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Lunedì, 27 Maggio 2024
Guerre

"L'esercito israeliano ha commesso crimini di guerra"

La denuncia di Amnesty International, che fa riferimento all'operazione "Margine di Protezione", cominciata l'8 luglio 2014. Dito puntato contro l'azione militare, per violazione dei diritti dell'uomo

Un nuovo rapporto di Amnesty International punta il dito contro l'esercito israeliano e gli attacchi compiuti dall'otto luglio fino al 26 agosto 2014. I militari avrebbero compiuto "attacchi deliberati e diretti equivalenti a crimini di guerra". In particolare si parla di edifici civili di Gaza, attaccati soprattutto negli ultimi giorni dell'operazione. Azioni che per l'ong hanno violato il diritto internazionale umanitario per questo dovrebbero essere oggetto di indagini indipendenti e imparziali. Spiega meglio la posizione di Amnesty il suo direttore Medio oriente e Africa del nord, Philip Luther:​

Tutte le prove in nostro possesso mostrano che questa distruzione su vasta scala è stata portata a termine in modo deliberato e senza giustificazioni militari. Sia la realtà sul campo che le dichiarazioni fatte all'epoca dai portavoce dell'esercito israeliano indicano che gli attacchi sono stati punizioni collettive contro la popolazione di Gaza, con l'obiettivo di distruggere i già scarsi mezzi di sostentamento

L'esercito israeliano ha sempre avvisato i residenti con il metodo del "roof knocking": dopo il primo missile senza carica esplosiva o debole, si avevano 30 secondi per scappare ed evitare di morire perché subito dopo sarebbe arrivato un altro razzo, questa volta con carica esplosiva. Così decine di abitazioni sono state rase al suolo e centiania di persone hanno perso casa, negozi e in generale i loro averi. Amnesty analizza quattro casi che in tutti la popolazione, in preda al panico, evacuava gli edifici, senza poter portare in salvo oltre ai propri averi, i documenti e a volte parte dei propri familiari. 

Morte e distruzione nella Striscia di Gaza


IL CENTRO COMMERCIALE - C'è un esempio chiaro nel report: il centro commerciale di Rafah, ridotto a uno scheletro di cemento. I suoi negozi fornivano mezzi di sostentamento a centinaia di famiglie di sfollati. Su questo caso, le autorità militari israeliane non hanno fornito alcuna informazione sui motivi per cui lo abbiano raso al suolo, spiega Amnesty, e in ogni caso non sarebbero state giustificate, spiega Luther: 
 

Anche se le autorità israeliane avessero avuto buoni motivi per ritenere che una parte di un edificio fosse usata per scopi militari, avrebbero comunque avuto l'obbligo di scegliere forme e metodi di attacco tali da minimizzare i danni ai civili e alle loro proprietà. In precedenza, l'esercito israeliano aveva compiuto attacchi aerei contro determinati appartamenti in edifici multipiano senza distruggere completamente questi ultimi


Non è in realtà la prima volta che l'operazione "Margine protettivo" finisce sotto la lente dell'ong: già a novembre 2014 un altro documento di analisi aveva condannato le violenze commesse da Israele e Hamas nei giorni di guerra. Il nuovo rapporto analizza invece soltanto la condotta dell'esercito di Israele. L'obiettivo dell'ong è quello di ottenere una commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite, in modo da poter svolgere attività senza ostacoli e per fare in modo che Israele annulli il divieto d'ingresso a Gaza per le organizzazioni e le realtà che si occupano di diritti umani. 

Offensiva su Gaza © Infophoto


MARGINE DI PROTEZIONE - L'operazione militare ai danni di Gaza a cui si fa riferimento è cominciata l'otto agosto 2014, con l'obiettivo di arrestare i lanci di razzi da parte di Hamas e distruggere i tunnel utilizzati dai combattenti palestinesi per raggiungere i territori israeliani nella Striscia di Gaza. Tutto era cominciato il 12 giugno, quando tre ragazzi israeliani Eyal Yifrah, Gilad Shaar e Naftali Fraenkel, che facevano l'autostop nei pressi di Hebron, vennero rapiti e ritrovati morti il successivo 30 giugno. Il governo israeliano presieduto da Benjamin Netanyahu accusò subito i militanti di Hamas di aver eseguito il rapimento e l'uccisione. Il 21 agosto arrivò la prima rivendicazione formale dell'uccisione dei tre ragazzi da parte di un leader di Hamas, Salah Arouri. Così fallita la mediazione, l'otto luglio cominciarono i bombardamenti che andarono avanti fino al 26 agosto 2014. 

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