo della velocità. Le spese di accertamento degli incidenti, che dovranno essere ben circostanziate e documentate, infine, graveranno sul trasgressore.

L'associazione per i diritti degli utenti e dei consumatori continua, citando le nuove istruzioni operative del ministero dell'Interno. "Oggi a questo rompicapo se n’è aggiunto uno nuovo che, in teoria dovrebbe portarci a maggior certezza del diritto. Infatti, “in teoria”, legislazione vigente, mette dei paletti allo strapotere e alle arroganze delle amministrazioni. In pratica complica la vita a tutti, utenti e pubblica amministrazione. Stiamo parlando delle istruzioni operative del ministero dell’Interno allegate alla direttiva sui servizi di polizia stradale dello scorso 21 luglio 2017. In sintesi: le macchinette autovelox che valgono per le due corsie della strada devono essere segnalate in entrambe le direzioni di marcia; sono fuorilegge i cartelli che avvisano della presenza di una macchinetta autovelox che poi… è vuota, cioè finta, senza i dispositivi per la rilevazione; il tratto di strada sottoposto a controllo della velocità deve essere minimo di 500 metri; i misuratori di velocità devono essere sottoposti a taratura periodica annuale. Il loro impiego è consentito solo agli organi di polizia stradale; per la privacy si conferma ciò che è già in vigore: la foto della macchinetta non dovrà mai essere inviata al domicilio del trasgressore e in caso di accesso agli atti i soggetti dovranno essere resi non riconoscibili, sia nella ripresa da dietro che frontale; la distanza massima tra l'autovelox e il segnale di avvertimento resta in quattro chilometri; niente cartelli permanenti che avvisano la presenza dell’autovelox se quella strada non viene utilizzata sistematicamente per i controlli; per i sistemi a puntamento laser, l’automobilista deve poter vedere cartelli e agenti (basta con gli agenti acquattati dietro una macchina o una siepe…); la polizia municipale -una conferma- può accertare le violazioni entro i confini comunali e con esclusione delle autostrade".

La soluzione paventata è un po' provocatoria, un po' culturale. "Si capisce che, oltre a quanto già in vigore, la discrezionalità sarà all’ordine del giorno, soprattutto perché molte amministrazioni se ne fregano e se ne fregheranno altamente di queste disposizioni e faranno multe a go-go, tanto la percentuale di chi ricorre è molto bassa (anche per i costi e l’impegno di accesso ai servizi del giudice di pace). Siccome il nostro impegno è per la certezza del diritto e contro ogni forma di arroganza (soprattutto da parte della pubblica amministrazione) faremo tesoro di queste “nuove” istruzioni operative contro le amministrazioni insolventi, consapevoli che saranno in pochi a fare ricorso. E questo è già un punto di partenza che le vede vincenti in assoluto, non escludendo che questa sia anche la volontà del ministero dell’Interno (la facciata diversa dalla realtà). Ma nel nostro impegno per la sicurezza e la certezza del diritto, ci poniamo da diverso tempo una questione: violare i limiti di velocità non è sano e civile, così come non è sano e civile mettere il conduttore in condizione di violare queste norme (limiti assurdi, applicazioni illegali delle norme, etc)… non sarebbe più semplice, visto che i limiti di velocità sono cartelli che comunque ci sono, non mettere nessun avviso della presenza di un autovelox? Stante la situazione, senza avvisi delle macchinette, è tutto un violare questi limiti, e la sicurezza va a ramengo… Cioè: ce la facciamo ad uscire dalla logica di quei cartelli ridicoli che, per esempio, mettono il limite di velocitaà a 5 Km/h... che forse andavano bene quando c’era la 500 con le marce non sincronizzate e ad ogni cambio bisognava fare una doppietta. Secondo noi la soluzione è qui". 
 

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