Venerdì, 6 Agosto 2021
Cronaca Roma

Roma, la vergogna di via Vannina: viaggio nell'inferno dei migranti sgomberati

Cacciati in 500 da un capannone abbandonato dormono dentro quello accanto, fatiscente, o in strada. Dal Campidoglio: "Offerte soluzioni che sono state rifiutate". Opposta la versione dei migranti: "Non abbiamo visto nessuno". Il reportage di Ginevra Nozzoli su RomaToday

Gli spazi fatiscenti occupati dai migranti in via Vannina a Roma

Nell'area sgomberata non si entra. Il cancello è chiuso e controllato giorno e notte da due vigilantes privati ingaggiati dalla proprietà. Dalle grate qualcosa si intravede: una distesa di tavole di legno e compensato, i resti delle baracche di fortuna che fino a qualche giorno fa hanno ospitato centinaia di immigrati. L'8 giugno i reparti celere hanno smantellato tutto, nelle stanze interne e nel cortile. Si sono introdotti con un blitz dentro il vecchio capannone industriale, privato, occupato ormai da anni da famiglie di origine africana (in larga maggioranza con permesso di soggiorno e i bambini regolarmente iscritti a scuola) oggi costrette in strada: 500 persone che hanno perso tutto. Siamo in via di Vannina, una stradina chiusa nota giusto ai residenti della zona, a un chilometro dal capolinea Rebibbia della metro B, parallela alla ben più conosciuta via Tiburtina. Dall'operazione degli agenti è trascorsa una settimana.   

"Il palazzone è vuoto, dentro non c'è niente da vedere". Maurizio ci blocca all'ingresso. E' uno degli impiegati del servizio di guardiania. I migranti che fine hanno fatto? "Molti si sono spostati dall'altra parte". Ci indica il fabbricato esattamente adiacente, civico 76, separato dal primo da una grata sormontata da filo spinato. Una montagna di sacchi neri pieni di rifiuti dà il benvenuto all'ingresso. Anche questo è occupato da anni e anche qui è arrivata la polizia, esattamente due giorni dopo: ha trasferito 130 persone in via Patini presso l'Ufficio immigrazione della Questura per l'identificazione. E denunciato tutti per occupazione abusiva. Ma la struttura è rimasta accessibile, nessuna vigilanza e nessun proprietario sul posto. Poche ore più tardi uomini, donne e bambini sono rientrati, insieme agli sfollati dello stabile "gemello" al civico 74. 

Cinquecento metri quadrati di stanzoni fatiscenti distribuiti su due piani. Difficile chiamarla casa. Le famiglie hanno ricavato stanzette improvvisate con pannelli in plastica e legno chiusi da teli e parei. I più "fortunati". Poi c'è chi è costretto dentro un bugigattolo con un materasso incastrato tra la parete, un'enorme botola arrugginita e un cartello: "centrale termica". In pochissimi parlano italiano. Bubacar ha 16 anni, del Ghana, a Roma da dicembre, e in via Vannina grazie al passa parola tra connazionali. E' con la madre, il padre, il fratello coetaneo. Sta lavando i vestiti con l'acqua che il proprietario dello stabile sgomberato ha gentilmente concesso.

"Ci hanno permesso di attaccarci all'allaccio con un tubo" racconta Asad, 27 anni, in Italia da 10, in via Vannina da pochi mesi.

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VIDEO | Viaggio nell'inferno di via Vannina, dove Roma ha smesso di essere Roma

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