Venerdì, 6 Agosto 2021
Giustizia

Troppi videogiochi e scarso rendimento scolastico: ragazzino tolto alla madre

Per i giudici di Brescia la donna non è in grado di far fronte alla delicata situazione che sta vivendo il figlio 14enne. Proteste della CCDU Onlus: "Decisione incredibile, la sconfitta della ragione a opera della forza bruta"

Immagine d'archivio

Forte dipendenza dai videogiochi con conseguente "distacco dalla realtà circostante", ritmi sonno-veglia invertiti, inadempienza scolastica ed isolamento sociale. Sono queste le motivazioni con cui il Tribunale di Brescia ha disposto l’allontanamento dalla famiglia di un ragazzo di 14 anni e l’affidamento in comunità.

Un decreto contestato dalla madre e dal Comitato dei cittadini per i diritti umani di Brescia che parla di decisione "incredibile" nei confronti di un ragazzo "perché gioca troppo ai videogiochi e va male a scuola". 

Secondo la Onlus, la madre ha presentato appello al provvedimento, "ma i servizi sociali sembrerebbero intenzionati a eseguirlo comunque, senza nemmeno aspettare l’esito della Corte di Appello: avrebbero persino minacciato la mamma di venire a casa con i Carabinieri per portarlo in comunità in maniera coatta, come già autorizzato dal Tribunale". 

Va detto che nel decreto si fa riferimento anche ad altri problemi che potrebbero aver influenzato la decisione di allontanare il ragazzo da casa. Si parla in particolare (ma in modo piuttosto generico) di una precedente tossicodipendenza della madre, che viene invitata a sottoporsi a controlli periodici "per verificare l’astinenza nei mesi pregressi". 

Secondo Paolo Roat, responsabile della tutela dei minori per il CCDU, si tratta però di un problema emerso due anni dovuto al "consumo di droghe leggere" e comunque e "ampiamente superato". Gli assistenti sociali, nella loro relazione, hanno inoltre evidenziato nel ragazzo la presenza "di impulsività ed iperattività e disturbo oppositivo", nonché varie carenze scolastiche. Una situazione difficile a cui, secondo il Tribunale, la madre non è in grado di far fronte esposta com’è  a "continui movimenti emotivi" ed "indisponente nei confronti dell’intervento domiciliare".

"Voglio stare con la mamma": la lettera al giudice

Ma si tratta di motivazioni sufficienti ad allontanare un ragazzino da casa? "Tanto sfoggio di muscoli appare del tutto inappropriato - argomenta la Onlus - visto come il ragazzo abbia deciso di mettersi in riga piuttosto che essere deportato. La storia è costellata di episodi sconcertanti". E in effetti in una lettera-appello inviata al giudice, il ragazzino dice di voler "vivere serenamente a casa con mamma", di aver "cominciato ad andare bene a scuola" e "consegnato alla mamma la Play Station perché ho capito che stavo sbagliando e non voglio essere portato via dalla mamma". 

Il Tribunale non ascolta la supplica del ragazzo, in violazione alla Convenzione di New York sui Diritti del Fanciullo ratificata dal Parlamento italiano, sottolinea ancora la CCDU, "e non ascolta nemmeno la richiesta dei nonni, disponibili ad accogliere il nipote per aiutarlo a superare la sua temporanea difficoltà".

"Sconfitta della ragione a opera della forza bruta"

"Questo decreto mette in luce tutte le criticità dell’attuale sistema di Tutela Minorile", sostiene Sonia Manenti del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus.

"L’imposizione coatta sembra prevalere sul buon senso. Questa sostituzione dell’approccio umano e umanistico con la forza bruta, è figlia della cultura psichiatrica, che tratta gli individui come oggetti. Le valutazioni psichiatriche, di cui è pieno il dossier, non sono supportate da test di laboratorio o prove oggettive, e sono per loro natura soggettive e opinabili. Eppure, vengono riprese dai tribunali come oro colato, impedendo di trovare vere soluzioni e di aiutare questi ragazzi. L’approccio medicalizzante e disumanizzante verso i Gian Burrasca non va bene: le istituzioni dovrebbero aiutare le famiglie, anziché farle a pezzi".

La tesi del Tribunale

Di contro il Tribunale ritiene che la madre, "pur legata da sincero affetto nei confronti dei figli" denota "un’evidente fragilità e una sostanziale inadeguatezza al ruolo genitoriale" e in particolare, rispetto al figlio, "a gestire la sua dipendenza dai videogiochi e la sua inadempienza scolastica". 

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