Martedì, 22 Giugno 2021
Corsa contro il tempo

Maurizio Di Marzio: l'ex Br in Francia che aspetta la prescrizione

L'ex brigatista è l'unico dei 10 nomi trasmessi dalla Francia all'Italia ancora in fuga. Deve scontare 5 anni e 9 mesi, ma se non verrà preso entro la mezzanotte di oggi i suoi reati cadranno in prescrizione

Foto di repertorio Ansa

Alla mezzanotte di oggi scatta la prescrizione per l'ex brigatista Maurizio Di Marzio, che lo scorso 28 aprile non è stato trovato dalla polizia francese durante il blitz nella sua casa di Parigi, durante l'operazione che ha portato alla cattura di diversi ex membri delle Brigate Rosse. Della lista di nomi per cui Emmanuel Macron ha firmato l'estradizione è l'unico ancora a piede libero. Il 59enne di origini molisane ha trascorso gli ultimi giorni nascosto, in attesa di arrivare ad oggi, lunedì 10 maggio, la data della prescrizione.

Chi è Maurizio Di Marzio: ex Br ancora in fuga

Maurizio Di Marzio, 59 anni, nato in Molise, era stato condannato per banda armata, associazione sovversiva, sequestro di persona e rapina, con una reclusione da scontare di 5 anni e 9 mesi. Di Marzio, attivo a Roma, sposato e proprietario di un ristorante italiano a Parigi, nel quale era impiegato anche Giovanni Alimonti, uno dei nove ex brigatisti fermati a fine aprile, che al momento si trova agli arresti domiciliari in attesa dell'estradizione. Se entro la mezzanotte Di Marzio non verrà arrestato, i suoi reati cadranno in prescrizione. Una corsa contro il tempo della polizia francese. 

In una intervista rilasciata a Panorama qualche anno fa, Di Marzio si era detto ''cambiato'': "Ho già scontato sei anni di carcere. Non ho mai ucciso nessuno". Il ''curriculum'' dell'ex Br è esteso: secondo la polizia italiana il suo nome è legato al tentato sequestro del vicecapo della Digos della capitale Nicola Simone il giorno della Befana del 1982, il medesimo agguato a cui avrebbero partecipato altri tre arrestati Roberta Cappelli, Marina Petrella e Alimonti.

Per Di Marzio si tratterebbe del secondo arresto: nel 1994 era già stato fermato su richiesta dell'Italia, con la Corte d'Appello che espresse un parere favorevole all'estradizione che però, di fatto, non avvenne mai a causa di un decreto governativo mai firmato.

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