Giovedì, 3 Dicembre 2020

Gianluca Vialli: “Gli esami non hanno evidenziato segni di malattia. Sono felice, ma lo dico sottovoce"

Il campione parla della sua malattia e della situazione mondiale alle prese con l'emergenza legata alla diffusione del coronavirus. Poi lancia un appello al calcio italiano: "Si dovrebbero dimenticare gli interessi di parte e gli egoismi"

Due anni fa la notizia che Gianluca Vialli aveva un cancro al pancreas sconvolse il mondo dello sport. Ora il campione racconta: “A dicembre ho concluso diciassette mesi di chemioterapia, un ciclo di otto mesi e un altro di nove. È stata dura, anche per uno tosto come me. Dura, dal punto di vista fisico e mentale. Gli esami non hanno evidenziato segni di malattia. Sono felice, anche se lo dico sottovoce”. 

In un’intervista a Repubblica, Vialli - che in questo momento vive a Londra - ha parlato della sua malattia ma anche della sua Lombardia ferita, piegata dal coronavirus. “Provo un senso di colpa per non essere lì, anche se le mie condizioni non lo avrebbero permesso. Penso alle persone portate in ospedale e morte sole, ai loro parenti costretti a casa, ai funerali non celebrati: è terribile. Una prova estrema, uno strazio. E resteranno enormi cicatrici affettive, morali ed economiche. La vita di ognuno cambierà e per tantissima gente è già cambiata, purtroppo”, dice. 

Vorrei che la famosa frase “quello che conta è la salute” diventasse davvero centrale. Vorrei che non accettassimo più nessun taglio alla sanità pubblica. Vorrei che non crollassero più i ponti, e che la sicurezza delle persone diventasse prioritaria. Vorrei che ci ribellassimo a queste città piene di smog che uccide: e qualcuno aveva addirittura preso in giro quella magnifica ragazzina, Greta

Parlando della malattia, Vialli dice: “Nel mio caso è un viaggio. Un percorso di introspezione, un’opportunità. La malattia è un’esperienza di cui avrei fatto volentieri a meno, però è successo e allora cerco di metterla a frutto”. 

Impossibile non parlare di sport. Cosa significa veramente, per milioni di perseone, dover rinunciare allo sport?, chiede il giornalista. Vialli risponde: “Lo capiremo quando tutto tornerà. E quando la bellezza dello sport e del calcio, le emozioni e i ricordi ci aiuteranno a tornare a vivere, vivere pienamente. Sarà un esercizio di piacere e bellezza: sarà stupendo. E dovremo dare più spazio alla solidarietà: non recinti più alti, ma tavoli più lunghi. Le società di calcio dovranno essere anche piattaforme di sviluppo sociale, un luogo condiviso dal quale ripartire”. 

L’ex di Samp, Juve e Chelsea lancia poi un appello al calcio italiano:

“Si dovrebbero dimenticare gli interessi di parte e gli egoismi, anche se capisco i presidenti alle prese con una crisi mai vista. Qualcuno per forza di cose ci rimetterà. Un errore da non commettere è la fretta. Si abbia fiducia nelle competenze di quelli che se ne intendono e ci dicono cosa fare: preghiamo che lo sappiano davvero. E si torni in campo solo quando i medici e gli esperti diranno che è possibile, anche se sono io il primo a desiderarlo. Ma nel frattempo occorre un atto di responsabilità generale, al di là dell’emergenza dell’intero sistema”

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