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Domenica, 22 Maggio 2022
TURCHIA / Turchia

Turchia, il disarmo della guerriglia curda adesso è a un passo

Sono in corso trattative con Abdullah Ocalan, capo dei ribelli curdi del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk), con l'obiettivo di disarmare l'organizzazione.

I servizi segreti turchi hanno iniziato trattative con Abdullah Ocalan, capo dei ribelli curdi del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk), con l'obiettivo di disarmare l'organizzazione.

Le indiscrezioni del quotidiano Hurriyet sono state confermate da più fonti. Secondo il giornale responsabili dell'Agenzia nazionale di intelligence (Mit) hanno avuto un colloquio di quattro ore, lunedì 23 dicembre, con Ocalan, che sta scontando l'ergastolo nell'isola-prigione di Imrali.

Il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha confermato che c'è stato un primo contatto. "Non posso partecipare a questi incontri come un politico, ma lo Stato ha agenti che lo fanno", ha detto Erdogan alla televisione pubblica TRT. "Gli incontri continuano, per ora, vderemo se ci saranno dei risultati, altrimenti si interromperanno". Diversi funzionari dell'agenzia di intelligence hanno incontrato per quattro ore Ocalan. L'obiettivo di Istanbul è convincere il Pkk, che ha stoppato qualsiasi operazione nell'inverno, a iniziare il disarmo in primavera.

Ocalan avrebbe chiesto di essere messo in contatto con il Pkk e punterebbe a migliori condizioni di vita in carcere. Il leader curdo, imprigionato sull'isola di Imrali, nel Mar di Marmara, è stato per lunghi periodi in isolamento per diversi mesi e non ha potuto consultarsi per lunghi periodi con i suoi avvocati.

Nel 1984 iniziò il conflitto armato tra il Pkk e lo Stato turco, che ha causato la morte di 45.000 persone, la maggior parte dei militanti del Pkk e civili curdi. Il Pkk è stata costituito nel 1978 per raggiungere l'autonomia e il riconoscimento dei diritti sociali e politici per i curdi. Circa 15 milioni di curdi vivono in Turchia, il 20% della popolazione, per lo più nel sud-est. Oggi il Pkkè considerato un'organizzazione terroristica da Turchia, Unione europea e Stati Uniti.

Porre fine a questo conflitto sarebbe un grande successo politico per il primo ministro turco, che è stato criticato proprio per la sua incapacità di fermare i combattimenti. Il costo economico di 30 anni di conflitto è stimato tra 300.000 e 450.000 milioni di euro.

La figura di Ocalan è ancora venerata da gran parte dei militanti del suo partito e il governo ha chiarito che ritiene l'interlocutore legittimo. Ma dopo 13 anni di carcere e isolamento è difficile capire se le sue posizioni collimono con quelle della base del Pkk.

Il governo di Ankara aveva iniziato una serie di colloqui segreti con i rappresentanti del Pkk nel 2009 in Norvegia. Ma tutto finì improvvisamente nel luglio 2011, un mese dopo le elezioni in cui il partito di Erdogan si impose, e dopo uno scontro di confine che vide l'uccisione di 13 soldati turchi.

I mesi che seguirono furono il conflitto più sanguinoso da lungo tempo, con almeno 870 vittime dalla metà del 2011, secondo una stima della International Crisis Group (ICG). Nel frattempo grazie ad una legge anti-terrorismo approvata nel 2006,  qualsiasi persona che agisca in un modo che potrebbe essere considerato ispirato al Pkk può essere condannato come membro di un'organizzazione terroristica.

Più di 2.100 persone legate al Partito per la Pace e la Democrazia (BDP, in turco), il principale partito curdo legale, sono state arrestate a causa di questa legge. Circa 100 giornalisti e centinaia di studenti, per lo più curdi, sono stati arrestati con accuse simili.

Ne è seguito uno sciopero della fame di massa tra i detenuti curdi lo scorso ottobre: tra i 600 e 1.000 detenuti si sono uniti a questa protesta. Lo sciopero terminò alla fine di novembre, subito dopo un messaggio inviato da Ocalan attraverso il fratello, che era riuscito a fargli visita in carcere. Questo episodio dimostra la capacità pressochè intatta del leader curdo di influenzare "il suo popolo". Fonte: El Pais

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