Mercoledì, 3 Marzo 2021

Ilaria Cucchi: "Al Viminale solo quando Salvini ci chiederà scusa"

Dopo la svolta storica, Ilaria racconta: "Stefano è morto perché era un 'ultimo', perché abbiamo una giustizia che ha due pesi e due misure, forte con i deboli e debole con i forti"

 "Il giorno in cui il ministro dell'Interno chiederà scusa a me, alla mia famiglia e a Stefano allora potrò pensare di andarci, prima di allora non credo proprio". Dopo la svolta storica nel processo Cucchi (Francesco Tedesco, uno dei carabinieri imputati per la morte del geometra 31enne, ha ammesso il pestaggio: “Un'azione combinata"), la sorella di Stefano, Ilaria Cucchi, è intervenuta in diretta ai microfoni di Rtl 102.5, questa mattina durante "Non Stop News" ed ha commentato l'invito del ministro Salvini, il quale aveva twittato: "La sorella e i parenti di Stefano Cucchi sono i benvenuti al Viminale. Eventuali reati o errori di pochissimi vanno puniti con la massima severità, ma ciò non può mettere in discussione professionalità e eroismo quotidiani di centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi in divisa".

Stefano Cucchi "è morto perché era un ultimo"

"Io dico sempre che Stefano è morto perché era un 'ultimo', perché abbiamo una giustizia che ha due pesi e due misure, forte con i deboli e debole con i forti, e di ultimi ce ne sono tanti e ,ahimè, nella nostra società sono destinati ad aumentare - ha spiegato Ilaria Cuicchi - Vero, Stefano non me lo riporterà indietro nessuno, se domani Stefano dovesse bussare alla mia porta e dirmi che c`è stato un errore e che è ancora vivo il mio dolore di questi nove anni non me lo toglie nessuno, la mia vita è cambiata per sempre. L'unica cosa che mi dà la forza di andare avanti è provare, tramite Stefano, a dar voce a tutti gli altri Stefano, tutti gli altri ultimi di cui non importa niente a nessuno, che muoiono e che subiscono soprusi quotidianamente nel disinteresse generale, di una società che è abituata a voltarsi dall'altra parte e che pensa sempre che le cose capitino sempre agli altri e mai a se stessi".

Ilaria Cucchi racconta che ascoltare il racconto del pestaggio è stato "terribile": "Avevo voglia di piangere. Ho letto quelle parole, nero su bianco, la brutalità, la cattiveria che è stata fatta a mio fratello che ha dovuto subire… quel corpo inerme, quella fragilità. Tante volte in questi anni si è parlato, strumentalizzandola, della magrezza di mio fratello, ecco, quei due corpi che si sono avventati sopra mio fratello che era arrestato, indifeso, che non poteva fare del male a nessuno, la brutalità, la cattiveria, il disinteresse, il pregiudizio nel quale poi Stefano nei giorni successivi, sei giorni ricordo - un lasso di tempo brevissimo - è stato lasciato morire. Tutto questo si fa fatica ad accettarlo, da sorella di Stefano e da cittadina, siamo in un momento terribile per la nostra società, per il nostro Paese, nel quale si sta facendo passare in qualche maniera il concetto che i diritti umani sono sacrificabili in nome di presunti interessi superiori. Credo che mio fratello sia un esempio di questo".

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"In sei giorni è entrato in contatto con 150 pubblici ufficiali"

"Una cosa che non tutti sanno è che mio fratello in quei sei giorni in cui moriva da solo come un cane in realtà non era da solo, perché poi li abbiamo contati durante il processo, lui è stato visto, è entrato in contatto con qualcosa come 140 o 150 pubblici ufficiali, non cittadini comuni, che hanno avuto in qualche modo, a vario titolo, a che fare con lui e che hanno visto man mano il degenerare di quelle condizioni fisiche che lo hanno portato alla morte. Mio fratello stava malissimo, lo sentiamo nell'audio dell'udienza di convalida dell'arresto che si lamenta perché non può parlare tanto bene. Nessuna di quelle persone è stata capace di guardare oltre il pregiudizio e di vedere oltre quel detenuto un essere umano che stava male e che stava morendo, perché se lo avessero fatto ora non esisterebbe nessun 'caso Cucchi'", conclude Ilaria.

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Alessandro Borghi: "La giustizia arriva per tutti"

"La giustizia è lenta ma ariva pe tutti" scrive Alessandro Borghi su Twitter, dopo la svolta nel caso Cucchi. Borghi è stato il protagonista di 'Sulla mia pelle', film diretto da Alessio Cremonini che ha inaugurato la sezione Orizzonti a Venezia 75. La pellicola è incentrata sugli ultimi sette giorni di vita di Stefano Cucchi, dalla sera dell’arresto alla morte avvenuta nel reparto di medicina protetta dell’ospedale Pertini di Roma.

Quella di Borghi è stata una delle interpretazioni più dolorose della sua carriera e l'attore ha perso diciotto chili persi per la parte: "La cosa che spaventa è che tutti quelli che sono venuti a contatto con questo avvenimento non hanno fatto nulla - aveva spiegato l'attore a Venezia -. Col passare del tempo si sta istituendo questa abitudine del giudizio immediato, ovvero 'sei drogato quindi mi fai schifo'. È ovvio che tutto questo può riaccadere e credo che si possa considerare omicidio di Stato nel momento in cui nessuno si è voluto prendere la responsabilità di dire che quel ragazzo nel giro di qualche giorno sarebbe morto. Pur sapendo quello che gli era successo".

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