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Sabato, 10 Dicembre 2022
Il caso / Roma

"La droga, il sangue poi il blackout": gli omicidi delle escort nel racconto del presunto killer

Il 51enne Giandavide De Pau, accusato di aver ucciso tre donne, è stato interrogato per sette ore. "Ho vagato due giorni senza mangiare e dormire"

Di via Durazzo non ricorda nulla. Di via Riboty solo le ragazze cinesi, il sangue e il tentativo di tamponare la ferita sul collo di una delle due vittime, poi il blackout. Quella di Giandavide De Pau - sospettato dell'omicidio delle tre donne uccise giovedì scorso nel quartiere Prati a Roma - sarebbe stata tutt'altro che una confessione piena. Ieri è stato bloccato e portato in questura interrogato per sette ore. Secondo quanto emerso, tanti i passaggi confusi, le lacune, le incongruenze. In mano ai magistrati e agli investigatori della squadra mobile però ci sono diverse prove disseminate dal sospettato nel corso delle 48 ore precedenti, quelle iniziate mercoledì sera, proseguite con i tre omicidi e conclusesi all'alba di sabato quando De Pau è stato prelevato da casa della madre nel quartiere di Ottavia. È stata la sorella a chiamare i carabinieri, che a loro volta hanno allertato la polizia.

Giandavide De Pau è il presunto killer di Marta Castano Torres, 65 anni, uccisa in via Durazzo e due cittadine cinesi non ancora identificate - accoltellate a morte con uno stiletto giovedì mattina nel quartiere Prati.  

L'amica cubana: l'inizio e la fine di 48 ore da incubo 

Il cerchio attorno a Giandavide De Pau si stava chiudendo già nella notte tra venerdì e sabato, quando la polizia ha interrogato un'amica cubana del 51enne. Con lei il presunto killer ha trascorso le ultime ore prima di andare da sua madre. Sempre con lei, ha rivelato nel corso dell'interrogatorio, ha consumato della cocaina la sera di mercoledì. Proprio da qui ha inizio questa storia, che a Prati - tra via Durazzo e via Riboty - si è trasformata in un racconto dell'orrore. 

"Non ricordo di essere stato in via Durazzo"

De Pau assume psicofarmaci. È in cura e quei farmaci gli vengono prescritti da uno specialista. Ha problemi di droga: assume cocaina e mercoledì sera, con un'amica cubana, esagera. Il mix lo porta a perdere il controllo. Nel corso dell'interrogatorio, oltre all'assunzione della droga, ha ammesso di aver preso appuntamento in via Riboty. Di via Durazzo invece non ricorda nulla.

Le immagini video però lo smentiscono: la sua sagoma, secondo quanto si apprende, sarebbe infatti stata cristallizzata in diversi frame nei pressi del palazzo dove è stata trovata morta la 65enne Marta Castano Torres. Una prova per chi indaga. Altre potrebbero arrivare dall'esame del Dna e dall'autopsia sulle tre vittime.

"Ricordo il sangue, poi il blackout"

Di via Riboty i ricordi sono dei flash, poi il blackout: "Ricordo di essere stato nella casa di via Riboty con delle ragazze cinesi e di avere tamponato la ferita alla gola di una di loro ma poi ho un blackout, non ricordo più nulla". Qui - nella seconda tappa del tour dell'orrore - oltre alle sue immagini nelle telecamere della zona, De Pau ha lasciato la prova decisiva, quella che ha messo la polizia sulle sue tracce. Nella fretta di fuggire, il cellulare gli è infatti caduto ed è rimasto all'interno dell'appartamento. Gli agenti della squadra mobile, una volta ritrovato, hanno verificato che la scheda era intestata alla sorella di De Pau che, contattata e allertata, ha riferito che il numero (e il telefono) era in uso a suo fratello. È la stessa donna a raccontare questo passaggio in un'intervista resa oggi a Camilla Mozzetti per Il Messaggero.

"Ho vagato per due giorni" 

Uscito dal palazzo al civico 28 di via Riboty, De Pau ha iniziato a girovagare. "Ho vagato per due giorni senza mangiare né dormire", ha detto. Addosso il giubbotto blu elettrico, sporco di sangue, lo stesso ripreso da più telecamere. Un vagare senza meta, fino a venerdì sera quando si è rivisto con la sua amica cubana. A lei ha chiesto il cellulare per contattare la sua famiglia. Dopo la chiamata, il tragitto da Termini, dal B&B che ospitava la sua amica, fino ad Ottavia. Arrivato a casa di sua madre alle 3 è crollato dal sonno su una poltrona. A svegliarlo la polizia che lo ha prelevato e portato in Questura. Poco prima sua sorella, allertata dalla polizia per il ritrovamento della sim a lei intestata, ha avvisato i carabinieri, convinta del coinvolgimento del fratello anche dalle tracce di sangue sul giubbotto.

"Ora la popolazione può stare tranquilla"

Già in quel momento, ancora prima delle interminabili sette ore di interrogatorio, il quadro lo inchiodava. Caso chiuso, come certificato dalla nota del questore Della Cioppa: "La situazione è sotto stretto controllo la collettività può tornare a essere più tranquilla perché altri fatti collegati a questi tragici avvenimenti non ci saranno", scriveva per placare i cronisti e le paure di Prati e di tutta Roma. Il quartiere degli omicidi, in particolare, è tornato a respirare. Un sospiro di sollievo, dopo due giorni da incubo in cui anche uscire di casa creava paure.

In serata il fermo e il trasferimento a Regina Coeli. Domani, lunedì 21 novembre, De Pau sarà sentito per l'interrogatorio di garanzia.

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