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Lunedì, 4 Dicembre 2023
La nuova maggioranza / Israele

Ultrà della destra religiosa al potere: Israele avrà il governo più estremista di sempre

Nella nuova maggioranza ci sono politici che si definiscono "orgogliosamente omofobi", che chiedono di imporre la legge ebraica, di permettere ai soldati di sparare ai palestinesi e di annettere la Cisgiordania

Con uno spettacolare ritorno al centro della politica nazionale, Benjamin Netanyahu ha vinto le elezioni in Israele e dopo soli 16 mesi dalla sua caduta è pronto a tornare al potere. Ma i veri vincitori di questa tornata elettorale sono gli estremisti della destra religiosa che, di fatto, rappresenteranno la fetta più grande della maggioranza. La coalizione ha eletto in tutti 64 parlamentari, una maggioranza piuttosto esigua rispetti ai 120 seggi della Knesset, ma comunque decisiva. Il Likud con 31 deputati eletti è il principale partito della coalizione ma i suoi alleati del Partito del Sionismo Religioso (14), Shas (11) ed Ebraismo della Torah Unito (7), tutti partiti religiosi ed estremisti, ne avranno insieme 33. E sono decisi a far sentire il loro peso.

Con lo slittamento sempre più a destra del Paese, il vero vincitore sembra essere stato il nuovo astro nascente della politica israeliana, l'estremista Itamar Ben-Gvir, leader di Otzma Yehudit (Forza ebraica), che ha corso in una alleanza elettorale con i Sionisti Religiosi di Bezalel Smotrich. Nonostante formalmente quest'ultimo fosse il leader del cartello, di fatto è stato Ben-Gvir il personaggio trainante che ha conquistato gli elettori. Entrambi sono conosciuti per le loro posizioni estremiste e radicali. Smotrich, si è definito un politico "orgogliosamente omofobo", ha detto che i costruttori immobiliari ebrei non dovrebbero vendere case agli arabi e ha sostenuto la segregazione dei reparti di maternità per le donne arabe ed ebree. Il 46enne Ben-Gvir ha avuto in passato posizioni anche più estreme di questa, ma da qualche hanno sta provando a ripulire la sua immagine pubblica e a presentarsi come più moderato, se moderato si può definire un politico con le sue idee.

Nel 1995 fu stato filmato mentre teneva in mano un emblema strappato dall'auto di Yitzhak Rabin, il primo ministro israeliano che aveva firmato gli accordi di pace di Oslo con il presidente palestinese Yasser Arafat. "Così come siamo arrivati a questo emblema, arriveremo a Rabin", disse all'epoca. Rabin fu poi assassinato e anche se Ben-Gvir non ebbe alcun legame con il suo omicidio di certo il suo gesto non contribuì ad abbassare la tensione nel Paese.

Il leader di Otzma Yehudit è un ex seguace del gruppo terroristico ora vietato Kach e un ammiratore del suo fondatore, il rabbino Meir Kahane, un estremista israelo-americano assassinato nel 1990 che voleva privare gli arabi israeliani della cittadinanza, segregare lo spazio pubblico israeliano e vietare il matrimonio tra ebrei e non ebrei. Ben-Gvir ha spesso partecipato a eventi commemorativi per Kahane e ha diverse condanne per incitamento al razzismo e sostegno a un gruppo terroristico. Fino a poco tempo fa nel suo studio era esposto il ritratto di Baruch Goldstein, che nel 1994 uccise 29 palestinesi in una moschea della Cisgiordania.

Ai suoi raduni cantava con i suoi sostenitori "morte agli arabi", ma adesso chiede ai suoi supporter di limitarsi a urlare "morte ai terroristi", ma terrorista per gran parte degli estremisti di destra di fatto è un sinonimo di arabo. Ben-Givr è famoso per le sue prese di posizioni e uscite pubbliche incendiarie. Nel maggio 2021, le sue visite a un'area palestinese di Gerusalemme Est, Sheikh Jarrah, in cui molti arabi stavano venendo espulsi dalle proprie case, hanno esacerbato i disordini nel quartiere che sono poi sfociati una guerra di 11 giorni tra Israele e i militanti di Gaza. Questo mese, è tornato nel quartiere e ha incoraggiato la polizia ad aprire il fuoco contro i palestinesi che lanciavano pietre. "Amici, ci stanno tirando dei sassi, sparategli", ha detto cacciando anche una pistola. Con la sicurezza al primo posto per molti, l'approccio duro nei confronti della violenza araba di Ben Gvir lo ha reso popolare tra gli elettori di destra.

La sua visione territorialmente massimalista chiede anche che Israele affermi il suo controllo sulla Spanata delle moschee, uno dei luoghi più sacri dell'Islam e dove l'attuale status quo blocca la preghiera dei non musulmani, e in Cisgiordania, che Ben Gvir e i suoi alleati vorrebbero assorbire in Israele, senza estendere pari diritti o cittadinanza ai milioni di palestinesi che vi abitano. Il politico ha già detto che chiederà di avere il dicastero della Pubblica Sicurezza, quello che supervisiona la polizia, nonostante da ragazzo gli sia stato impedito di compiere il servizio militare nell'Idf (Israel Defence Forces) a causa delle sue posizioni troppo estremiste.

Nel Paese si comincia a parlare anche di rischio teocrazia. Il leader di Sionismo Religioso, Bezalel Smotrich, ha in passato chiaramente detto che vuole che Israele Israele diventi uno "Stato halachico", cioè governato dalla halacha o legge ebraica. Al Likud, il partito laico della coalizione, starà il compito di frenare questa tendenza, anche se Netanyahu sembra disposto a concedere ai suoi alleati di indebolire i principali bastioni della laicità di Israele: i suoi giudici. Una delle forze chiave per mitigare la coercizione religiosa è stata storicamente il sistema giudiziario, che ha annullato diverse legislazioni estremiste e permesso interpretazioni più liberali delle leggi esistenti.

Ma ora tutti i partiti della maggioranza parlano della necessità di ridurre significativamente i poteri giudiziari e di impedire l'intervento della magistratura, cosa che al laico Netanyahu interessa essendo sotto processo in tre casi di corruzione . "Una delle cose che hanno tenuto sotto controllo le questioni di religione e Stato, per quanto complicate, è stato il potere dei tribunali. Ma ora si teme che questo possa essere ridotto e ciò è motivo di preoccupazione", ha dichiarato il rabbino Seth Farber, capo del gruppo per i diritti religiosi ortodossi Itim, al Times of Israel. Il Likud e le sue figure di spicco hanno sostenuto una serie di riforme simili negli ultimi anni, tra cui il passaggio delle nomine alla Corte Suprema sotto il controllo del governo con l'approvazione della Knesset e la possibilità di ripristinare le leggi invalidate come incostituzionali con una maggioranza di 61 deputati.

Si teme poi un arretramento dei diritti Lgbt+ soprattutto perché il partito Noam, esplicitamente omofobo e che fa parte della lista dei Sionisti Religiosi, pure potrebbe entrare al governo. È molto probabile ed esempio che il nuovo esecutivo revochi la decisione dell'attuale ministro della Sanità di vietare la terapia di conversione degli omosessuali o la sua decisione di permettere ai gay di donare il sangue.

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