Martedì, 19 Ottobre 2021
Cronaca Palermo

Mafia, condannato a 9 anni di carcere il "re dell'eolico"

Il gup del Tribunale di Palermo ha condannato l'imprenditore Vito Nicastri e suo fratello Roberto a 9 anni di reclusione con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. I pm: "E' uno dei finanziatori di Matteo Messina Denaro"

L'imprenditore Vito Nicastri (nella foto poco più in basso), considerato il "re dell'eolico", è stato condannato, con il rito abbreviato, dal gup del Tribunale di Palermo, a nove anni di carcere con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Condannato a nove anni anche il fratello Roberto Nicastri.

Il pm Paolo Guido aveva chiesto per Nicastri la pena a 12 anni di carcere. L'imprenditore è socio d’affari dell'ex deputato Franco Paolo Arata, indagato nell'inchiesta che vede coinvolto anche l'ex sottosegretario Armando Siri. Il procedimento era stato istruito dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, che indaga Nicastri in un secondo procedimento in cui è coinvolto anche Arata, accusato di trasferimento fraudolento di beni con l’aggravante del metodo mafioso. 

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Mafia, condannato Vito Nicastri, i pm: "Ha finanziato Messina Denaro"

I pm ritengono che Nicastri sia uno dei finanziatori del boss latitante Matteo Messina Denaro. Secondo le indagini della Direzione investigativa antimafia "sono stati acquisiti elementi di prova circa l’esistenza di un reticolo di società, tutte operanti nel mercato delle energie rinnovabili, facenti capo solo formalmente alla famiglia Arata (oltre a Paolo, anche al figlio Francesco ed alla moglie Alessandra Rollino), ma di fatto partecipate occultamente da Vito Nicastri, vero regista delle strategie imprenditoriali, considerato dal medesimo Paolo Arata “la persona più brava dell’Eolico in Italia".

Nicastri accusato dal pentito Cimarosa

Era stato il pentito Lorenzo Cimarosa ad accusare negli scorsi anni Vito Nicastri, l'imprenditore originario di Alcamo condannato oggi a 9 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa. Cimarosa, scomparso di recente, aveva accusato il 're' dell'eolico di essere tra gli sponsor economici della latitanza dell'ultima primula rossa di Cosa nostra. E aveva raccontato ai magistrati di una borsa "piena di soldi" che Nicastri avrebbe fatto avere al capomafia latitante attraverso un altro uomo d'onore, Michele Gucciardi. ''Mi ha detto che praticamente erano i soldi dell'impianto di… di quello degli impianti eolici di Alcamo, e che c'erano stati problemi perché aveva tutte cose sequestrate e i soldi tutti insieme non glieli poteva dare, perciò glieli avrebbe dati in tante tranches'', diceva il pentito Cimarosa. A consegnare quei soldi a Messina Denaro sarebbe stato Francesco Guttadauro, parente del padrino di Castelvetrano.

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