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Lunedì, 15 Aprile 2024
L'intervista / Afghanistan

"Donne in fuga dall’Afghanistan: i talebani le cercano casa per casa"

Giornalista e profuga afgana, è fuggita in Italia attraverso i corridoi umanitari. Ospite di una serata organizzata dal Rotary club Roma Capitale, a Today ha raccontato di un Paese che ha ancora molto bisogno di aiuto

"In Afghanistan è tutto chiuso: negozi, scuole, banche, gli ospedali sono senza medici. Voglio lavorare per tornare nel mio Paese e aiutare i più poveri. Con i talebani, l’Afghanistan non ha più speranze". A dirlo è Nagis, giornalista e profuga afgana, arrivata in Italia da cinque mesi. Quando i talebani sono tornati al potere, ha percorso i corridoi umanitari creati per le persone che collaboravano con lo Stato italiano dal paese asiatico. Lo scorso 8 marzo ha raccontato la sua esperienza in una serata organizzata dal Rotary Club Roma Capitale e dedicata alle donne. All’evento presentato dalla giornalista Rai Silvia Vaccarezza e in compagnia della cantante e scrittrice Elena Bonelli e della giornalista e presidente del “Premio Marisa Belisario” Lella Golfo, Nagis ha fatto un quadro del suo Paese.

"La situazione è cambiata improvvisamente. Quando vedo sui social network la condizione dell’Afghanistan, è talmente brutto che sono felice di essere in Italia, ma non voglio pensare più a me. Voglio pensare a loro". Nagis infatti, che è anche insegnante di matematica, ha detto di voler lavorare ad un progetto per poter tornare nel suo Paese in sicurezza e portare alla gente e ai più poveri ciò di cui hanno bisogno. "Vorrei essere come un angelo che dall’Italia arriva fino all’Afghanistan per portare tutti i beni più importanti a chi ne fa richiesta da lì". I suoi genitori sono in Italia "ma i genitori di mio marito sono in Afghanistan e quando ci chiamano ci dicono che non c’è più niente lì: manca il cibo, manca la sicurezza, l’istruzione e non c’è più nemmeno un sistema sanitario. E’ tutto bloccato".

Anche perché lei, accompagnata dal marito e dall’ammiraglio Giovanni Vitaliani (da sempre impegnato nelle forze di Protezione Civile nazionale), ha sottolineato la particolare gravità delle condizioni delle donne, tornate ad essere subordinate ad un sistema dominato dagli uomini vicini ai talebani. "Le donne non possono studiare e andare in ospedale perché non ci sono i dottori, i talebani effettuano controlli nelle case. La situazione è pessima, al punto che i giovani fuggono in Pakistan e Iran per sfuggire ai talebani che le cercano nelle case per portarle via. Ho paura per le nuove generazione, io penso che, per i giovani, non sarà buono crescere lì: senza soldi, senza scuole e senza università. Ad oggi non ci sono speranze per il futuro dell’Afghanistan".

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