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Lunedì, 17 Giugno 2024
La proposta

"No all'Imu su ruderi e case nei piccoli borghi"

Confedilizia: "Chiediamo al governo di avviare una graduale riduzione di questa distruttiva patrimoniale annuale sugli immobili, nemica del risparmio e della crescita"

Ultima chiamata per la prima rata Imu, l’imposta sugli immobili oramai in vigore da 12 anni. Entro il 16 giugno va versato l’acconto per l’anno 2023, per una cifra totale che si aggira sugli 11 miliardi di euro. Dalla sua istituzione, l’Imu ha superato la soglia impressionante di 270 miliardi di euro, chiosa Confedilizia calcolando che se fosse rimasta l’Ici, nello stesso periodo di tempo non si sarebbero superati i 110 miliardi. "Chiediamo al governo di avviare una graduale riduzione di questa distruttiva patrimoniale annuale sugli immobili, nemica del risparmio e della crescita", dichiara il presidente Giorgio Spaziani Testa proponendo una serie di esenzioni.

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Imu, proposte di nuove esenzioni

Sono circa 25 milioni gli italiani chiamati a versare l’Imu nel 2023: entro il 16 giugno l’acconto e poi entro il 18 dicembre il saldo, per un gettito annuale che si aggira sui 22 miliardi di euro. L’imposta sugli immobili, istituita nel 2012 con la manovra Monti, non dovuta per l’abitazione principale dovrà invece essere pagata per gli immobili inagibili e inabitabili, con base imponibile ridotta alla metà.

Si stima che tra il 2011 e il 2021, gli immobili ridotti alla condizione di ruderi (c.d. immobili collabenti) sono più che raddoppiati, passando da 278.121 a 594.094 (+113,61%). Case fatiscenti, appartenenti per il 90% a persone fisiche. La loro condizione, spiega Confedilizia, è dovuta al “semplice trascorrere del tempo o, addirittura, per effetto di atti concreti dei proprietari finalizzati ad evitare almeno il pagamento dell’Imu. Eliminare – simbolicamente – questa forma di tassazione particolarmente odiosa costerebbe poco più di 50 milioni di euro”.

Le proposte di esenzione dall’Imu non riguardano solo i ruderi ma anche le seconde case situate nei piccoli borghi, quelli con una popolazione inferiore a 3.000 abitanti, per contrastare anche il fenomeno dello spopolamento. L’onere sarebbe di 850 milioni di euro. C’è da ricordare poi che su questi immobili, spesso ereditati e difficili da vendere, inoltre grava il rischio di un obbligo di riqualificazione energetica per effetto della proposta di direttiva europea in tema di “case green” (primo scadenza prevista per il 2030).

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