Mercoledì, 28 Luglio 2021
Cronaca Italia

No Tav in marcia tra le polemiche: per i sindacati di polizia è "terrorismo di piazza"

Sono 25 i militanti del centro sociale Askatasuna denunciati dopo gli scontri che si sono verificati sabato sera in Val Susa. Lanciate, anche grazie ad alcune fionde, una cinquantina di bombe carta, razzi e pietre

I manifestanti 'No tav' fotografati nei pressi del cantiere di Venaus l'8dicembre 2005: il corteo contava 30mila persone giunte fino nei pressi dell'area dei cantieri della Torino Lione. FOTO STRINGER/ANSA/MNE

Puntuale come ogni 8 dicembre, il popolo No Tav torna in marcia per ricordare i disordini del 2005 al cantiere di Venaus e ribadire il suo no alla nuova ferrovia ad alta velocità Torino-Lione. Ad aprire la manifestazione cui partecipano circa tremila persone lo striscione 'c'eravamo, ci siamo e ci saremo. Ora e sempre No Tav' portato dai giovani della Val di Susa. Dietro di loro i gonfalone dei Comuni della Valle con i sindaci in fascia tricolore. E ancora esponenti politici del Movimento 5 Stelle e di Rifondazione Comunista, la Fiom, una delegazione di Fridays for Future della Valsusa, Legambiente Piemonte.

"Sono quasi trent'anni di lotta e oggi è una giornata importante a cui non rinunceremo mai. Dalla valle diciamo se ne devono andare, nessun tunnel verrà costruito, noi non arretreremo di un passo".

Intanto sono 25 i militanti del centro sociale Askatasuna denunciati dopo gli scontri che si sono verificati sabato sera nelle immediate vicinanze del cantiere della Tav.

Secondo la ricostruzione della polizia, un centinaio di militanti d'area, dopo essersi concentrati alle ore 19.00 presso il campo sportivo di Giaglione, hanno percorso in corteo il sentiero Gallo Romano, in violazione dell'ordinanza del Prefetto di Torino, fino a raggiungere la cancellata metallica preventivamente predisposta a circa 1 km dal cantiere di Chiomonte, ammassando numerosa legna dandovi poi fuoco.

Circa 40 persone a volto nascosto hanno lanciato anche grazie alcune fionde, una cinquantina di bombe carta, razzi e pietre all'indirizzo dei contingenti delle forze dell'ordine che hanno risposto con il lancio di lacrimogeni.

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"In Val di Susa donne e uomini in divisa rischiano la salute e persino la vita perché c’è chi non ha alcun rispetto per la legge, né per le decisioni che noi non abbiamo preso ma che noi dobbiamo far rispettare". Lo afferma Valter Mazzetti, Segretario Generale dell’Fsp Polizia di Stato, che rilancia la proposta di istituire nel codice penale il reato di "terrorismo di piazza".

"Nessuno osi chiamarli manifestanti. Se il cantiere debba andare avanti o no non lo stabilisce la Polizia di Stato. Ciascuno si assume le responsabilità di scelte che, una volta assunte, noi dobbiamo far rispettare. Quelli che hanno agito ieri e molte altre volte sono professionisti del disordine, che ormai con pratiche letteralmente organizzate e programmate giungono pronti a ferire, a incendiare, a devastare, a fare più male possibile. E mentre c’è ancora chi ipotizza che tutto sommato non è poi così grave aggredire un poliziotto per essere stati da questo provocati in quanto il povero sciocco fa il suo lavoro dovendo difendere persone e beni, mentre chi gli lancia contro una bomba in fondo è giustificato perché è convinto di aver ragione, noi ripetiamo che queste forme di aggressioni organizzate sono pratiche eversive per arroganza, per pervicacia, per aggressività, portate avanti nella convinzione di non incorrere in conseguenze significative per come possono allo stato essere perseguite"

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