L'Ue boccia reddito di cittadinanza e quota 100: "Impatto negativo su spesa e occupazione"

La Commissione europea ha messo in evidenza le criticità delle due misure fortemente volute da Movimento 5 Stelle e Lega: ''Con il reddito aumenteranno le persone che si registrano come disoccupati''

Il vicepremier Di Maio (FOTO ANSA

Dall'Europa arriva la prima bocciatura ufficiale per il reddito di cittadinanza e la quota 100, le due misure tanto volute da Movimento 5 Stelle e Lega. La Commissione europea si è espressa per la prima volta in via ufficiale sui due cavalli di battaglia di Di Maio e Salvini, con le previsioni economiche tutt'altro che positive: l'impatto su deficit, debito e occupazione è negativo. Secondo la Commissione Ue ''la spesa pubblica aumenterà in modo significativo a seguito dell'introduzione del reddito di cittadinanza e di diverse disposizioni in materia di pensioni, tra cui un nuovo regime di prepensionamento''.

Commissione Ue boccia reddito e quota 100

Secondo le stime della Commissione europea il deficit italiano salirà al salirà 2,5% alla fine di quest’anno e addirittura al 3,5% nel 2020, mentre il debito pubblico è previsto in aumento al 133,7% nel 2019 e al 135,2% nel 2020. Ma a preoccupare l'Ue non è soltanto il deterioramento dei conti, ma anche la situazione del mercato del lavoro, pesantemente deteriorata, anche a causa delle misure volute dal Governo Lega-M5s.

''Il nuovo sistema di reddito di cittadinanza – prosegue la Commissione - potrebbe indurre più persone a iscriversi ufficialmente come disoccupati e quindi essere conteggiate nella forza lavoro''.

Chi chiede l’assegno in sostanza concorre a far crescere la quota dei senza lavoro da conteggiare.

Se è vero, come rileva la Commissione europea, che in linea generale in tutta l’Unione europea permangono “importanti rischi al ribasso, molti dei quali sono legati a cattive politiche economiche”, questo è ancor più vero per il caso dell’Italia. Al Paese si chiede politiche fiscali “orientate verso la riduzione dell'alto debito” e misure strutturali “volte alla crescita sostenibile”.  Praticamente il contrario di quello che si vede in questo momento. 

Perché con il reddito di cittadinanza si potrebbe fermare l'occupazione

La crescita dell'occupazione in Italia "è previsto che si fermi nel 2019. Il tasso di disoccupazione è atteso salire intorno all'11% quest'anno, dato che il nuovo programma del reddito di cittadinanza probabilmente indurrà più persone a registrarsi ufficialmente come disoccupate e pertanto ad essere conteggiate nella forza lavoro". Lo scrive la Commissione Europea, nelle previsioni economiche di primavera.

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La causa principale dell'aumento previsto della disoccupazione, in ogni caso, è l'andamento dell'economia: "E' improbabile - scrive la Commissione - che il mercato del lavoro eviti l'impatto dell'andamento fiacco dell'attività economica, come indicano le basse aspettative delle imprese sull'occupazione". Quello che verrà probabilmente generato dal reddito di cittadinanza è in realtà un effetto statistico: per l'Istat i disoccupati sono le persone non occupate tra i 15 e i 74 anni che hanno effettuato almeno un'azione attiva di ricerca di lavoro nelle quattro settimane che precedono la settimana di riferimento e sono disponibili a lavorare (o ad avviare un'attivita` autonoma) entro le due settimane successive. Oppure, sono le persone che inizieranno un lavoro entro tre mesi dalla settimana di riferimento e sarebbero disponibili a lavorare (o ad avviare un'attività autonoma) entro le due settimane successive, se fosse possibile anticipare l'inizio del lavoro. Gli inattivi, invece, sono le persone che non fanno parte della forza lavoro, cioè quelle che non sono classificate come occupate o in cerca di occupazione. Il reddito di cittadinanza dovrebbe verosimilmente provocare un travaso dagli inattivi ai disoccupati, ingenerando un aumento del tasso di disoccupazione che in realtà sarebbe paradossalmente un segnale positivo, perché potrebbe preludere ad un aumento dell'occupazione. Sempre che i disoccupati trovino, col tempo, un lavoro.

La Commissione Ue taglia le stime di crescita dell'Italia

Dopo aver valutato negativamente l'impatto sull'economia italiana di reddito di cittadinanza e quota 100, la Commissione Ue ha anche 'tagliato' le stime di crescita dell'Italia per il 2019, che dallo 0,2% stimato nel febbraio scorso sono passate allo 0,1%. Nel documento 'European Economic Forecast Spring 2019' l'Italia si conferma la maglia nera dell'Eurozona e dell'intera Unione Europea, con un differenziale ampio sia rispetto all'area euro, che in media nel 2019 è attesa in crescita dell'1,2% (dall'1,9% del 2018), sia rispetto al penultimo Paese della moneta unica, la Germania, con la quale il Nord Italia ha stretti legami, che è attesa a +0,5%. Il Pil dell'Ue, sia a 27 che a 28, è stimato al +1,4% quest'anno.

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Resta irraggiungibile anche la Grecia, che dopo essere cresciuta dell'1,9% nel 2018 (contro lo 0,9% italiano), quest'anno è attesa al +2,2% (Atene è reduce però da un crollo del Pil maggiore di quello italiano e le due economie non sono paragonabili). Tra i grandi Paesi dell'area euro, l'Italia resta lontanissima dalla Spagna, che nel 2019 dovrebbe crescere del 2,1% e anche dalla Francia (+1,3%). Fuori dall'unione monetaria il Regno Unito, ancora alle prese con la Brexit e le relative incertezze, che pesano sugli investimenti, è atteso in crescita dell'1,3%, dopo l'1,4% del 2018.

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L'Italia, secondo le stime della Commissione, dovrebbe tornare a crescere dello 0,7% nel 2020, anno che avrà due giorni lavorativi in più, quando l'area euro è data al +1,5%, ossia più del doppio, come la stessa Germania. Per l'esecutivo Ue, nel nostro Paese "visti i segnali positivi che giungono dagli indicatori a breve termine, l'attività economica è destinata a riprendersi all'inizio del 2019, ma la fiducia dei consumatori e delle imprese, ancora debole, suggerisce che la crescita della produzione guadagnerà spinta solo più avanti nel corso dell'anno". Lo scenario previsionale è calcolato a politiche costanti: non tiene cioè conto degli "effetti dell'aumento delle imposte indirette previsto per il 2020".

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