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Sabato, 22 Gennaio 2022
Cronaca Rimini

Estorsioni e intimidazioni per entrare nel tessuto economico della Riviera: altro smacco per "zio Pio" De Sisto

La Guardia di Finanza di Rimini ha impedito al 62enne, originario di Napoli, di portare a termine i suoi piani criminali (per l'ennesima volta)

C'era "zio Pio" Rosario De Sisto al comando del gruppo di malviventi finito nel mirino della Guardia di Finanza di Rimini e accusato, a vario titolo, di associazione a delinquere, trasferimento fraudolento di valori, estorsione, usura, abusiva attività finanziaria, furto aggravato, detenzione abusiva di armi, favoreggiamento della prostituzione, simulazione di reato, falso ideologico del privato in atto pubblico, truffa. 

I Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Rimini, con la collaborazione dei colleghi di Avellino, Bari, Caserta, Forlì-Cesena, Milano e Napoli, hanno dato avvio, alle prime luci dell’alba di stamani, ad una vasta operazione di polizia denominata “PAPER MOON 2”, in Emilia Romagna ed in contemporanea in Campania, Puglia e Lombardia, che ha disarticolato il tentativo di soggetti di origine campana, quasi tutti pregiudicati, di insinuarsi nel settore turistico – ricettivo di questa provincia.

Oltre 50 militari della Guardia di Finanza, coordinati e diretti dalla Procura della Repubblica di Rimini con il supporto dei Reparti territoriali locali, stanno eseguendo un’ordinanza provvedimento del G.I.P. presso il Tribunale di Rimini con cui sono state disposte n. 6 misure cautelari personali (2 custodie in carcere in provincia di Caserta e Forlì-Cesena, 1 domiciliare e 3 obblighi di presentazione alla p.g. a Rimini) per i reati di trasferimento fraudolento di valori, estorsione, usura, abusiva attività finanziaria, furto aggravato, detenzione abusiva di armi. In corso anche 13 perquisizioni domiciliari e presso sedi di società. Con Rosario De Sisto, a finire in manette è stato un 50enne casertano. 

Nel contempo le Fiamme Gialle hanno eseguito un decreto con il quale lo stesso G.I.P. ha ordinato il sequestro preventivo, nelle province di Rimini e Bari, per un valore complessivo di 213 mila euro delle quote sociali e dei beni aziendali di una società e di una ditta individuale, fittiziamente intestate a prestanomi, operanti nella provincia di Rimini nel settore turistico ricettivo.

Le investigazioni svolte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Rimini hanno permesso di far emergere l’esistenza di un gruppo di persone stabilmente stanziato nella provincia riminese, composto da soggetti di origine campana, che dall’anno 2015 hanno gestito in forma occulta un hotel ed un bar sul lungomare di Rimini. Le indagini, hanno inoltre permesso di acquisire elementi in ordine a reati di usura ed abusiva attività finanziaria commessi nei confronti di imprenditori romagnoli con tassi dal 60% al 99%. Non meno significativa la circostanza che i correi, per abbassare i costi di esercizio di gestione di un locale pubblico sulla spiaggia, si sono resi responsabili del reato di furto attraverso il metodo del “magnete”.

Le indagini hanno reso possibile documentare le fasi evolutive del gruppo, che in breve tempo, è riuscito a: 

- infiltrarsi nell’economia legale della Romagna, controllando diverse attività economiche;

- commettere estorsioni evocando la loro appartenenza alla camorra;

- intestare a terzi ingenti patrimoni e attività commerciali.

In particolare, è emerso che gli indagati, nonostante un’apparente situazione reddituale insufficiente a soddisfare i fabbisogni primari, in realtà manifestavano un’elevata disponibilità economica, derivante – come chiarito dalle intercettazioni telefoniche e ambientali – dalla loro partecipazione occulta in numerose società operanti nel lucroso settore turistico ricettivo, intestate a prestanome, nonché dai reati di abusiva attività finanziaria, usura ed estorsione commessi. 

Ennesimo fallimento per la carriera criminale di "zio Pio" Rosario De Sisto

La carriera criminale di "zio Pio" Rosario De Sisto potrebbe essere riassunta con la frase “vorrei ma non riesco”. Le sue attività imprenditoriali, più volte, sono finite sotto la lente d’ingrandimento della magistratura e degli investigatori, che per anni lo hanno sottoposto a stretta osservazione. L’ultima volta è finito in manette nel corso dell’operazione ‘Idra’ condotta dall’Arma riminese. Un ampio concetto di “vorrei ma non riesco” nato a causa della vicinanza di De Sisto con il clan Nuvoletta. Una pericolosa amicizia che, alla fine, non ha portato nulla a zio Pio, se non un agguato avvenuto nel settembre scorso mentre stava rientrando nella sua abitazione. Tre spari e l’immediato intervento del 118 e dei carabinieri, avvisati dai vicini. Successivamente fu trasportato all’ospedale Bufalini, con una frattura a una gamba dovuta a una caduta per evitare di essere colpito.

Gli inquirenti motivarono l’aggressione descrivendolo come un avvertimento giunto da elementi del clan napoletano Contini che, resosi autonomi nelle riviera romagnola, cercavano di rovesciare i vecchi equilibri. Di qui alcuni violenti pestaggi di affiliati a bande rivali, in una spirale di vendette che stava per innescare spedizioni da Napoli per “sistemare le cose” a Rimini, con gruppi di fuoco pronti ad agire. Oggi, la non certamente brillante carriera criminale di "zio Pio" Rosario De Sisto subisce l’ennesimo e feroce smacco.

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