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Venerdì, 2 Giugno 2023
Ue-Italia

Retrocessi, la rovina dell'Ue è l'Italia: "Mette in pericolo l'Europa"

L'Italia sotto osservazione: gli "squilibri macroeconomici eccessivi" mettono a rischio la stabilità dell'aria euro. Da Bruxelles: "Riforme insufficienti". Ora il Paese rischia il "corrective arm"

ROMA - C'è sempre una prima volta. Ci fu la prima volta di Berlusconi - per eccessivo indebitamento dei conti pubblici - ci fu la prima volta di Monti prima e Letta poi - rapporto deficit/pil oltre la soglia massima del 3% - ed è arrivata, puntualissima, la prima volta di Matteo Renzi. Con la poltrona di palazzo Chigi ancora linda e pinta, il premier da poco "eletto" deve già fare i conti con i sonori schiaffoni che arrivano da Bruxelles, dal palazzo della Commissione europea per l'esattezza. E la sua prima volta - quella del segretario Pd - è una di quelle che fanno particolarmente male perché l'Italia è appena diventato uno degli Stati - insieme soltanto a Croazia e Slovenia - con "squilibri macroeconomici eccessivi".

Tradotto significa che da Bruxelles sono convinti che le condizioni economiche italiane stiano mettendo a rischio la stabilità di tutta l'area euro. Il tutto per colpa della cronica perdita di competitività e per l'ossessiva crescita del debito pubblico che, sommati all'inadeguatezza degli interventi strutturali, formano un cocktail micidiale per il Belpaese, e per l'Unione Europea. 

Così, nel rapporto presentato ieri dalla Commissione europea, l'Italia si è vista piazzare nella categoria degli Stati maggiormente sotto i riflettori, dove mancano - ad esempio - Cipro, Portogallo e Spagna. La paura dell'Ue è tanta e, numeri alla mano, appare giustificata. Da Bruxelles calcolano che quest'anno l'indebitamento raggiungerà un picco del 133,7% del Pil, e che per mettere l'indebitamento sulla "traiettoria giusta" servono avanzi primari di bilancio di almeno il 5% del Pil ogni anno.

In particolare per ridurre il debito pubblico l'Italia ha bisogno di "surplus primari molto alti, e al di sopra dei livelli storici", e "di una crescita robusta del Pil per un periodo prolungato". L'Ue ha riconosciuto - quasi "minacciato" - che raggiungere questi obiettivi "sarà una sfida molto difficile" per l'Italia. Anche perché la manovra 2014 "appare insufficiente", nonostante "nel 2013 l'Italia abbia fatto progressi verso il raggiungimento dell'obiettivo di medio termine". 

Un obiettivo che, evidentemente, non basta. Così spetta ora al governo il compito di mettere in campo interventi strutturali in grado di rispettare i desiderata dell'Unione che ad aprile analizzerà il programma di riforme dell'esecutivo e lo giudicherà. Un pollice verso potrebbe significa l'avvio di una procedura di infrazione tramite l'attivazione del "corrective arm". E a quel punto servirebbe poi una maggioranza qualificata del Consiglio - la "reverse majority" - per bloccare la procedura. Anche questa sarebbe una prima volta. 

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