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Giovedì, 20 Gennaio 2022
Cronaca Napoli

Manuela Arcuri, omaggio al boss Pupetta Maresca: pioggia di critiche per l'attrice

Non si può giustificare sempre tutto con l’inconsapevolezza, il post dell'attrice è una vergogna per tutte le vittime di camorra

Infinite le critiche piovute addosso a Manuela Arcuri. L'attrice ha condiviso sul proprio profilo Instagram un post in cui ha omaggiato Pupetta Maresca, la boss della camorra scomparsa all'età di 86 anni lo scorso 29 dicembre a Castellammare di Stabia (Napoli).

«Assunta Maresca, una donna coraggiosa, forte, senza paura, agiva di impeto… sbagliando più volte: 'Ho pagato con le mie lacrime le mie scelte!'. Così racconta la sua tormentata vita, che io nel 2013 ho interpretato in una delle mie fiction di maggior successo. Addio Pupetta RIP».

L'Arcuri ha indossato i panni della donna in una fiction Mediaset andata in onda su Canale 5 nel 2013.

Non si può giustificare sempre tutto con l’inconsapevolezza

Già al momento dell'ufficialità della produzione della fiction su Pupetta Maresca, ci furono enormi polemiche. Moltissimi personaggi impegnati nella lotta alla camorra scelsero di esporre pubblicamente le proprie critiche e perplessità. Tra questi, ovviamente, non potevano mancare Paolo Siani, fratello del giornalista Giancarlo ucciso per mano della camorra, e Lorenzo Clemente, marito di Silvia Ruotolo, morta a causa di un proiettile vagante. Anche don Tonino Palmese, che nel 2013 (anno della produzione della fiction) era vicario episcopale del cardinale Crescenzio Sepe, per la Carità e la Pastorale sociale, tuonò pubblicamente contro la serie:

“La colpa di tale operazione, beninteso, non è della signora Maresca ma dell’editore che preferisce il prurito del denaro e del successo commerciale alla responsabilità etica di chi gestisce i media”.

Il Questore e il Prefetto di Napoli hanno immediatamente vietato le esequie pubbliche, inizialmente previste per il 31 dicembre nella chiesa parrocchiale di Sant'Antonio di Padova. È stata autorizzata soltanto la benedizione della salma al cimitero. Una scelta ovviamente obbligata a causa degli innegabili e gravissimi trascorsi della donna.

Eppure, gli avvocati di Pupetta Maresca attaccano: "Non chiamatela boss, vendicò il marito ucciso"

Definire una "camorrista" oppure una "donna boss" Pupetta Maresca significa pronunciare affermazioni "in spregio alla realtà, cristallizzata da provvedimenti giudiziari oramai definitivi, che tutti dovrebbero lealmente rispettare".

Lo sottolineano, su incarico della famiglia Maresca, gli avvocati Gennaro e Carlo Pecoraro, dello studio legale Renato Pecoraro, già difensore di Assunta e Ciro Maresca negli storici processi che li hanno riguardati.

I legali, in una nota ufficiale inviata alle testate giornalistiche, hanno voluto "fortemente stigmatizzare il tono e il contenuto delle notizie apparse in questi giorni sulla stampa cartacea e telematica, nonché i relativi commenti apparsi su diversi social network, nei quali in modo del tutto ingiustificato e incivile si offende la memoria di una donna appena deceduta, aggravando il dolore dei suoi congiunti, al solo fine di confezionare - viene evidenziato dai legali - notizie più appetibili per il lettore, o peggio ancora (in relazione a taluni esponenti politici) per ergersi a tutori di una legalità che si difende a parole, ma che si calpesta nei fatti con esternazioni diffamatorie e fondate su assunti già smentiti in ogni sede processuale".

Gli avvocati Gennaro e Carlo Pecoraro ricordano che la sentenza, risalente a oltre sessanta anni fa, che condannò Pupetta Maresca quale unica responsabile dell'omicidio di Antonio Esposito, "confutò qualsiasi riconducibilità del fatto a contesti camorristici e - con la concessione dell'attenuante della provocazione - accertò anche che la causale del reato fosse unicamente da ricondursi al movente passionale e all'ira suscitata dall'uccisione di suo marito Pasquale Simonetti, avvenuta mentre ella era al sesto mese di gravidanza".

Oltraggiato il ricordo delle vittime di camorra 

Qualcuno spieghi a Manuela Arcuri che definire Pupetta Maresca “Una donna coraggiosa, forte, senza paura e che agiva d'impeto”, significa oltraggiare la memoria di tutte le vittime di camorra che, negli anni ’80, sono cadute sotto i colpi della guerra voluta dalla storica boss.  

Tutti coloro che scelgono di entrare nel Sistema e, ancora di più, tutti coloro che ne hanno scritto alcune delle pagine più importanti – come la stessa Pupetta Maresca – non possono assolutamente essere definiti personaggi “coraggiosi” o “impetuosi”.

La camorra è la più limpida forma di vigliaccheria che può caratterizzare l’animo umano. Le morti, le stragi, non sono mai il frutto di un gesto d’impeto. La speranza, ovviamente, è che – in questo episodio – l’unico gesto d’impeto sia proprio la pubblicazione del post da parte dell’attrice. Un "gesto d’impeto" che, fortunatamente, a differenza di quelli compiuti da Pupetta Maresca, può trovare facile soluzione premendo il tasto “cancella”.

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